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«E perché no?» ribatté Johanson. «Ha
«Ci distraggano?» gli fece eco Peak.
«Sì. Il nemico ha aperto molti fronti contemporaneamente. Alcuni per noi sono veri incubi, altri sono per lo più fastidiosi, ma ci tengono impegnati comunque. La maggior parte delle punture che c'infliggono sono molto dolorose. Ma la vera perfidia è che sta
«E l'obiettivo sarebbe…» fece Vanderbilt in tono a
«L'a
«Come?»
«Non è evidente? Ha
«Adesso basta!»
«… prima che noi a
L'uomo della CIA balzò in piedi e puntò un dito tremante contro Johanson. «Questa è la più grande idiozia che abbia mai sentito! Perché crede di essere qui? Ha visto troppi film? Vorrebbe farci credere che laggiù ci sono questi… E.T. usciti da The Abyss, che dal fondo del mare ci minacciano, levando il dito perché siamo stati maleducati?»
«The Abyss?» Johanson rifletté. «Ah, giusto. No, non intendo esseri di quel tipo. Quelli erano extraterrestri.»
«Comunque è una stupidaggine.»
«No. In The Abyss quegli esseri erano giunti nei nostri mari dallo spazio. Il film li descriveva come migliori di noi, venuti a portare un messaggio morale. Ma soprattutto quegli alieni non avevano intenzione di scacciarci dal vertice dell'evoluzione terrestre, come farebbe una specie intelligente sviluppatasi su questo pianeta in modo parallelo a noi.»
«Dottor Johanson!» Vanderbilt tirò fuori il suo fazzoletto e si asciugò il sudore sulla fronte e sul labbro superiore. «Lei non è una persona dai mille segreti come noi. Non ha la nostra esperienza. Le fa onore averci offerto un quarto d'ora d'intrattenimento di alto livello, ma, se vuole scoprire chi c'è dietro questi disastri, anzitutto deve capire chi se ne avvantaggia! Questo la porterebbe sulla strada giusta! Non il suo razzolare nel…»
«Nessuno se ne avvantaggia», disse qualcuno.
Vanderbilt si girò a fatica.
«Si sbaglia, Vanderbilt.» Bohrma
«Lo so», sbottò Vanderbilt. «Tsunami e metano. Avremo qualche problemuccio col clima…»
«No.» Bohrma
«Come diavolo fa a sapere quello che è successo cinquantacinque milioni di a
«L'abbiamo ricostruito coi calcoli e, nello stesso modo, abbiamo previsto quello che succederà. Sulle coste si scatenera
Di colpo calò un silenzio di piombo.
«E lei non potrà farci nulla, Jack», disse lentamente Johanson, fissando Vanderbilt. «Perché non saprà cosa fare. E non avrà il tempo di pensarci, impegnato com'è con balene, squali, molluschi, meduse, granchi, alghe killer e invisibili divoratori di cavi che eliminano anche i nostri sommozzatori, i batiscafi e qualsiasi cosa possa andare a vedere che succede sott'acqua.»
«Quanto ci vorrà perché l'atmosfera sia surriscaldata al punto di diventare una seria minaccia per l'umanità?» chiese Judith Li.
Bohrma
«Rassicurante», ringhiò Vanderbilt.
«No, non è così», disse Johanson. «Se quegli esseri ha
Bohrma
«È già ferma», interve
«Un momento», gridò Peak. «Il metano surriscalderebbe la Terra, e questo lo sappiamo. L'atmosfera potrebbe collassare. Ma che cosa c'entra con un'Era Glaciale provocata dal blocco della Corrente del Golfo? Com'è possibile, per l'amor del cielo? Siamo di fronte a una sorta di compensazione del terrore?»
Karen Weaver lo guardò. «Direi un potenziamento.»
All'inizio, sembrava che Vanderbilt fosse l'unico a rifiutare la teoria di Johanson; nel corso delle ore successive, tuttavia, il quadro cambiò. Il gruppo si spaccò in due e gli animi degli schieramenti contrapposti si esacerbarono. Ve
Fu sorprendente.
Quelle spie di professione, quei consiglieri per la sicurezza superconservatori e quegli esperti di terrorismo si schierarono quasi tutti dalla parte di Johanson. Uno di loro disse: «Sono abituato a ragionare senza pregiudizi. Se gli argomenti mi convincono, ci credo. Se gli argomenti contrari sono deformati con espedienti retorici soltanto perché così possono rientrare nella griglia delle nostre esperienze, allora non ci credo».
Il primo a disertare dalla piccola truppa di Vanderbilt fu Peak. Lo seguirono Frost, Shankar e Roche.
Vanderbilt, sfinito, propose una tregua.
All'esterno della sala riunioni era stato allestito un buffet con succhi di frutta, caffè e dolci. Karen si avvicinò ad Anawak. «Lei non ha espresso perplessità sulla teoria di Johanson», affermò. «Come mai?»
Lui la guardò e sorrise. «Caffè?»
«Grazie. Col latte.»
Versò due tazze e gliene passò una. Karen era poco più bassa di lui. Improvvisamente si rese conto che le piaceva, benché non avessero parlato molto. Le era piaciuta fin dal primo momento, quando i loro sguardi si erano incrociati davanti allo Château. «Sì», disse. «La teoria è ben ponderata.»
«Solo per questo? O è perché in fondo crede all'intelligenza degli animali?»
«Non ci credo. In generale credo all'intelligenza, ma sono anche convinto che gli animali sono animali e gli uomini sono uomini. Se potessimo dimostrare che i delfini sono intelligenti come noi, con tutte le conseguenze del caso, non sarebbero più animali.»
«E crede che sia così?»
Anawak scosse la testa. «Finché continueremo a giudicare le cose dal punto di vista umano, non lo scopriremo. Lei ritiene che gli uomini siano intelligenti, Miss Weaver?»
Karen sorrise. «Un singolo uomo è intelligente. Gli uomini in gruppo diventano un'orda anomala.»
Bella risposta, pensò Anawak. «Vede?» disse. «Lo stesso potremmo…»
«Dottor Anawak?» Un uomo gli si avvicinò a passo veloce. Era del personale addetto alla sicurezza. «È lei il dottor Anawak?»
«Sì.»
«La cercano al telefono.»
Anawak aggrottò la fronte. Allo Château, nessuno era raggiungibile direttamente per telefono. Ma c'era a disposizione un numero cui i parenti potevano lasciare notizie o chiamare in casi urgenti.
Shoemaker aveva il numero. Chi altri?
«Nella hall», spiegò l'uomo. «O preferisce che la telefonata sia trasferita nella sua camera?»
«No, va bene nella hall. Arrivo.»
«A presto», gli gridò Karen, mentre lui si allontanava.
Anawak seguì l'addetto alla sicurezza fino alle cabine telefoniche.
«La prima», disse l'uomo. «Faccio trasferire la telefonata. Quando suona, non deve fare altro che sollevare la cornetta e sarà collegato con Tofino.»
Con Tofino? Allora è Shoemaker.
Anawak attese. Il telefono squillò e lui alzò il ricevitore.
«Ah, Leon», disse la voce di Shoemaker. «Mi dispiace davvero disturbarti. Lo so che sei impegnato in cose importanti, ma…»
«Non fa niente, Tom. Ieri è stata una bella serata.»
«Oh, sì. E… anche questo è importante… ehm…»
Sembrava che Shoemaker non riuscisse a trovare le parole. Poi sospirò. «Leon, ti devo dire una cosa terribile. Abbiamo ricevuto una telefonata da Cape Dorset.»