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«Cavi sottomarini», spiegò Vanderbilt. «Autostrade di dati, attraverso le quali telefoniamo e chattiamo. Senza le fibre ottiche, Internet non esiste. A quanto pare, lo smottamento al largo della Norvegia ha distrutto parte dei collegamenti in fibra ottica tra Europa e America. Almeno cinque dei più importanti cavi transatlantici non trasmettono più dati. In ogni caso, l'altro ieri ha tirato le cuoia anche un cavo col bel nome di FLAG Atlantic-1. Collega New York con St. Brieuc, in Bretagna, ed è pur sempre in grado di trasmettere 1,28 terabit al secondo. Scusate, era in grado! FLAG Atlantic-1 ha rassegnato le dimissioni, e indubbiamente non come conseguenza dello smottamento. Come pure il TPC-5 tra San Luis Obispo e le Hawaii. Notate qualcosa? C'è qualcuno che fa colazione coi cavi sottomarini. I nostri ponti crollano. C'è corrente nelle prese? Altroché. Il mondo è piccolo? Altroché! Chiamiamo la zia Polly a Calcutta e le facciamo gli auguri per il complea

Anawak trovò un certo conforto nelle parole di Vanderbilt. Dopo aver temporaneamente perso la fiducia nel mondo, adesso gli sembrava che il mondo marciasse verso di lui, reggendo un cartello su cui, a lettere cubitali, c'era scritto: LEON, NOI TI CREDIAMO.

«Il dottor Anawak ha descritto un organismo luminoso», riprese Vanderbilt. «Non siamo riusciti a trovare un organismo di quel genere nelle escrescenze della Barrier Queen, ma il nostro eroe è coraggioso ed è riuscito a fare un buon bottino di cui è stato possibile esaminare un frammento. La sostanza è identica a una gelatina amorfa che il dottor Fenwick e la dottoressa Oliviera ha

John Ford e Sue Oliviera sollevarono contemporaneamente la testa. Poi Sue, con la sua voce profonda, disse: «La sostanza nel cervello delle balene e quella sotto la nave sono identiche, fin qui è giusto. Ma il materiale del cervello è nettamente più leggero. Le cellule sembrano meno coese».

«Ho già sentito che le opinioni sulla gelatina divergono», la interruppe Vanderbilt. «Signori, questo è un problema vostro. Da parte mia, posso dire che abbiamo isolato la Barrier Queen in un bacino per non far scappare altri eventuali clandestini. Da allora, nelle acque del bacino abbiamo osservato più volte una luce blu. Non rimane visibile a lungo. L'ha notata anche il dottor Anawak, quando ha deciso di trascorrere le sue vacanze subacquee nella nostra zona vietata. Le analisi dell'acqua mostrano la presenza del solito brulichio di microrganismi che si trova in ogni goccia di acqua marina. Allora, da dove arriva la luce? Data la mancanza di conoscenze scientìfiche, noi la chiamiamo 'la nuvola blu'. Il nome lo dobbiamo al dottor Ford, che glielo ha dato dopo aver osservato le riprese fatte da uno strumento di nome URA.»

Vanderbilt mostrò il filmato del branco di Lucy.

«Sembra che questi lampi non feriscano né tantomeno spaventino le balene. Evidentemente la nuvola influenza il loro comportamento. Nel suo centro potrebbe nascondersi qualcosa che stimola la sostanza nella testa delle balene e forse addirittura la inietta. Ora facciamo un passo avanti e supponiamo che questi tentacoli non solo iniettino la gelatina, ma siano la gelatina! Dovremmo concordare che qui vediamo su grande scala quello che il dottor Anawak ha visto in scala ridotta sullo scafo della Barrier Queen. Saremmo sulle tracce di un organismo sconosciuto, che guida i crostacei, fa impazzire le balene e porta la sua piaga tra i molluschi che affondano le navi. Osservate, signori, quanti passi in avanti abbiamo fatto! Ora tocca a voi scoprire che cos'è. Perché la questione è tutta lì: che relazione c'è tra la gelatina e la nuvola? E adesso vediamo chi, rintanato in un laboratorio da qualche parte, ha messo insieme tutta questa porcheria…»

Vanderbilt mostrò di nuovo il filmato e stavolta, nel bordo inferiore dello schermo, comparve un analizzatore di spettro. Si vedevano forti oscillazioni di frequenza.

«L'URA è un ragazzo dotato di talento. Poco prima che si manifestasse la nuvola, i suoi idrofoni ha

Anawak drizzò le orecchie. Conosceva il SOSUS. Ci aveva lavorato molte volte. La NOAA — la National Oceanic and Atmospheric Administration — gestiva una serie di progetti che riguardavano la registrazione e l'analisi dei fenomeni acustici subacquei. Tutti insieme rientravano nel termine generico di Acoustic Monitoring Project. Lo strumento che la NOAA utilizzava per captare i suoni sottomarini era un relitto della Guerra Fredda. SOSUS era l'acronimo di Sound Surveillance System, una rete d'idrofoni molto sensibili che la Marina americana aveva installato nel corso degli a

In tal modo, gli scienziati avevano compreso che la vastità degli oceani era tutt'altro che silenziosa. Specialmente nello spettro delle frequenze al di sotto dei 16 hertz c'era un rumore infernale. Per essere udibili all'orecchio umano, i suoni dovevano essere riprodotti a una velocità sedici volte maggiore. Improvvisamente la vita marina sembrava rumorosissima: il canto delle megattere ricordava il cinguettio degli uccelli, mentre le balenottere azzurre mandavano messaggi ai loro simili, a centinaia di chilometri di distanza, con un rimbombante staccato. Tre quarti delle riprese erano dominate da un rimbombo ritmico, ca

Nel frattempo la NOAA e il SOSUS si erano integrati in un unico sistema. Ogni a

«Anche solo coi rumori, oggi siamo in grado d'identificare diversi soggetti che si muovono in mare», spiegò Vanderbilt. «È una piccola nave? Viaggia veloce? Che genere di trazione usa? Da dove arriva, quanto è lontana? Gli idrofoni ci rivelano tutto. Dovreste sapere che l'acqua conduce bene le onde sonore e che sott'acqua esse si propagano a una velocità compresa tra i cinquemila e cinquemilacinquecento chilometri all'ora. Se una balenottera azzurra emette un suono al largo delle Hawaii, meno di un'ora dopo esso rimbomba in una cuffia californiana. Il SOSUS, tuttavia, fa qualcosa di più che registrare gli impulsi: ci dice anche da dove vengono. In breve, l'archivio dei suoni della NOAA raccoglie migliaia di rumori: scatti, brontolii, fruscii, gorgoglii, schiocchi e sussurri, suoni bioacustici e sismici, rumori ambientali… Insomma, possiamo catalogare tutto. Tra

Dalle prime file si alzò un uomo tracagnotto, all'apparenza timido, con un viso dai tratti indiani e occhiali dalla montatura d'oro. Vanderbilt richiamò un altro spettrogramma e fece partire il suono accelerato artificialmente. La sala fu riempita da un borbottio ovattato, caratterizzato da una serie di suoni crescenti.

Shankar tossicchiò. «Abbiamo chiamato questo rumore upswewp», disse in tono pacato. «È stato registrato nel 1991 e la sua origine si situa da qualche parte intorno a 54° S, 140° W. Upsweep è uno dei primi suoni non identificati intercettati dal SOSUS, ed era talmente alto che è stato ricevuto in tutto il Pacifico. Ancora oggi non sappiamo cosa sia. Secondo alcuni, potrebbe derivare da ima risonanza tra acqua e lava, da qualche parte in una catena di montagne sottomarine tra la Nuova Zelanda e il Cile. Jack, per favore, il prossimo esempio.»

Yanderbilt fece ascoltare altri due spettrogrammi.

«Il primo è Julia, registrato nel 1999; il secondo è scratch, registrato due a

Il rumore seguente sembrava un lungo stridio, progressivamente calante.

«Registrato nel 1997», disse Shankar. «Slowdown. Riteniamo che la sorgente sia da qualche parte nel profondo Sud. Sono escluse navi e sommergibili. Probabilmente slowdown deriva dallo scivolamento delle enormi placche di ghiaccio sulle rocce dell'Antartico, ma potrebbe anche essere tutt'altro. La NOAA include anche suoni di origine bioacustica, quindi di animali. Qualcuno sarebbe felice se il rumore finalmente dimostrasse l'esistenza del calamaro gigante, ma, per quanto ne so, quegli animali sono quasi incapaci di emettere suoni. Quindi niente. Nessuno sa cos'è…» Fece un sorrisetto furbo. «In compenso possiamo tirare fuori dal cilindro un altro coniglio.»

Vanderbilt fece ripartire lo spettrogramma del video dell'URA. Stavolta si sentiva chiaramente un suono.

«L'avete riconosciuto? È scratch. E sapete che cosa dice l'URA? Che la fonte è in mezzo alla nuvola blu! Quindi potremmo…»

«Grazie, Murray, un'interpretazione da Oscar.» Vanderbilt ansimò e si tamponò la fronte col fazzoletto. «Tutto il resto è speculazione. Bene, signore e signori, diamo a questa giornata una degna conclusione in modo che le rotelle dei vostri cervelli si mettano in moto.»