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— Non mi ha
— Ho commesso un unico errore — egli disse a Dipilota, mentre Seiko e le altre do
— Tu hai una proiezione sensoriale molto forte, e quando sei sotto tensione ne perdi il controllo. Probabilmente deve avere davvero visto uno spettro.
— Abbiamo perso per tanto tempo i contatti con gli alieni… e siamo così apparentati tra noi, qui dentro, così maledettamente isolati, che non posso fidarmi del mio controllo. Prima trasmetto verbalmente a quella ragazza, giù alla spiaggia, e poi proietto immagini a Wold… si lancera
— Be' — cominciò a dire Dipilota, nella sua maniera attenta, — poiché non ci sono altre colonie umane sulla costa a settentrione, è stato soltanto per merito della tua preveggenza nel mandare esploratori a nord, se ora siamo avvertiti. Alla tua salute, Seiko — aggiunse, prendendo la minuscola e fumante tazzina ch'ella gli porgeva.
Agat prese l'ultima tazzina del vassoio, e bevve. C'era un leggero stimolante dei sensi nel tii appena preparato, ed egli fu vivamente consapevole del suo calore astringente, pulito, sulla gola, e dello sguardo profondo di Seiko, della sala spoglia e ampia illuminata dal fuoco, e dal crepuscolo che si stendeva al di là delle finestre. La tazzina ch'egli teneva in mano, di porcellana azzurra, era molto antica: opera del Quinto A
Gradualmente, un A
Agat, fissando la minuscola tazzina che stringeva nella mano, vide nella sua chiara e intatta trasparenza, nell'abilità perfetta che si accompagnava alla sua fattura, e nella fragilità della sua sostanza una specie di allegoria dello spirito della sua gente. Al di là delle alte finestre l'aria aveva lo stesso colore blu trasparente. Ma era fredda: un crepuscolo azzurro, immenso e gelido. Il vecchio timore della sua infanzia si impadronì nuovamente di Agat; il terrore che egli stesso, una volta divenuto adulto, si era spiegato così: questo mondo in cui egli era nato, su cui erano nati suo padre e i suoi antenati di ventitré generazioni, non era la sua casa. La sua razza era straniera. In profondità ne erano sempre stati consapevoli. Erano i Nati Lontano. E a poco a poco, con la maestosa lentezza, l'ostinazione vegetale del processo evolutivo, questo mondo li stava uccidendo: rifiutava l'i
Essi, forse, si sottomettevano con eccessiva condiscendenza al processo, erano troppo disposti ad accettare la morte. Ma una sorta di sottomissione — la loro ferrea adesione alle Leggi della Lega — era stata fin dall'inizio la loro vera forza; ed essi erano ancora forti, presi ad uno ad uno. Tuttavia non disponevano delle conoscenze e delle abilità necessarie per vincere la sterilità e l'aborto precoce che assottigliavano le loro generazioni. Non tutta la sapienza, infatti, era scritta nei Libri della Lega, e di giorno in giorno, di A
Ma non era giunta alcuna nave, né sarebbe mai giunta. Sarebbero morti laggiù; la loro presenza sul pianeta, il lungo esilio e la lunga lotta su quel mondo sarebbero finiti, frantumati come un coccio di terracotta.
Appoggiò sul vassoio la tazzina con somma delicatezza, e si terse il sudore dalla fronte. Seiko lo stava osservando. Distolse bruscamente dalla do