Страница 65 из 75
Una volta Matteo, un mio amico, aveva deciso di provarci: andare via una volta per tutte. Aveva messo dei soldi da parte, una laurea con lode era riuscito a raggiungerla e si era stancato di lavorare tra stage e cantieri per sopravvivere. Aveva avuto il nome di un ragazzo di Mondragone che l'avrebbe fatto partire per l'Inghilterra e una volta lì, avrebbe avuto modo di presentarsi a diversi colloqui di lavoro. Lo accompagnai. Aspettammo ore fuori a un lido dove questo contatto ci aveva dato appuntamento. Era estate. Le spiagge di Mondragone sono assalite dai villeggianti di tutta la Campania, quelli che non possono permettersi la costiera amalfitana, quelli che non possono affittarsi una casa al mare per l'estate e allora pendolano, avanti e indietro, tra l'entroterra e la costa. Sino a metà degli a
Ad Abeerden c'era aria di casa. Eppure non esisteva nulla di più lontano da Mondragone che questa città scozzese. Il terzo centro urbano della Scozia, una città scura, grigiastra anche se non pioveva spesso come a Londra. Prima dell'arrivo dei clan italiani la città non sapeva valorizzare le risorse di tempo libero e turismo e tutto ciò che riguardava ristoranti, alberghi e vita sociale era organizzato al triste modo inglese. Abitudini identiche, locali gonfi di persone intorno ai banconi un solo giorno a settimana. È stato — secondo le indagini della Procura Antimafia di Napoli — Antonio La Torre, fratello del boss Augusto, ad attivare in Scozia una serie di attività commerciali in grado, in una manciata di a
La stampa inglese aveva infatti da poco iniziato a occuparsi dei boss mondragonesi leader imprenditoriali in Scozia. "The Times" aveva pubblicato un articolo sulla storia del "don" di Mondragone, "The Guardian" invece aveva titolato: "The Aberdeen Job", facendo riferimento a un film statunitense, The Italian Job, a sua volta remake dell'omonima pellicola del 1969 che in Italia uscì col titolo Colpo all'italiana. Articoli in cui si parlava dei business criminali fatti ad Aberdeen dai boss provenienti da "mozzarella country". Inchieste che davano notizie su Antonio La Torre, sulla moglie scozzese Gillian Fraser, i tre figli e l'attività di imprenditore nel ramo della ristorazione e dell'import-export di prodotti alimentari italiani in tutta la Scozia. Così i proprietari del ristorante in Bridge Street invece di ripiegarsi sul marchio infamante dell'appellativo mafioso di "don", avevano dato al ristorante il nome di Sopranos. Ogni immaginario collettivo dev'essere sfruttato. Se i giornali inglesi più letti avevano definito mafiosi i proprietari del ristorante in Bridge Street, questa definizione doveva essere utilizzata per un lancio d'attività, una grande operazione di marketing. La curiosità non doveva più essere fatta tacere, ma poteva venir sfruttata a proprio vantaggio.
Antonio La Torre è stato arrestato ad Aberdeen nel marzo 2005, su di lui pendeva un mandato d'arresto italiano per associazione a delinquere di stampo camorristico ed estorsione. Per a
Nel 2002 il Tribunale di Napoli emise un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di trenta persone legate al clan La Torre. Dall'ordinanza emergeva che il consorzio criminale guadagnava ingenti somme di danaro attraverso le estorsioni, il controllo delle attività economiche e degli appalti nella sua zona di competenza, per poi reinvestire all'estero, in particolare in Gran Bretagna, dove si era creata una vera e propria colonia del clan. Una colonia che non aveva invaso, non aveva portato concorrenza al ribasso nella manodopera, ma aveva immesso linfa economica, rivitalizzando il comparto turistico, attivando un'attività di importazione ed esportazione prima sconosciuta alla città e dando nuovo vigore al settore immobiliare.
Ma la potenza internazionale partita da Mondragone era personificata anche da Rockefeller. Lo chiamano così in paese per l'evidente talento negli affari e per la mole di liquidità che possiede. Rockefeller è Raffaele Barbato, sessantadue a