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Un episodio rimasto famoso nelle cronache di quel periodo fu un corteo di diverse automobili che sfilò per le strade del paese. Erano circa le sei del pomeriggio quando una decina di auto fecero una sorta di carosello sotto le case dei nemici. I gruppi vincenti di Schiavone andarono a sfidare sotto le loro case gli avversari. Ero un ragazzino, ma i miei cugini giurano di averlo visto con i propri occhi. Le auto procedevano lentamente per le strade di San Cipriano, Casapese

"Scendete uomini di merda! Scendete di casa… se avete le palle!"

Durò almeno un'ora questo corteo. Girò indisturbato mentre le saracinesche dei negozi, dei bar, si abbassavano all'istante. Per due giorni ci fu un coprifuoco totale. Nessuno uscì di casa, neanche per comprare il pane. Don Peppino comprese che era necessario programmare un piano di lotta.

Era necessario tracciare apertamente un percorso da seguire, non più testimoniare singolarmente, ma organizzare la testimonianza e coordinare un nuovo impegno delle chiese del territorio. Scrisse, firmandolo assieme a tutti i preti della fo-ranìa di Casal di Principe, un documento inaspettato, un testo religioso, cristiano, con una traccia di disperata dignità umana, che rese quelle parole universali, capaci di superare i perimetri religiosi e di far tremare sin nella voce le sicurezze dei boss, che arrivarono a temere quelle parole più di un blitz dell'Antimafia, più del sequestro delle cave e delle betoniere, più delle intercettazioni telefoniche che tracciano un ordine di morte. Era un documento vivo con un titolo romanticamente forte: "Per amore del mio popolo non tacerò". Distribuì lo scritto il giorno di Natale, non appese le pagine alle porte della sua chiesa, non doveva come Lutero riformare nessuna chiesa romana, aveva altro cui pensare don Pep-pino. Tentare di comprendere come poter creare una strada trasversale ai poteri, l'unica in grado di mettere in crisi l'autorità economica e criminale delle famiglie di camorra.

Don Peppino scavò un percorso nella crosta della parola, erose dalle cave della sintassi quella potenza che la parola pubblica, pronunciata chiaramente, poteva ancora concedere. Non ebbe l'indolenza intellettuale di chi crede che la parola ormai abbia esaurito ogni sua risorsa che risulta capace solo di riempire gli spazi tra un timpano e l'altro. La parola come concretezza, materia aggregata di atomi per intervenire nei meccanismi delle cose, come malta per costruire, come punta di piccone. Don Peppino cercava una parola necessaria come secchiata d'acqua sugli sguardi imbrattati. Il tacere in queste terre non è la banale omertà silenziosa che si rappresenta di coppole e sguardo abbassato. Ha molto più a che fare col "non mi riguarda". L'atteggiamento solito in questi luoghi, e non solo, una scelta di chiusura che è il vero voto messo nel seggio dello stato di cose. La parola diviene un urlo. Controllato e lanciato acuto e alto contro un vetro blindato: con la volontà di farlo esplodere.

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. […] La camorra oggi è ima forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che ha

Don Peppino aveva come priorità ricordare che bisognava, dinanzi all'ondata del potere dei clan, non più contenere l'attività nel silenzio del confessionale. Setacciò così la voce dei profeti per sostenere la necessità prioritaria di scendere per le strade, di denunciare, di agire come condizione assoluta per dare ancora un senso al proprio essere.

II nostro impegno profetico di denuncia non deve le non può venire meno, Dio ci chiama a essere profeti.

Il Profeta fa da sentinella: vede l'ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16–18);

Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);

Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive la solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18–23);

Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 — Isaia 58).

Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie e in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa. Alla chiesa che non rinunci al suo ruolo "profetico" affinché gli strumenti della denuncia e dell'a

Il documento non aveva la volontà di risultare corretto verso il potere politico, che non considerava soltanto sostenuto dai clan ma anzi persino determinato da scopi comuni, né accondiscendente verso la realtà sociale. Don Peppino non voleva credere che il clan fosse la scelta del male fatta da qualcuno, ma era invece il risultato di condizioni precise, di meccanismi determinati, di cause identificabili e incancrenite. Mai la Chiesa, mai nessuno in questi territori aveva avuto un tale impegno chiarificatore.

La diffidenza e la sfiducia dell'uomo del sud nei confronti delle istituzioni per la secolare insufficienza di una politica atta a risolvere i pesanti problemi che travagliano il Mezzogiorno, particolarmente quelli relativi al lavoro, alla casa, alla sanità e all'istruzione;

il sospetto, non sempre infondato, di una complicità con la camorra da parte di uomini politici che, in cambio del sostegno elettorale, o addirittura per scopi comuni, assicurano copertura e favori;

il diffuso senso di insicurezza personale e di rischio permanente, derivante dalla insufficiente tutela giuridica delle persone e dei beni, dalla lentezza della macchina giudiziaria, dalle ambiguità degli strumenti legislativi.[…] il che determina, non di rado, il ricorso alla difesa organizzata per clan o all'accettazione della protezione camorristica;

la mancanza di chiarezza nel mercato del lavoro, per cui trovare una occupazione è più una operazione di tipo ca-morristico-clientelare che il perseguimento di un diritto fondato sulla legge del collocamento;

la carenza o l'insufficienza, anche nell'azione pastorale, di una vera educazione sociale, quasi che si possa formare un cristiano maturo senza formare l'uomo e il cittadino maturo.

Don Peppino aveva organizzato una marcia anticamorra alla fine degli a