Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 43 из 75

"Bravo. Il medico. Perché puoi decidere della vita delle persone. Decidere. Salvarli o non salvarli. È così che si fa il bene, solo quando puoi fare il male. Se invece sei un fallito, un buffone, uno che non fa nulla. Allora puoi fare solo il bene, ma quello è volontariato, uno scarto di bene. Il bene vero è quando scegli di farlo perché puoi fare il male."

Non rispondevo. Non riuscivo mai a capire cose volesse realmente dimostrarmi. E in fondo non riesco nemmeno ora a capirlo. Sarà anche per questo che mi sono laureato in filosofia, per non decidere al posto di nessuno. Mio padre aveva fatto servizio nelle ambulanze, come giovane medico, negli a

Mio padre non ce la faceva. Insomma, anche la morte ha i suoi tempi. E diciotto a

Il piccolo Nico era tornato a ridere. Micaela ha più o meno la stessa mia età. Anche a lei, quando confessava di andare in Italia, di andarsene via, avra

Mariano era riuscito a incontrare Michail Kalashnikov. Era stato un mese in giro per l'est Europa. Russia, Romania, Moldavia: una vacanza premio regalata dai clan. Lo rividi proprio in un bar a Casal di Principe. Lo stesso bar di sempre. Mariano aveva un grosso pacco di fotografie legate con l'elastico come fossero figurine Panini pronte allo scambio. Erano ritratti di Michail Kalashnikov autografati con dediche. Prima di ripartire, si era fatto stampare decine e decine di copie di una foto di Kalashnikov ritratto nella divisa di generale dell'Armata Rossa, con al petto una cascata di medaglie: l'ordine di Lenin, la medaglia d'onore della Grande guerra patriottica, la medaglia dell'Ordine della Stella Rossa, quella dell'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro. Mariano era riuscito a raggiungerlo grazie alle indicazioni di alcuni russi che facevano affari con i gruppi del casertano, e proprio da questi era stato presentato al generale.

Michail Timofeevic Kalashnikov viveva in un appartamento in fitto in un piccolo paese ai piedi degli Urali, Izhevsk-Ustinov, che sino al 1991 non era neanche registrato sulla carta geografica. Era uno dei numerosi territori tenuti segreti dall'URSS. Kalashnikov era la vera attrazione della città. Avevano fatto per lui un collegamento diretto con Mosca, ormai era divenuto una sorta di attrazione turistica per turisti d'elite. Un albergo vicino a casa sua, dove aveva dormito Mariano, faceva affari d'oro ospitando tutti gli ammiratori del generale che attendevano in città il suo ritorno da qualche tour in giro per la Russia, o semplicemente aspettavano di essere ricevuti. Mariano era entrato con la telecamera raccolta nel palmo della mano nella casa del generale Kalashnikov e di sua moglie. Il generale gliel'aveva consentito, chiedendogli solo di non rendere pubblico il filmato, e Mariano ovviamente aveva a

Mariano mi mostrava il filmino della sua visita a casa Kalashnikov nel piccolo monitor che si apriva al lato della telecamera. Il video saltava, le immagini si agitavano, i volti ballavano, le zoomate deformavano occhi e oggetti, l'obiettivo sbatacchiava contro pollici e polsi. Pareva il video di una gita scolastica girato mentre si salta e corre. La casa di Kalashnikov somigliava alla dacia di Ge