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"Non c'è più nessuno di Secondigliano, lui ha cacciato via tutti… sta uscendo solo il martedì e il sabato con quattro auto-a voi vi ha

E così, via fax si concerta una strategia. Si mette in agenda una tortura come una fattura commerciale, un'ordinazione, una prenotazione d'aereo. E si denunciano le azioni di un traditore. Bizzarro usciva con una scorta di quattro auto, aveva imposto un racket di 250 euro mensili. Siviero, uomo di Bizzarro, suo autista fedele, andava torturato magari per fargli uscire di bocca i percorsi che il suo capozona avrebbe fatto in futuro. Ma l'almanacco di ipotesi per massacrare Bizzarro non termina qui. Pensano di andare a casa del figlio e "non risparmiare nessuno". E poi una telefonata: un killer è quasi disperato per l'occasione persa, poiché viene a sapere che Bizzarro ha messo il naso fuori, in piazza, di nuovo a mostrare il suo potere e la sua incolumità. E sbraita per l'occasione persa:

"Ma

Nulla è nascosto. Tutto sembra chiaro, ovvio, suturato alla pelle del quotidiano. Ma l'ex sindaco di Melito segnala in quale albergo Bizzarro si rintana con la sua amante, dove va a consumare tensione e sperma. A tutto ci si può ridurre. A vivere con le luci spente così da non dare segnale di presenza in casa, a uscire con quattro auto di scorta, a non telefonare e ricevere telefonate, a non andare al funerale della propria madre. Ma ridursi a non incontrare la propria amante ha il gusto della beffa, della fine di ogni potere.

È in albergo Bizzarro il 26 aprile 2004, all'hotel Villa Giulia, al terzo piano. A letto con la sua amante. E. commando arriva. Ha

È guerra. Nessuno comprende come si combatterà, ma tutti sa

Questa volta invece gli uomini di Cosimo Di Lauro iniziano a essere preoccupati, come mostra l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli il 7 dicembre 2004. Due affiliati, Luigi Petrone e Salvatore Tamburino, si telefonano e commentano la dichiarazione di guerra avvenuta con l'uccisione di Montanino e Salerno.

Petrone: "Ha

Tamburino: "Ah…".

Petrone: "Hai capito?".

Inizia a prendere forma la strategia di lotta, quella dettata secondo Tamburino da Cosimo Di Lauro. Prenderli uno per uno, e massacrarli, se fosse stato necessario anche con le bombe.

Tamburino: "Proprio le bombe, proprio, o no? Questo ha detto Cosimino mo li mando a prendere a uno alla volta… li faccio… malamente, ha detto… tutti quanti…".

Petrone: "Quelli là… L'importante che ci sta la gente, che "faticano"…".

Tamburino: "Gino, ce ne sono a milioni qua. Sono tutti guaglioni… tutti guaglioni… mo ti faccio vedere che combina quello…".

La strategia è nuova. Prendere nella guerra ragazzini, elevarli a rango di soldati, trasformare la macchina perfetta dello spaccio, dell'investimento, del controllo del territorio in un congegno militare. Garzoni di salumieri e macellai, meccanici, camerieri, ragazzini disoccupati. Tutti dovevano divenire la forza nuova e inaspettata del clan. Dalla morte di Montanino comincia un lungo e sanguinoso botta e risposta, con morti su morti: uno, due agguati al giorno, prima i gregari dei due clan, poi i parenti, l'incendio delle case, i pestaggi, i sospetti.

Tamburino: "Cosimino è proprio freddo, ha detto "Mangiamo, beviamo, chiaviamo". Che dobbiamo fare… è successo, andiamo avanti".

Petrone: "Ma io non ce la faccio a mangiare. Ho mangiato per mangiare…".

L'ordine di combattere non dev'essere disperato. L'importante è mostrarsi vincenti. Per un esercito come per un'azienda. Chi si mostra in crisi, chi fugge, chi scompare, chi si ra

Tamburino: "E che ne sappiamo quanti di loro si sono buttati con quelli là… non lo sappiamo!".

Petrone: "Ah! quanti di loro si sono portati? Ne sono rimasti un sacco di loro qua Totore! Non ho capito… a questi qua… non gli piacciono i Di Lauro?".

Tamburino: "Io se fossi Cosimino sai che farei? Comincerei a uccidere a tutti quanti. Pure se tenessi il dubbio… a tutti quanti. Inizierei a togliere… hai capito! La prima melma da mezzo…".