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Ma a Secondigliano l'enorme azienda dei Di Lauro scricchiolava. Era cresciuta in fretta e in grande autonomia in ogni sua parte, nelle piazze dello spaccio l'aria iniziava ad appesantirsi. A Scampia invece c'era la speranza che tutto si sarebbe risolto come l'ultima volta. Quando, con una bevuta, ogni crisi trovò soluzione. Una bevuta particolare, che avve

Si racconta che Ge

La guerra di Secondigliano

McKay e Angioletto avevano deciso. Volevano ufficializzare la formazione di un proprio gruppo, erano d'accordo tutti i dirigenti più anziani, avevano chiaramente detto di non voler entrare in conflitto con l'organizzazione ma di volerne diventare concorrenti. Leali concorrenti sul vasto mercato. Fianco a fianco, ma in autonomia. E così — secondo le dichiarazioni del pentito Pietro Esposito — mandarono il messaggio a Cosimo Di Lauro, il reggente del cartello. Volevano incontrare Paolo, il padre, il dirigente massimo, il vertice, il referente primo del sodalizio. Parlargli di persona, dirgli che non condividevano le scelte di ristrutturazione, che avevano fatto i figli, volevano fissarlo negli occhi smettendola di far passare parola su parola da gola a gola, facendo impastare i messaggi dalla saliva di molte lingue, visto che i cellulari non erano utilizzabili per non far risalire al percorso della sua latitanza. Ge

Cosimo accetta formalmente la richiesta dell'incontro, si tratta del resto di riunire tutti i vertici dell'organizzazione, capi, dirigenti, capizona. Non si può rifiutare. Ma Cosimo ha già tutto in mente, o così sembra. Pare davvero che sappia verso cosa sta orientando la sua gestione degli affari, e come deve organizzarne la difesa. E così, ascoltando quanto dicono indagini e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, Cosimo all'appuntamento non manda sottoposti. Non manda il "cavallaro", Giova

Cosimo, il figlio a cui Paolo ha dato in gestione il controllo del narcotraffico con ruolo di massima responsabilità, deve decidere. Sarà guerra, ma non la dichiara, conserva tutto in mente, aspetta di comprendere le mosse, non vuole allarmare i rivali. Sa che a breve gli saltera

I Di Lauro giustificano l'assenza del padre con la difficoltà di muoversi a causa delle ricerche della polizia. Latitante, ricercato da oltre dieci a

II clan Di Lauro è stato sempre un'impresa perfettamente organizzata. Il boss lo ha strutturato con un disegno d'azienda multilevel. L'organizzazione è composta da un primo livello di promotori e finanziatori, costituito dai dirigenti del clan che provvedono a controllare l'attività di traffico e spaccio tramite i loro affiliati diretti, e formato, secondo la Procura Antimafia di Napoli, da Rosario Pariante, Raffaele Abbinante, Enrico D'Avanzo e Arcangelo Valentino. Il secondo livello comprende chi materialmente tratta la droga, l'acquista e la confeziona e gestisce i rapporti con gli spacciatori, ai quali garantisce difesa legale in caso di arresto. Gli elementi di maggiore spicco sono Ge

Dinanzi al modello dell'impresa dei Di Lauro mi è sempre venuto in mente il concetto matematico di frattale, come lo spiegano nei manuali, ovvero un casco di banane cui ogni banana è a sua volta un casco di banane le cui banane sono caschi di banane e così all'infinito. Il clan Di Lauro solo col narcotraffico fattura cinquecentomila euro al giorno. Spacciatori, gestori dei magazzini, staffette, spesso non sono parte dell'organizzazione ma semplici stipendiati. L'indotto dello spaccio è enorme, migliaia di persone ci lavorano ma non sa