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2.

La mia ape, stringendo la bianca bestiola pelosa che avevo rubata, mi seguì mentre vagavo i

Tutti gli Anziani mi rivolgevano ce

Mi avvicinai a un grande piatto girevole di orecchini-bomba profumati, che esalavano fumi fragranti, irradiavano luci ammiccanti dalle forme tormentate. Tesi la mano. Uno specchio fluttuante scese verso di me e mi mostrò il mio nuovo viso. Scelsi un paio di orecchini fosforescenti, li magnetizzai alle mie orecchie, e li guardai snodarsi e scendere amorevolmente lungo il collo, sulle spalle, e fermarsi con un sospiro sul mio addome.

«La signora è incantevole!» cantarono voci angeliche dall’alto della cupola trasparente.

Sapevo di essere venuta lì al momento sbagliato. Di solito le ragazze Jang arrivano di mattina, quando la Torre pulsa di Musica per l’Orecchio Superiore Jang, che in realtà non potete udire veramente, ma che in pochi secondi vi lancia nell’euforia. Allora riescono a venderti praticamente tutto, mentre le macchine gridano «Semplicemente groshing!» e «Ooma, è derisa

Poi, di colpo, mi sentii contemporaneamente stordita, felice e abbandonata. Le signore più anziane sembravano sbalordite: e si affrettarono a mettersi ì tappi. La Musica dell’Orecchio Superiore era stata alzata al massimo. Zarada

Passai davanti a una do

«È così groshing!» gridava lei mentre la macchina, sintonizzata solo sul suo abbigliamento e sui suoi capelli, stava dicendo:

«Assolutamente incantevole, signora,» e intanto la presa trasmetteva il suo entusiasmo agli elettrodi che cambiavano l’emozione in energia, e la convogliavano negli accumulatori della centrale principale di Quattro BEE.

Era abbastanza triste, tutto sommato. Io non pago mai per quello che prendo, se posso farne a meno. Io mi entusiasmo sempre senza eccitazione, e faccio diventare zarada

3.

Davanti alla Torre di Giada mi stava aspettando Thinta, spazientita per quanto può esserlo lei: più paziente del solito, infatti.

Tirai fuori i miei orecchini e ne trovai un paio giusto e quattro spaiati. Thinta non mi badò. Li gettai dalla terrazza della Torre di Giada e guardai le reti d’onde elettriche che li catturavano alle varie intersezioni. La mia mente rimbalzò tra le orecchie smagnetizzate, allontanandosi dalla gioia e dalla delizia auditiva che avevano rovinato il mio furto.

«Attlevey, Thinta,» ricordai di dire. All’improvviso mi resi conto che avrei preferito rimanere sola, ma ormai Thinta era lì, e ci stavamo dirigendo verso una Stanza del Sogno.

No, davvero, le Stanze del Sogno mi piacevano. Non direi mai quali sogni programmavo per me stessa, sebbene Hergal sognasse sempre di volare. Penso che Hatta, probabilmente, sognava di essere una sorta di mostro tricefalo.

«Cos’è?» chiese Thinta, alzando lo sguardo verso il mio bestiolino bianco rubato, che scalciava e ululava nelle grinfie della mia ape. L’ape di Thinta si precipitò per aiutare. L’ape di Thinta si precipitava sempre per aiutare. È avvilente. Thinta cercò di accarezzare la mia bestiola, e la mia bestiola cercò di mordere Thinta.

«Finitela!» strillai a tutti quanti. Mi sentivo veramente piuttosto tosky.

Arrivammo alle Stanze del Sogno del Terzo Settore di Quattro BEE senza incidenti. Thinta volava prudentemente, e mi accorsi che preferivo di gran lunga essere con Hergal e sentire il sangue che mi defluiva dalla testa per la paura. Per la verità, quando sono con Hergal mi accorgo sempre che preferisco essere con Thinta, e non sentire il sangue che mi defluisce dalla testa per la paura.

«Siamo arrivate!» gridò Thinta, e atterrò in modo superbo in una delle reti. Voglio dire, non c’è bisogno di guidare niente in una rete. Sono lì apposta per prendervi. Oh, beh.

Uscimmo e salimmo su una motorotaia. C’era una quantità di gente che saliva e scendeva, e una volta tanto c’era una folla di Jang. Quelli che uscivano discutevano ciò che avevano sognato., tutti simboli e proiezioni astrali e così via. Mi sentivo un po’ piccina. Mi capitava spesso. Sinceramente, non riuscivo a sentirmi a mio agio in quel posto, se qualcuno non mi faceva sentire inferiore per quanto riguardava la scelta del sogno. La normale estasi onirica di un Jang è di essere una particella di luce pulsante, risucchiata tra soli ardenti, novae, e pallide lune fumiganti, una sorta di comprensione cosmica dell’atto d’amore. No, veramente, lo capivo in un lampo. Comunque, Hergal sognava di volare. Buon vecchio Hergal.

Il fondo del pozzo è delizioso: masse di architetture di rosee nubi ardenti, attraversate da raggi d’oro, e tutto si muove dolcemente. Alcuni robot che parevano nubi ci guidarono ai piccoli cubicoli trasparenti e ci aiutarono a toglierci gli indumenti e ad ancorarci sui comodi cuscini d’aria che praticano un massaggio tonico stimolante, mentre si sogna.

Salutai Thinta con un ce

Il robot lottò valorosamente con le mie descrizioni dettagliate dei colori, i miei rapidi ma complessi bozzetti dei costumi sul pa

Mi distesi, chiusi gli occhi, e attesi. All’improvviso provi questa sensazione che ti colpisce, e poi sei là…

Oh, molto bello!

La grandiosità dei palazzi in rovina, i blocchi di marmo caduti e le colo