Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 57 из 205

Le due lucenti figure scesero a passo svelto la rampa e andarono in direzioni opposte: Gige a sud verso il teleporter, Nemes nella città, passando davanti agli impietriti Scilla e Briareo e alle statue dei soldati della Pax e dei cittadini dello Spettro.

Nemes trovò, letteralmente in tempo zero, la casa dove il soldato della Pax dormiva ammanettato nella stanza d’angolo di fronte al canale. Frugò nei file della base di Bombasino e lo identificò: un lusiano di nome Gerrin Pawtz, trentotto a

Si accertò che la casa fosse deserta, mutò di fase e rimase un momento nella camera da letto. Rumori e movimento tornarono: il russare dell’uomo ammanettato, il movimento di pedoni lungo il canale, una lieve brezza che agitava tendine bianche, il lontano frastuono del traffico, perfino il fruscio delle armature tipo samurai degli agenti della Pax che battevano le vie e i vialetti adiacenti, nella loro infruttuosa ricerca.

Ferma davanti al lusiano, Nemes protese la mano e l’indice, come per indicare la nuca dell’uomo. Un ago spuntò da sotto l’unghia e si estese di dieci centimetri fino al collo dell’addormentato, scivolò sotto la pelle e penetrò nella carne: solo una piccolissima macchia di sangue mostrò l’intrusione. L’uomo non si svegliò.

Nemes ritrasse l’ago ed esaminò il sangue: livello pericoloso di C27H45OH (molto spesso i lusiani erano a rischio per eccesso di colesterolo) nonché basso conteggio di piastrine che indicava la presenza di incipiente purpura trombocitopenica immunitaria, probabilmente dovuta ai primi a

Nemes a

Nemes passò di stanza in stanza, ma non colse l’odore caratteristico che aveva incontrato quattro a

Nemes seguì l’usta fino alla botola nel pavimento del corridoio. Scardinò la botola, malgrado la serratura multipla, e si fermò un attimo, prima di scendere la scaletta. Lanciò l’informazione sulla banda comune, ma non ricevette l’impulso di risposta di Gige, che probabilmente era nella fase tempo rapido. Erano trascorsi solo novanta secondi da quando avevano lasciato la navetta. Nemes sorrise. Avrebbe potuto chiamare Gige e lui sarebbe stato lì prima che Raul Endymion e gli altri nel tu

Ma Rhadamanth Nemes voleva regolare i conti da sola. Sempre col sorriso sulle labbra, saltò nel buco e atterrò sul pavimento del tu

Il tu

Nemes cambiò fase e percorse lentamente il tu

All’improvviso si spensero le luci.

"Sono ancora in tempo rapido" si meravigliò Nemes. "Non è possibile." Niente poteva accadere con quella repentinità.

Piantò una frenata e si fermò. Nel tu

Ancora diffidente, Nemes mutò di fase per un attimo e cercò di capire come mai le luci si fossero spente in un microsecondo.

La figura era proprio davanti a lei. Nemes ebbe meno di un decimillesimo di secondo per tornare in tempo rapido, mentre quattro pugni muniti di lame la colpivano con la forza di centomila battipali. Fu scagliata all’indietro per tutto il tu

Le luci rimasero spente.

Il Grande Inquisitore rimase su Marte venti giorni standard e in quel periodo imparò a odiare il pianeta rosso molto più di quanto non avrebbe pensato di poter mai odiare l’inferno stesso.

Non ci fu giorno della sua permanenza in cui non soffiasse il simùn, la tempesta di polvere planetaria. Malgrado il fatto che lui e la sua squadra di ventuno persone avessero occupato il palazzo del governatore nella periferia della capitale San Malachia e malgrado il fatto che il palazzo fosse in teoria ermeticamente sigillato come una nave della Pax, con aria filtrata e compressa e rifiltrata, con finestre composte da cinquantadue strati di plastica ad alta resistenza all’impatto, con ingressi più simili a camere stagne che a porte, la polvere marziana entrava dappertutto.