Страница 52 из 205
«Eolocicli» disse Ces Ambre.
Alcune persone, uomini e do
Dem Loa e gli altri cominciarono a scendere la scaletta metallica, ma io rimasi fermo in cima. Il mio arresto fu così improvviso che il povero Bin e Ces Ambre rischiarono di urtarmi.
«Cosa c’è?» disse Alem Mikail.
Mi ero infilato nella cintura la pistola a fléchettes e ora allargai le braccia. «Perché vi prendete tanto disturbo? Perché tutti mi aiutano? Cosa succede?»
Dem Ria risalì di un gradino e si appoggiò alla ringhiera. Aveva occhi luminosi come quelli della figlia. «Se ti prendono, Raul Endymion, ti uccidono.»
«Come lo sai?» Non avevo alzato la voce, ma l’acustica del garage sotterraneo era tale che uomini e do
«Hai parlato nel so
Piegai di lato la testa, senza capire. Avevo sognato la conversazione con Aenea. Che cosa poteva significare, per quelle persone?
Dem Ria risalì di un altro gradino e mi toccò il polso. «La Spettroelica di Amoiete ha profetizzato quella do
Mi ve
«Quando compose la sinfonia Elica, Halpul Amoiete sapeva di Colei che insegna» disse Dem Loa. «Tutta la gente dello Spettro discende da ceppo empatico. L’Elica era ed è un modo di raffinare la capacità empatica.»
Scossi la testa. «Mi spiace, non capisco…»
«Per favore, Raul Endymion, cerca di capire almeno questo» disse Dem Ria, stringendomi il polso quasi dolorosamente. «Se non scappi da qui, la Pax avrà il tuo corpo e la tua anima. E Colei che insegna ha bisogno di tutt’e due queste cose.»
Fissai a occhi socchiusi Dem Ria, pensando che scherzasse. Ma il suo viso piacevole e liscio era serio, deciso.
«Per favore» disse il piccolo Bin, posando la manina sulla mia e tirandomi. «Per favore, Raul, fai presto.»
Scesi in fretta la scala. Un uomo in verde mi diede una veste rossa. Alem Mikail mi aiutò a indossarla sopra i vestiti. Con una decina di rapidi colpi mi sistemò il burnus rosso e il cappuccio: non sarei mai stato capace di avvolgerlo correttamente. Mi accorsi con sorpresa che l’intera famiglia, le due do
Distolsi lo sguardo, rendendomi conto d’essere arrossito. Ces Ambre si mise a ridere e mi diede di gomito. Adesso eravamo tutti in rosso. Alem Mikail fu l’ultimo a vestirsi. Una sola occhiata al suo torace muscoloso mi disse che non avrei resistito quindici secondi in un combattimento contro di lui, anche se era più basso di me. Ma non avrei resistito trenta secondi neanche contro Dem Loa o Dem Ria.
Porsi ad Alem Mikail la pistola a fléchettes, ma lui mi fece segno di tenerla e mi mostrò come infilarla in una delle fasce del burnus. Pensai che, come armi, nello zaino non avevo molto, un coltello da caccia navajo e la piccola torcia laser, e lo ringraziai con un ce
Fui spinto, con le do
Con l’albero maestro ancora abbassato su di noi e le vele di stoffa terzarolate, cominciammo a risalire un lungo piano inclinato che portava fuori del garage.
«Dove andiamo?» bisbigliai a Dem Ria, distesa accanto a me. Il legno profumava di cedro.
«L’arcata teleporter a valle del canale» mi rispose in un bisbiglio.
Rimasi sorpreso. «Sapete anche questo?»
«Ti ha
Bin era disteso proprio accanto a me. «Sappiamo che Colei che insegna ti ha mandato in missione» disse quasi allegramente. «Sappiamo che devi raggiungere la prossima arcata.» Diede un colpetto al kayak sistemato accanto a noi. «Mi piacerebbe venire con te.»
«Troppo pericoloso» sibilai, mentre dal tu
Mi rivolsi a Dem Ria. «Se sa
Scorsi il contorno del suo cappuccio, mentre lei a
Diedi un’occhiata al comlog. Dalle mie osservazioni nei due giorni precedenti, mancava non meno di un’ora e mezzo al crepuscolo e un’altra ora a notte.
«Ci sono solo sei chilometri da qui all’arcata» bisbigliò Ces Ambre, distesa dall’altro lato del kayak. «I villaggi sara
Finalmente capii. «La duplice tenebra?» bisbigliai.
«Sì» disse Dem Ria. Mi diede un colpetto sulla mano. «Ora dobbiamo stare in silenzio. Stiamo per entrare nel traffico della strada di sale.»
«Troppo pericoloso» bisbigliai ancora una volta, mentre il veicolo iniziava a cigolare e scricchiolare nel traffico. La trasmissione a catena rumoreggiava sotto l’assito e il vento premeva sulla vela. "Troppo pericoloso" dissi, solo a me stesso.
Se avessi saputo che cosa accadeva intanto a qualche centinaio di metri da noi, avrei capito quant’era davvero pericoloso quel momento.
Mentre l’eolociclo percorreva rumorosamente la strada di sale, scrutai dalla fessura tra il cassone di legno e il telo. Per quanto potevo capire, quella strada di grande traffico era una striscia di sale duro come roccia fra i villaggi raggruppati intorno al canale sopraelevato e il deserto a reticolo che si estendeva verso nord a perdita d’occhio.
«Il deserto Wahhabi» bisbigliò Dem Ria, mentre il veicolo acquistava velocità e puntava a sud. Altri eolocicli ci sorpassarono, diretti a sud, con la vela gonfia di vento, i due pedalatori strenuamente impegnati. Un numero maggiore di veicoli dai teloni a colori vivaci andava a nord: le vele erano orientate in maniera diversa, i pedalatori si sporgevano all’esterno per mantenere l’equilibrio, mentre i carri cigolanti si alzavano su due sole ruote, con le altre due che giravano inutilmente in aria.