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Fisso l’anziano prete. "Anche in stato di quiescenza nella matrice di memoria a bolla del crucimorfo supplementare?" penso. "Anche durante la risurrezione?"
Come se mi leggesse lo sguardo, padre Duré a
Esito solo un istante. «Sono venuto su Pacem per trovare le ceneri di Aenea… mi ha chiesto… una volta mi ha chiesto…»
«Sappiamo tutto, figliolo» dice a bassa voce padre de Soya.
«Comunque» riprendo, appena riesco a vincere il groppo in gola «non ho nessuna probabilità di trovarle, in ciò che resta di Castel Sant’Angelo. Perciò andrò avanti con l’altro mio programma prioritario.»
«Sarebbe?» domanda padre Duré, con infinita gentilezza.
All’improvviso in quella stanza dalla luce fioca, col il rozzo tavolo e il vecchio vino e l’odore maschile di sudore pulito tutt’intorno, vedo nel vecchio gesuita la potente realtà dietro i mitici Canti di zio Martin. Capisco senza ombra di dubbio che costui era davvero l’uomo di fede che si era crocifisso non una sola, ma ripetute volte, all’albero tesla carico di fulmini per non sottomettersi alla falsa croce del crucimorfo. Quest’uomo era un vero difensore della fede. Era un uomo che a Aenea sarebbe piaciuto conoscere, un uomo con cui la mia amata avrebbe gradito parlare, discutere. In quel momento sento la perdita di Aenea, con ri
«Una volta Aenea mi disse di avere dato alla luce un figlio» riesco a dire e mi interrompo. Non riesco a ricordare se questo fatto era compreso nella gestalt di ricordi e di pensieri trasmesso nel Momento Condiviso. Se era compreso, loro sa
«Cercherò quel bambino» continuo. «Lo troverò e collaborerò ad allevarlo, se mi sarà permesso.»
I due preti si guardano, meravigliati. Kee fissa me. «Non sapevamo di questo figlio» dice de Soya. «Sono stupefatto. Avrei scommesso qualsiasi cosa che tu eri l’unico uomo della sua vita, il suo unico amore. Non ho mai visto una giovane coppia così felice.»
«C’era un altro» dico. Alzo il bicchiere quasi con violenza per mandare giù le ultime gocce di vino e lo trovo vuoto. Lo poso piano sul tavolo. «C’era un altro» ripeto, con meno disagio ed enfasi, stavolta. «Ma questo non conta. Il bambino, il figlio, lui è importante. Voglio trovarlo, se posso.»
«Hai idea di dove si trovi?» domanda Kee.
Sospiro e scuoto la testa. «Nessuna. Ma mi teleporterò su ogni pianeta della Pax e della Periferia, su ogni mondo della galassia, se necessario. Al di là della galassia…» Mi interrompo. Sono ubriaco e l’argomento è troppo importante per parlarne in stato di ebrezza. «Comunque, comincerò a fare il giro, fra qualche minuto.»
Padre de Soya scuote la testa. «Sei sfinito, Raul. Passa qui la notte. Bassin ha un letto libero, a casa sua, qui accanto. Ci riposiamo tutti stanotte e domani ti saluteremo.»
«Devo andarmene subito» dico. Comincio ad alzarmi, per mostrare che riesco ancora a ragionare e ad agire con decisione. La stanza si inclina come se all’improvviso il terreno fosse sprofondato sul lato sud della piccola casa di padre de Soya. Mi afferro al tavolo per reggermi, quasi lo manco, mi risiedo.
«Forse è meglio domattina» dice padre Duré, alzandosi e toccandomi la spalla.
«Sì» dico. Mi alzo di nuovo, trovo che i tremori del terreno sono un po’ diminuiti. «Meglio domattina.» Stringo di nuovo la mano a tutti. Due volte. Sono disperatamente prossimo al pianto, non per l’angoscia, stavolta, anche se l’angoscia è sempre sullo sfondo, come la sinfonia delle sfere, ma per il puro e semplice sollievo della loro compagnia. Sono stato da solo per tanto di quel tempo…
«Vieni, amico mio» dice l’ex caporale Bassin Kee dei marines della Pax e delle guardie svizzere, mettendomi la mano sulla spalla; con l’ex papa Teilhard e me va nella sua piccola stanza, dove crollo su uno dei due lettini. Mentre perdo conoscenza, sento che qualcuno mi toglie gli stivali. Penso che sia l’ex papa.
Avevo dimenticato che Pacem ha un giorno di sole dicia
Il villaggio dietro la cappella ferve d’attività mattutina. Tutto è troppo rumoroso. I fuochi per cucinare scoppiettano. Do
I due preti però sono in buona forma. Una decina di parrocchiani lascia la cappella e capisco che de Soya e Duré ha
Padre Duré e padre de Soya mi fa
Kee torna da noi e porta parecchie focacce calde per colazione; tutti e quattro mangiamo in silenzio, spazziamo via qualche briciola di tanto in tanto e sorseggiamo il caffè, mentre il sole si fa più alto dietro di noi e si riflette sulle numerose colo
«Sto cercando di capire questo nuovo modo di vedere le cose» dico alla fine. «Qui su Pacem siete in pratica isolati, rispetto ai giorni della Pax, eppure siete informati di ciò che accade altrove, su altri pianeti.»
Padre de Soya a
Mentre ascoltavo la musica delle sfere, prima di teleportarmi, avevo udito anch’io i caratteristici pensieri di Gregorius, ma dico: «Sta bene?».
«Sta bene» conferma de Soya. «I bracconieri e i contrabbandieri e i ribelli d’alto mare ha