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«Sembrerà strano» riprese padre de Soya «ma le autorità non presero l’idea dalle antiche catacombe romane che si trovano qui intorno, ma dalle catacombe di Parigi, vecchi tu
Alla nostra sinistra, al di là di un ancora più stretto corridoio fra le ossa, un sentiero polveroso segnato da qualche impronta di stivali conduceva a una porta di ferro. La porta non era sprangata, ma per aprirla ci volle la forza di tutti e tre. De Soya ci guidò giù per un’altra serie di arrugginite scale a chiocciola, fino a una profondità — stimai — di almeno trentacinque metri sotto il livello stradale. Il fiammifero si spense proprio mentre imboccavamo un altro tu
«Secondo padre Baggio» disse sottovoce de Soya «qui iniziano le vere catacombe. Quelle cristiane, che risalgono al primo secolo dopo Cristo.» Accese un altro fiammifero. Udii il rumore nella scatola e mi parve che ne restassero ben pochi.
«Da questa parte, direi» riprese padre de Soya. Ci precedette verso destra.
«Ora siamo sotto il Vaticano?» bisbigliò Aenea, qualche minuto più tardi. Sentivo la sua impazienza. Il fiammifero si spense.
«Manca poco, manca poco» disse de Soya nel buio. Accese un altro fiammifero. Dalla scatola non prove
Dopo un altro centinaio di metri, più o meno, il corridoio terminò, semplicemente. Non c’erano ossa alla rinfusa né teschi, solo ruvide pareti di pietra e una traccia di muratura al termine del tu
«Mi spiace» disse de Soya. «I fiammiferi sono terminati.»
Lottai per dominare il panico che mi toglieva il fiato. Adesso ero sicuro di udire dei rumori: lontano zampettio di topi, a dir poco; stivali sui gradini, a dir peggio.
«Torniamo indietro?» Il mio bisbiglio risuonò troppo forte nel buio completo.
«Padre Baggio mi disse che verso nord queste catacombe erano un tempo collegate a quelle più antiche sotto il Vaticano» bisbigliò padre de Soya. «Sotto la basilica di San Pietro, per essere precisi.»
«Be’, pare che non…» cominciai e mi interruppi. Nei pochi istanti prima che il fiammifero si spegnesse, avevo notato che il muro di mattoni nella parete di pietra sembrava un po’ meno antico, qualche secolo, anziché i mille
«L’ha
Nel buio Aenea mi porse una sorta di bastone o ramo appuntito; scavai per alcuni minuti, prima di rendermi conto di usare un femore rotto a un’estremità. Aenea e de Soya si unirono a me; scavammo con pezzi d’osso, grattammo i freddi mattoni fino a romperci le unghie e a farci sanguinare le dita. Dopo un poco, ci fermammo a riprendere fiato. Gli occhi non si erano adattati all’oscurità. Non c’era luce là sotto.
«La messa sarà già terminata» bisbigliò Aenea. Dal tono di voce, la si sarebbe detta una tragedia.
«È una messa sole
«Aspettate!» esclamai. Le mie dita avevano ricordato un lieve movimento dei mattoni, non di uno o di alcuni, ma dell’intero muro.
«Fatevi indietro!» dissi forte. «Strisciate sul lato del tu
Colpii i mattoni, con un forte grugnito e una pioggia di polvere e di piccoli detriti. Il muro di mattoni non era crollato. Ma l’avevo sentito incavarsi.
Aenea e de Soya si unirono a me; nel giro di un minuto avevamo spinto via i mattoni centrali e fatto crollare l’intero muro.
Dall’altra parte del tu
«Siamo sotto la basilica di San Pietro» bisbigliò padre de Soya. «Questa zona fu riscoperta nel 1939, dopo la sepoltura di papa Pio XI in una nicchia vicina. Gli scavi proseguirono per una ventina d’a
Entrammo in un corridoio ancora più ampio, tanto da permetterci per la prima volta di camminare affiancati. Qui le antiche pareti di pietra e scagliola, con un riquadro di marmo di tanto in tanto, presentavano affreschi e mosaici protocristiani e statue in rovina poste sopra nicchie che contenevano scheletri e teschi. Qualcuno, in chissà quale epoca, aveva sistemato su molte nicchie una copertura di plastica; la plastica, ormai giallastra e opaca, rendeva quasi invisibili i resti mortali, ma scrutando da vicino riuscivamo a vedere ossa pelviche e orbite vuote che ricambiavano il nostro sguardo.
Gli affreschi raffiguravano immagini simboliche dei primi cristiani — colombe con un ramoscello d’ulivo nel becco, do
Vedere quelle opere sotto l’antica plastica chiazzata e il plastivetro mi diede l’impressione di attraversare un mondano acquario di morte. Alla fine giungemmo a una parete rossa ad angolo retto con una parete più bassa di un blu sbiadito e screziato, che mostrava ancora resti di graffiti in latino. Lì il foglio di plastica era più recente e il piccolo contenitore di ossa all’interno risaltava. Il teschio era stato posto sull’ordinata pila di ossa e pareva guardarci con un certo interesse.
Padre de Soya si inginocchiò nella polvere, si fece il segno di croce e chinò la testa in preghiera. Aenea e io restammo più indietro a guardare col muto imbarazzo dell’agnostico in presenza di un vero credente.
Quando si rialzò, padre de Soya aveva gli occhi umidi. «Secondo la storia della Chiesa e il racconto di padre Baggio» disse «gli operai scoprirono quelle povere ossa nel 1949 dopo Cristo. In seguito le analisi mostrarono che appartenevano a un uomo robusto, morto sulla sessantina. Ci troviamo proprio sotto l’altare di San Pietro, costruito qui perché la leggenda diceva che Pietro era stato segretamente sepolto proprio in questo punto. Nel 1968 papa Paolo VI a