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«Prendi la mia mano, Raul» disse Aenea.

Le presi la mano, ricordando tutte le altre volte che avevo fatto quel gesto negli ultimi dieci a

«Le stelle» mormorò Aenea. «Guarda le stelle. E ascoltale.»

La nave-albero Yggdrasill era in orbita bassa intorno a un pianeta rosso-arancione, con bianche calotte polari, antichi vulcani più grandi dell’altopiano punta d’Ala sul mio Hyperion, e una vallata fluviale che si estendeva per più di cinquemila chilometri, simile a una cicatrice di appendicectomia intorno al ventre del pianeta.

«Quello è Marte» disse Aenea. «Qui il colo

Dopo il balzo quantico, il colo

«Come hai fatto?» domandai a Aenea, l’attimo dopo che l’aveva fatto. Non avevo alcun dubbio che fosse stata lei a… spostarci… lì.

«Ho imparato a udire la musica delle sfere» rispose lei. «E poi a muovere un passo.»

Continuai a fissarla. Le tenevo ancora la mano. Non avevo intenzione di lasciarla, finché Aenea non mi avesse risposto in linguaggio normale.

«Si può capire un luogo, Raul» disse Aenea, sapendo che in quel momento molti altri di sicuro ascoltavano. «E quando accade, è come udire la sua musica. Ogni pianeta è un accordo diverso. Ogni sistema solare è una sonata diversa. Ogni luogo specifico è una nota chiara e distinta.»

Non le lasciai la mano. «E teleportarsi senza teleporter?»

Aenea a

Scuotevo la testa. «Energia. Da dove proviene l’energia, ragazzina? Niente viene da niente.»

«Ma tutto viene da tutto.»

«E questo cosa significa?»

Liberò la mano, mi toccò la guancia. «Ricordi la nostra discussione, tantissimo tempo fa, sulla fisica newtoniana e l’amore?»

«L’amore è una emozione, ragazzina, non una forma di energia.»

«È l’una e l’altra, Raul. Veramente. Ed è l’unica chiave per aprire la più grande provvista di energia dell’universo.»

«Parli di religione?» dissi, piuttosto infuriato per la sua poca chiarezza o per la mia poca intelligenza o tutt’e due.

«No» disse Aenea. «Parlo di quasar deliberatamente accese, di pulsar addomesticate, parlo di nuclei in esplosione di galassie sfruttati per produrre energia, come delle turbine a vapore. Parlo di un progetto d’ingegneria vecchio di due miliardi e mezzo di a

Potevo solo fissarla come un idiota.

Aenea scosse la testa. «Più tardi, amore mio. Per ora ti basti sapere che teleportarsi senza un teleporter è possibile. Non sono mai esistiti veri e propri teleporter, magiche porte che si aprivano su pianeti diversi, solo una perversione impressa dal TecnoNucleo al secondo meraviglioso dono del Vuoto.»

Avrei dovuto dire: "Qual è il primo meraviglioso dono del Vuoto?", ma immaginai che fosse l’apprendimento del linguaggio dei morti, quella faccenda di registrare i ricordi delle specie senzienti… la voce di mia madre, per essere precisi.

Dissi invece: «Allora ecco come hai spostato Rachel e Theo e te di pianeta in pianeta senza accumulo di debito temporale».

«Sì.»

«E come hai portato la nave del console dal sistema di T’ien Shan alla biosfera senza propulsione Hawking.»

«Sì.»

Fui sul punto di dire: "E come sei andata sul pianeta, chissà quale, dove hai conosciuto il tuo amante, vi siete sposati e avete fatto un figlio", ma non riuscii a formare le parole.

«Quello è Marte» disse Aenea, riempiendo il silenzio. «Qui il colo

Il colo

«Un giorno ti chiamerai Moneta» disse piano Kassad. «E saremo amanti.»

«Sì» disse Rachel e si ritrasse.

Aenea prese la mano del colo

«Raul» disse Aenea «vuoi venire anche tu?»

Le presi l’altra mano.

Il vento mi soffiava sabbia negli occhi e non potevo respirare. Aenea aveva portato due maschere osmotiche e me ne diede una. Le infilammo.

La sabbia era rossa, le rocce erano rosse, il cielo era di un rosa tempestoso. Ci trovavamo nella valle di un fiume prosciugato, stretta da pareti rocciose. Il letto del fiume era disseminato di massi tondeggianti, alcuni grossi come la nave del console. Il colo

«Da dove ho iniziato» disse Kassad. «I bassifondi di trasferimento Tharsis, qualche centinaio di chilometri da quella parte.» Indicò un punto delle pareti rocciose dove il sole si librava, piccolo e basso. La figura in tuta, minacciosa per dimensioni e massa, con il pesante fucile d’assalto che pareva proprio obsoleto, lì, nella piana di Marte, si girò verso Aenea. «Cosa vorresti che facessi, do

Aenea parlò con rapido, secco, sicuro tono di comando: «Le forze della Pax si sono temporaneamente ritirate da Marte e dal sistema solare della Vecchia Terra a causa della rivolta dei palestinesi locali e della rinascita della Macchina da guerra marziana nello spazio. Qui non c’è niente che abbia interesse strategico sufficiente a trattenerle, mentre le loro risorse sono così assottigliate».

Kassad a

«Ma tornera

«Devi tenere la Pax lontano da questo sistema, colo

Non avevo mai udito Aenea pronunciare parole così ferree o spietate.

«Cinque a

Aenea sorrise. Nel turbinio di sabbia, le sagome scure si avvicinavano. «Dovrai prendere il comando del movimento di resistenza marziano» disse Aenea, con tono terribilmente serio. «Trova il modo di farcela, qualunque esso sia.»

«Ce la farò» disse Kassad. Il suo tono deciso pareggiava quello di Aenea.

«Consolida le varie tribù e le varie fazioni.»

«Ce la farò.»

«Stabilisci un’alleanza permanente con gli spaziali della Macchina da guerra.»

Kassad a

«Proteggi la Vecchia Terra» disse Aenea. «Tieni lontano la Pax, a qualsiasi costo.»

Ero sorpreso. Anche Kassad rimase di sicuro sorpreso. Obiettò infatti: «Il sistema della Vecchia Terra, vuoi dire».

Aenea scosse la testa. «La Vecchia Terra, Fedmahn. Tieni lontano la Pax. Hai a disposizione circa un a

Si strinsero la mano.

«Tua madre era una do