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«No» disse Aenea. «Ventisette.»

Il campo esteso ci attirò nel suo interno. L’alto si riaggiustò e tornò basso. Fummo calati su un alto ponte, appena sotto la piattaforma vicino alla chioma della nave-albero. Ancora prima che toccassi i fili di volo per spegnere il nostro misero campo di contenimento, Aenea aveva già raccolto il comlog e lo zaino e si era lanciata di corsa verso la scala.

Arrotolai per bene il tappeto Hawking, lo infilai nella custodia di cuoio, me lo misi in spalla e corsi a raggiungere Aenea.

Solo il templare Het Masteen, capitano della nave-albero, e alcuni suoi aiutanti erano sul ponte di chioma, ma le piattaforme e le scale più in basso erano affollate di persone che conoscevo e che non conoscevo: Rachel, Theo, A. Bettik, padre de Soya, il sergente Gregorius, Lhomo Dondrub e le decine di altri profughi da T’ien Shan a me ben noti; ma c’erano anche molti uomini, do

«Profughi di un centinaio di pianeti della Pax» mi spiegò Aenea «raccolti sulla Raffaele da padre capitano de Soya negli ultimi a

Seguii Aenea fin sul ponte. Het Masteen era al centro di un cerchio di diskey organici di comando: schermi video delle nervature di fibra ottica che correvano per tutta la nave-albero, immagini olografiche della nave-albero da bordo, da poppa e da prua, un gruppo di ricetrasmittenti per tenersi in contatto con i templari di servizio con gli erg nel nucleo di contenimento della singolarità, nelle radici di propulsione e altrove, e il simulacro olografico centrale della nave, che lui poteva toccare per richiamare funzioni interattive o per cambiare rotta. Il templare alzò lo sguardo, mentre Aenea attraversava rapidamente il sacro ponte verso di lui. Sotto il cappuccio i suoi lineamenti, derivati dal ceppo asiatico della Vecchia Terra, erano calmi.

«Sono contento che non sia rimasta qui, maestra» disse, ironico. «Dove desidera che ci dirigiamo?»

«Fuori sistema» rispose senza esitare Aenea.

Het Masteen a

Aenea si limitò ad a

Emerse dall’altra parte e, mentre il motore a fusione controllato dagli erg divampava, acquistò velocità. Ora vedevamo altri particolari della battaglia. Qui lo spazio era una miriade di palpitanti puntini luminosi, infuocate scintille che parevano campi di contenimento difensivi infiammati dall’attacco di lance d’energia, i

Lhomo Dondrub comparve sul ponte. Indossava una dermotuta Ouster e portava un lungo fucile d’assalto classe quattro. «Aenea, dove diavolo andiamo?»

«Via» rispose la mia amata. «Dobbiamo andarcene, Lhomo.»

L’aviatore scosse la testa. «No, non dobbiamo andarcene. Dobbiamo restare e combattere. Non possiamo semplicemente abbandonare i nostri amici ai mangiacarogne della Pax.»

«Lhomo, non possiamo aiutare l’Albero Stella. Per combattere la Pax, devo andare via di qui.»

«Scappa di nuovo, se devi» replicò Lhomo, col viso imbruttito dalla smorfia di rabbia e di frustrazione. Si modellò intorno alla testa il cappuccio della dermotuta. «Io resto e combatto!»

«Ti uccidera

«Sta’ a vedere» disse Lhomo, ora tutto coperto dalla dermotuta, a parte il viso. «Buona fortuna, Raul.»

«Anche a te» dissi. Sentivo un groppo in gola e il rossore sulle guance, per la vergogna della fuga e per l’addio a quel coraggioso.

Aenea toccò il robusto braccio argenteo di Lhomo. «Puoi essere più utile in questa guerra se vieni con noi…»

Lhomo Dondrub scosse la testa e si calò il fluido cappuccio. La sua voce risuonò metallica negli auricolari. "Buona fortuna, Aenea. Dio e il Buddha ti aiutino. Ci aiutino tutti." Andò sul bordo della piattaforma e si girò a lanciare un’occhiata a Het Masteen. Il templare a

Sentii diminuire la gravità. Il campo esterno baluginò e mutò. Lhomo fu sollevato, girato e catapultato nello spazio al di là dei nostri rami, aria, luci. Vidi aprirsi le sue ali argentee, vidi la luce riempirle, vidi Lhomo unirsi a una ventina di altri angeli Ouster che con le loro misere armi volavano sulla spinta della luce solare contro l’Arcangelo più vicina.

Altri venivano ora sul ponte — Rachel, Theo, la Dorje Phamo, padre de Soya e il suo sergente, A. Bettik, il Dalai Lama — ma si te

«Ci ha

Il campo di contenimento avvampò di rosso. Udivo lo sfrigolio. Pareva d’essere caduti nel cuore di una stella.

I display tremolarono. «Tengono» disse la Vera Voce dell’Albero Het Masteen. «Tengono.»

Si riferiva ai campi difensivi. Ma anche la Pax teneva duro, ci tempestava di lance d’energia anche mentre acceleravamo fuori sistema. A parte i display olografici, non c’era segno di nostro movimento, non si vedevano stelle, solo lo scoppiettante, sibilante, ribollente ovoide di energia distruttiva che gorgogliava e strisciava qualche decina di metri sopra di noi e intorno a noi.

«La rotta, prego?» chiese Het Masteen a Aenea.

La mia amica si toccò appena la fronte, come se si sentisse stanca o smarrita. «Solo fuori, dove possiamo vedere le stelle.»

«Non arriveremo mai a un punto di traslazione, sotto un attacco così violento.»

«Lo so» disse Aenea. «Solo… fuori… dove posso vedere le stelle.»

Het Masteen alzò gli occhi verso l’inferno sopra di noi. «Forse non vedremo mai più le stelle.»

«Dobbiamo vederle» disse semplicemente Aenea.

Ci fu un improvviso trambusto di grida. Guardai verso l’origine di quella confusione.

Più in alto del ponte di comando c’erano solo alcune piccole piattaforme che parevano coffe di navi pirata da olodramma o la capa