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Dopo un momento di silenzio, qualcuno sul davanti della stanza dice: «Parlaci del Vuoto che lega».

«In un tempo che fu» attacca Aenea, come sempre fa quando inizia simili racconti «c’era il Vuoto. E il Vuoto era al di là del tempo. In senso proprio, il Vuoto era un orfano di tempo, un orfano di spazio.

«Ma il Vuoto non era di tempo, non era di spazio e certamente non era di Dio. Neppure il Vuoto che lega è Dio. In verità, il Vuoto si sviluppò molto dopo che tempo e spazio picchettarono i confini dell’universo; ma, non legato al tempo, non imbrigliato nello spazio, il Vuoto che lega è filtrato all’indietro e in avanti da una parte all’altra del continuum, fino all’esplosione primordiale e al piagnucolio finale.»

Qui Aenea si ferma e si porta le mani alle tempie in un gesto che non le vedo fare da quando era bambina. Non pare una bambina, questa notte. Ha occhi stanchi, ma vitali. E intorno agli occhi, rughe di stanchezza o di preoccupazione. Amo i suoi occhi.

«Il Vuoto che lega è una cosa dotata di mente» dice con fermezza Aenea. «Proviene da cose dotate di mente, molte delle quali furono a loro volta create da cose dotate di mente.

«Il Vuoto che lega è cucito di materia quantica, intrecciato di spazio di Planck, di tempo di Planck, si trova sotto e intorno lo spaziotempo come l’involucro di una coperta trapunta è intorno e sotto l’imbottitura di ovatta. Il Vuoto che lega non è né mistico né metafisico, sgorga dalle leggi fisiche dell’universo e risponde a quelle stesse leggi, ma è un prodotto di quell’universo in evoluzione. Il Vuoto è strutturato da pensiero e sentimento, un prodotto della consapevolezza di sé dell’universo. E non semplicemente di pensiero e sentimento umani: il Vuoto che lega è un composto di centomila specie senzienti in miliardi di a

Aenea si ferma di nuovo. La sua giovane amica Rachel siede accanto a lei, a gambe incrociate, attenta. Noto ora, per la prima volta, che Rachel, la do

Aenea tocca la spalla di Rachel.

«La mia amica qui presente era neonata» riprende «quando suo padre scoprì un fatto interessante sull’universo. Suo padre, uno studioso di nome Sol, per a

«Sol capì che l’amore era la forza legante del Vuoto che lega, il filo e il tessuto dell’abito. E in quell’istante di satori capì che la specie umana non era l’unica a cucire quello sgargiante paramento. Intuì che il Vuoto che lega aveva alle spalle la forza dell’amore, ma non riuscì a ottenere accesso a quell’ambiente. Gli esseri umani, che da pochissimo tempo si sono evoluti dai primati nostri cugini, non ha

«Dico "vedere chiaramente" perché tutti gli esseri umani con cuore e mente aperti ha

Mentre parla, Aenea guarda me. Mi si accappona la pelle.

«Il Vuoto che lega» continua Aenea «è sempre sotto e sopra la superficie dei nostri pensieri e dei nostri sensi, invisibile ma presente come il respiro della persona amata al nostro fianco nella notte. La sua reale ma inaccessibile presenza nel nostro universo è una delle prime cause che ha

A questa dichiarazione, i cento e passa ascoltatori, monaci, operai, intellettuali, politici, sant’uomini e sante do

«Le cosiddette "Quattro asserzioni della setta zen" attribuite a Bodhidharma nel VI secolo d.C. sono un cartello indicatore quasi perfetto per trovare il Vuoto che lega, almeno per trovare il suo profilo come assenza di confusione ultraterrena» prosegue Aenea. «Primo, nessuna dipendenza da parole o lettere. Le parole sono la luce e il suono della nostra esistenza, il lampo di calore che illumina la notte. Il Vuoto che lega si trova nei più profondi segreti e silenzi delle cose, il luogo dove abita la fanciullezza.

«Secondo, una trasmissione speciale al di fuori delle Scritture. Artisti riconoscono altri artisti non appena la matita comincia a muoversi. Un musicista può distinguere un altro musicista fra milioni che suonano note, appena la musica inizia. Poeti spigolano poeti in poche sillabe, soprattutto dove si scarta l’ordinario significato e le forme della poesia. Chora scrisse…

«Due ve

due volarono via…

farfalle.

«… e nell’ancora caldo crogiolo delle parole e delle immagini consumate dal fuoco rimane l’oro di cose più profonde, ciò che R.H. Blyth e Frederick Franck un tempo definirono "la nera fiamma della vita che arde in ogni cosa" e "vedere col ventre, non con l’occhio"; con "viscere di compassione".

«La Bibbia mente. Il Corano mente. Il Talmud e la Torah mentono. Il Nuovo Testamento mente. Il Sutta-pitaka, i nikaya, l’Itivuttaka e il Dhammapada mentono. Il Bodhisattva e Amitabha mentono. Il Libro dei morti mente. Il Tiptaka mente. Tutte le Scritture mentono… proprio come mento io, parlandovi ora.

«Tutti questi libri sacri mentono non perché vogliano mentire o perché non trovino l’espressione giusta, ma per la loro stessa natura di essere ridotti in parole; tutte le immagini, precetti, leggi, canoni, citazioni, parabole, comandamenti, koan, zazen e sermoni in questi bellissimi libri falliscono nel momento conclusivo, aggiungono solo altre parole fra l’essere umano che cerca e la percezione del Vuoto che lega.

«Terzo, diretta indicazione all’anima dell’uomo. Lo zen, che meglio capì il Vuoto trovandone con grande chiarezza l’assenza, lottò con il problema di indicare senza avere il dito, di creare quest’arte senza un mezzo, di ascoltare quel potente suono in un vuoto privo di suoni. Shili scrisse: