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Il Dalai Lama ha solo otto a

Nell’immensa sala di ricevimento ci sara

Mentre le file di ospiti scendono dalle scale mobili nell’anticamera piastrellata, piccoli corni risuonano. I corni sono di ottone e di osso e la fila di monaci che li suonano va dalla scala agli archi d’ingresso: più di cento metri di frastuono costante. Le centinaia di corni tengono una nota per minuti senza fine e poi passano a una nota più bassa, senza segnale da suonatore a suonatore; mentre entriamo nella prima sala di ricevimento (l’anticamera agisce come una gigantesca cassa armonica alle nostre spalle) quelle note basse sono riprese e amplificate da venti corni lunghi quattro metri ai lati del nostro corteo. I monaci che suonano quei mostruosi strumenti sta

Tutti rivolgono il viso verso il Dalai Lama, il suo seguito e i suoi ospiti. Prendo per mano Aenea e ci spostiamo verso destra, restando molto indietro rispetto alla piattaforma del trono. Costellazioni di ospiti importanti si muovono timidamente tra noi e il trono lontano.

All’improvviso le basse note di corno tacciono. L’ultima vibrazione del gong echeggia e svanisce pian piano. Tutti gli ospiti sono presenti. I servitori chiudono faticosamente alle nostre spalle le grandi porte. Nell’ambiente grandioso e risonante si ode lo scoppiettio delle fiamme negli i

Il Dalai Lama, seduto a gambe incrociate su vari cuscini di seta in cima a una piattaforma che lo porta a livello d’occhio degli ospiti in piedi, ha sulle labbra un lieve sorriso. È a testa scoperta, ha il cranio rasato, indossa una semplice tonaca rossa. Alla sua destra, più in basso, in un trono a parte, siede il reggente che governerà, consultandosi con altri sacerdoti d’alto grado, fin quando Sua Santità il Dalai Lama non avrà compiuto il diciottesimo a

Alla sinistra di Sua Santità il Dalai Lama c’è il lord camerlengo, abate degli abati. Costui, molto anziano, rivolge un ampio sorriso alle falangi di ospiti. Alla sua sinistra c’è l’Oracolo di Stato, una do

Alla destra del trono del reggente c’è il primo araldo e capo della sicurezza di Sua Santità, il leggendario Carl Linga William Eiheji, arciere zen, acquarellista, maestro di karate, filosofo, ex aviatore ed esperto nell’arte di disporre i fiori. Eiheji pare fatto di molle d’acciaio compresse e avvolte di muscoli. Avanza di un passo e con la sua voce riempie l’immensa sala:

«Onorevoli ospiti, visitatori giunti da altri pianeti, Dugpa, Drukpa, Dungpa, abitanti delle creste più alte, delle nobili fenditure e dei pendii boscosi, Dzasa, onorati ufficiali, Cappelli Rossi e Cappelli Gialli, monaci, abati, novizi getsel, Ko-sa del quarto ordine e oltre, benedetti portatori di su gi, mogli e mariti di persone così onorate, cercatori dell’Illuminazione, ho il piacere di darvi il benvenuto qui stanotte a nome di Sua Santità Getswang Ngwang Lobsang Tengin Gyapso Sisunwangyur Tshungpa Mapai Dhepal Sangpo, il Santo, il Delicato Splendore, Potente nella parola, Puro nella mente, di Divina Saggezza, Ricettacolo della fede, Immenso come l’oceano!»

I piccoli corni d’ottone e d’osso emettono note alte e chiare. I grandi corni muggiscono come dinosauri. Il gong risuona con vibrazioni che ci fa

Il primo araldo Eiheji arretra. Sua Santità prende la parola, con voce da fanciullo, bassa, ma chiara e ferma nell’immensa sala:

«Grazie a tutti per la vostra presenza stanotte. Saluteremo in privato i nostri amici della Pax. Molti di voi ha

A questo punto la piattaforma, con il trono e tutto, scivola senza rumore nella parete, viene nascosta da un tendaggio mobile e poi da un’altra tenda e poi dalla parete; le migliaia di persone nella prima sala di ricevimento lasciano uscire il fiato all’unisono.

La notte fu, come la ricordo io, una combinazione quasi surreale fra un ballo di gala e un ricevimento ufficiale del papa. Non avevo mai visto un ricevimento del papa, naturalmente (il misterioso cardinale sulla piattaforma ora avvolta dai tendaggi era il più alto funzionario della Chiesa da me mai incontrato) ma l’entusiasmo di chi sarebbe stato ricevuto dal Dalai Lama era di sicuro simile a quello di un cristiano che incontrasse il Santo Padre e il grande sfarzo della presentazione era impressionante. Monaci soldati in veste rossa e copricapo rosso o giallo scortarono i pochi fortunati, varcando i tendaggi e poi altri tendaggi e infine la porta nella parete, alla presenza del Dalai Lama, mentre il resto di noi girava e si mescolava nella sala illuminata di torce e spilluzzicava gli eccellenti cibi disposti su lunghi tavoli o perfino danzava alla musica di una piccola banda; niente corni d’osso e d’ottone né mostri di quattro metri, qui. Domandai a Aenea, lo confesso, se aveva voglia di ballare, ma lei sorrise, scosse la testa e guidò il nostro gruppo alla più vicina tavola imbandita. In breve fummo impegnati in conversazione con la Dorje Phamo e alcune sue sacerdotesse.