Страница 29 из 30
— Quando sarai nella Fenditura e avrai trovato l’ingresso, non dimenticare che il tappeto è programmato — disse Sileno.
— Lo so, m’ha detto tutto sul…
— Chiudi il becco e ascolta — gracchiò il poeta. Dita che parevano di antica pergamena indicarono l’appropriato disegno. — Ricorda come usarlo. Una volta dentro, tocca in sequenza qui… qui… qui… e interverrà il programma di volo automatico. Per guidarlo manualmente, puoi interrompere la sequenza toccando questo disegno… — Con le dita accarezzò l’aria sopra i filamenti. — Ma non cercare di guidarlo manualmente, là sotto. Non troveresti mai la via d’uscita.
Mi umettai le labbra. — Non mi ha detto chi lo ha programmato. Chi ha già fatto questo volo prima di me?
Il vecchio satiro mostrò i denti in un sorriso. — Io, ragazzo. Ci sono voluti mesi, ma l’ho fatto. Quasi due secoli fa.
— Due secoli! — Fui sul punto di scendere dal tappeto. — E se ci sono stati crolli? Slittamenti per terremoti? Se da allora si sono formati ostacoli?
Martin Sileno si strinse nelle spalle. — Andrai a più di duecento all’ora, ragazzo — disse. — Immagino che ci lascerai la pelle. — Mi diede una manata sulla schiena. — Vai pure. Porta a Aenea il mio amore. Dille che zio Martin aspetta di rivedere la Vecchia Terra, prima di morire. Dille che il vecchiaccio è ansioso di sentirle spiegare il senso d’ogni moto, forma, suono.
Feci alzare il tappeto di un altro mezzo metro.
A. Bettik ve
Risposi con un ce
Per andare direttamente da Endymion, nel centro del continente Aquila, alla Valle delle Tombe del Tempo, nel continente Equus, avrei dovuto puntare a nord. Puntai a est.
Le prove di volo del giorno precedente (ma era sempre lo stesso giorno, per la mia mente stanca) avevano dimostrato quanto fosse facile guidare il tappeto hawking, però a una velocità di pochi chilometri all’ora. Raggiunta la quota di un centinaio di metri al di sopra della torre, stabilii la direzione (con la pe
Il tappeto non aveva tachimetro, perciò dovevo presumere che volasse alla massima velocità, mentre si alzava verso gli alti picchi a oriente. La luce delle stelle si rifletteva su campi di neve a quote più alte della mia; per prudenza riposi la pe
Al di là delle montagne, in rapida discesa per tenermi a poca distanza dall’accidentato terreno, guardai la tundra lasciare posto alle paludi e le paludi a bassi filari di semprazzurri nani e di tripioppi tremuli; poi vidi svanire quegli alberi d’alta montagna, mentre il bagliore delle foreste di fuoco dei tesla iniziava a illuminare come una falsa alba il cielo a oriente.
Riposi nello zaino gli occhiali. Lo spettacolo davanti a me era bellissimo, ma incuteva un certo timore: l’intero orizzonte orientale scoppiettava di scariche elettriche, fulmini globulari schizzavano fra gli alberi tesla alti centinaia di metri, fulmini ramificati saettavano fra i tesla e i prometei in esplosione, arbusti fenice e fuochi sparsi ardevano sul terreno in migliaia di punti. Martin Sileno e A. Bettik mi avevano avvertito: portai più in alto il tappeto, accettando il rischio d’essere scoperto, piuttosto che incappare in quel turbine elettrico.
Dopo un’ora, un acce
M’ero accorto d’avere preso quota negli ultimi quaranta minuti, controllando sulla spiegazzata mappa topografica la rotta sopra l’altopiano Punta d’Ala, ma ora sentivo l’altitudine, mentre scorgevo lo smisurato e profondo crepaccio in quella parte del continente Aquila. La Fenditura incuteva timore come le foreste di fuoco: stretta, a picco, profonda tremila metri rispetto all’altopiano. Attraversai il bordo meridionale della grande spaccatura nello zoccolo continentale e scesi in picchiata verso il fiume, tre chilometri più in basso. La Fenditura continuava verso est, il fiume sotto di me scrosciava più o meno alla stessa velocità del tappeto. Nel giro di qualche istante il cielo mattutino si scurì e le stelle ricomparvero; era come se fossi finito in un profondo pozzo. Il fiume alla base di quelle terrificanti pareti scoscese era agitato, pieno di blocchi di ghiaccio, e saltava sopra massi grossi come la nave spaziale rimasta nella torre. Mi mante
Controllai il cronometro e poi la mappa. Da qualche parte, entro i prossimi due chilometri, c’era un… Eccolo là!
Era più ampio di come me l’avevano descritto, almeno trenta metri di lato, e perfettamente quadrato. L’ingresso del labirinto planetario pareva quello, scolpito, di un tempio o una gigantesca porta. Rallentai ancora, virai a sinistra e mi soffermai sulla soglia. Avevo impiegato un po’ meno di novanta minuti per arrivare alla Fenditura. La Valle delle Tombe del Tempo si trovava a mille chilometri verso nord. Quattro ore di volo ad alta velocità di crociera. Guardai di nuovo il cronometro: fra quattro ore e venti minuti la bambina, secondo i programmi, sarebbe uscita dalla Sfinge.
Spinsi avanti il tappeto ed entrai nella caverna. Cercai di ricordare i particolari del Racconto del Prete riportato nei Canti del vecchio poeta. Mi ve
Lo Shrike non c’era. Non fui sorpreso: quell’essere non era stato più visto fin dalla Caduta della Rete dei Mondi, 274 a
Sapevo sul Labirinto ciò che sapevano tutti. Nella vecchia Egemonia si conoscevano nove pianeti dove esisteva un Labirinto. Tutti quei mondi erano simili alla Terra (grado 7,9 secondo l’antica scala Solmev), ma tettonicamente morti e quindi, sotto questo aspetto, assomigliavano più a Marte. I tu