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Una mano le tocca la spalla.

Brawne si sottrae di scatto, si ra

Lamia a

Fedmahn Kassad scuote la testa. Ha alzato i visori e ha modificato la struttura del casco che ora forma un cappuccio sulla schiena della tuta blindata da combattimento. Sembra pallidissimo, sotto il bagliore emesso dalla tuta. Indica la Sfinge. Nell'incavo del braccio sinistro regge il fucile multiuso della FORCE. Granate, custodia col binocolo e altri oggetti misteriosi pendono da ganci e cinghie disseminati sulla tuta blindata. Kassad indica di nuovo la Sfinge.

Lamia si protende verso di lui e grida: — L'ha preso lo Shrike?

Kassad scuote la testa.

— Riesci a vederlo? — Lamia indica il visore notturno e il binocolo.

— No — risponde Kassad. — La tempesta. Rovina le tracce termiche.

Brawne Lamia gira la schiena al vento, sente i granelli di sabbia colpirle la nuca come proiettili di una pistola a fléchettes. Interroga il comlog, ma l'apparecchio le risponde solo che Hoyt è vivo e si muove; non ci sono altre trasmissioni sulla banda comune. Lamia si sposta fino a trovarsi a fianco di Kassad: la loro schiena forma un muro contro la tempesta. — Lo seguiamo? — grida.

Kassad fa un ce

Brawne Lamia torna nella tenda, s'infila gli stivali, indossa il mantello per tutte le stagioni, impugna l'automatica paterna ed esce. Nella tasca del mantello ha un'arma più convenzionale, uno storditore Gier. — Allora vado io — dice.

Sulle prime pensa che il colo

Lamia a

Percorsi venti metri, Lamia non vede più l'accampamento. Dopo altri dieci metri, si trova davanti alla Sfinge. Non c'è segno di padre Hoyt. Nella tempesta le impronte di passi non durano dieci secondi.

L'ampio ingresso alla Stinge è aperto, come sempre da quando l'umanità ha scoperto l'esistenza delle Tombe. Ora appare come un rettangolo nero in una parete debolmente luminosa. La logica suggerisce che Hoyt sia entrato, se non altro per togliersi dalla tempesta; ma un'intuizione al di là della logica dice a Brawne Lamia che la meta del prete non è quella.

La do

Lamia aguzza lo sguardo e vede, per un fuggevole istante, qualcuno o qualcosa stagliarsi contro il bagliore. La figura svanisce subito: o è entrata, o è invisibile contro il semicerchio nero dell'ingresso.

Lamia china la testa e avanza, sotto la pressione del vento che pare spingerla di fretta verso qualcosa di grande importanza.

4

La riunione informativa militare proseguì, monotona, fin verso metà mattino. Sospetto che da parecchi secoli simili riunioni abbiano sempre le stesse caratteristiche: discorsi vivaci e monotoni come un ronzio di fondo, gusto stantio di troppo caffè, cappa di fumo, pile di bozze, vertigine corticale per sovrapposizione di dati. Ho l'impressione che fosse più semplice, quand'ero ragazzo: Wellington radunava i propri uomini (quelli che con accuratezza spassionata definì "i rifiuti della società"), non dava spiegazioni e li mandava a morire.

Riportai l'attenzione sul gruppo. Ci trovavamo in una sala spaziosa: pareti grigie alleggerite da rettangoli bianchi di luce, tappeto grigio, tavolo color bronzo, a ferro di cavallo, con diskey neri e qua e là una brocca d'acqua. Il Primo Funzionario Esecutivo Meina Gladstone sedeva all'apice della curva del tavolo e aveva ai lati i senatori di maggiore importanza e i ministri di gabinetto, e poi ufficiali militari e funzionari di livello inferiore. Alle spalle di tutti quelli seduti al tavolo c'era l'inevitabile grappolo d'aiutanti di campo (nel caso dei militari, come minimo del grado di colo

Io non avevo poltrona. Con un gruppo di altri invitati chiaramente inutili, sedevo su uno sgabello nell'angolo in fondo alla sala, a venti metri dal PFE e anche più lontano dall'ufficiale relatore, un giovane colo

Sedevo sullo sgabello, osservavo Gladstone e di tanto in tanto disegnavo uno schizzo.

Quel mattino, quando mi ero svegliato nella stanza per gli ospiti della Casa del Governo, mentre la vivida luce del sole Tau Ceti filtrava dalle tende color pesca che si erano aperte automaticamente al momento della sveglia fissata per le 6,30, per un istante mi ero sentito perduto, fuori posto, ancora all'inseguimento di Lenar Hoyt e con la paura dello Shrike e di Het Masteen. Poi, come se un potere sconosciuto avesse esaudito il mio desiderio di sognare i miei sogni, c'era stato un minuto di confusione, in cui mi ero alzato a sedere ansimando, allarmato, aspettandomi che il tappeto color limone e la luce color pesca svanissero come il sogno febbricitante che erano, lasciando solo il dolore e il catarro e le terribili emorragie, sangue sulle lenzuola, la stanza piena di luce che si dissolveva nelle ombre dell'appartamento buio in Piazza di Spagna, mentre su tutto incombeva il viso sensibile di Joseph Severn che si chinava, si sporgeva, osservava e aspettava che morissi.

Feci due docce, la prima d'acqua e la seconda di ultrasuoni, indossai un abito grigio, nuovo, che trovai sul letto appena rifatto quando uscii dallo stanzino da bagno, e mi avviai a trovare la corte orientale dove, come diceva l'appunto gentilmente lasciato accanto all'abito nuovo, avrebbero servito la prima colazione.

Il succo d'arancia era appena spremuto. Il bacon era croccante e autentico. Il giornale diceva che il PFE Gladstone avrebbe rivolto un discorso alla Rete, tramite la Totalità e i media, alle 10,30 standard. Le pagine erano piene di notizie di guerra. Fotografie bidimensionali della flotta splendevano a tutto colore. Da pagina tre il generale Morpurgo fissava, truce, i lettori; il giornale lo definiva "l'eroe della seconda rivolta Height". Da un tavolo vicino, dove faceva colazione insieme con quel Neanderthal di marito, Diana Philomel mi rivolse un'occhiata. Ora indossava un abito più formale, blu scuro, che rivelava molto meno, anche se lo spacco lungo il fianco permetteva una breve visione dello spettacolo della notte precedente. Continuò a tenere gli occhi puntati su di me, mentre con unghie smaltate prendeva una fetta di bacon e dava un morso prudente. Hermund Philomel emise un brontolio, leggendo qualcosa di piacevole nelle pagine finanziarie.