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Chiuse gli occhi, inarcò il collo per posporre la sofferenza del piacere che si avvicinava come un'ondata. Sentì sulle labbra sapore di sangue… se il proprio o quello di lei, non sapeva.
Un minuto più tardi, mentre ancora si muovevano insieme, Kassad si accorse di avere le braccia libere. Senza esitare, le circondò la schiena con le dita tese, la spinse rudemente contro di sé, fece scivolare in alto la mano a coppa per premerle gentilmente la nuca.
Il vento riprese a soffiare, il suono tornò, la sabbia mandò dalla cresta della duna minuscoli turbini. Kassad e Moneta scivolarono più in basso lungo il lieve pendio di sabbia, rotolarono insieme nell'onda calda fino al punto dove si sarebbe infranta, dimentichi della notte, della tempesta, della lotta, di ogni cosa, tra
Più tardi, camminando insieme fra le macerie del Monolito di Cristallo, lei lo toccò una volta, con una ferula d'oro, una seconda, con un toroide azzurro. Kassad vide nella scheggia di un pa
"E ora?" domandò Kassad, usando un mezzo che non era né telepatia né suono.
"Il Signore della Sofferenza aspetta."
"Sei la sua ancella?"
"Mai. Sono la sua consorte e la sua nemesi. La sua custode."
"Sei giunta con lui dal futuro?"
"No. Fui tolta dal mio tempo per viaggiare con lui indietro nel tempo."
"Allora chi eri, prima di…"
La domanda fu interrotta dall'improvvisa apparizione… "No" pensò Kassad "l'improvvisa presenza, non apparizione"… dello Shrike.
La creatura era come la ricordava dal loro primo incontro, a
Kassad si te
Non ci fu tempo, per combattere. Un istante il Signore della Sofferenza era a cinque metri di distanza, sul pavimento a piastrelle nere; l'istante successivo fu accanto a Kassad, afferrò l'avambraccio del colo
Kassad si tese, aspettò il colpo, deciso a renderlo anche se significava impalarsi da solo su lame e spine.
Lo Shrike alzò la destra: si materializzò un portale da campo, un rettangolo di quattro metri. Era simile a un teleporter, a parte il bagliore violetto che riempì di luce intensa l'interno del Monolito.
Moneta rivolse un ce
Kassad pensò di ritrarsi, capì che in lui la curiosità era più forte dell'impulso a morire, e varcò il portale insieme con lo Shrike.
18
Il Primo Funzionario Esecutivo Meina Gladstone non riusciva a dormire. Si alzò, si vestì rapidamente nel buio delle stanze poste nel cuore della Casa del Governo e, come spesso faceva quando il so
Materializzò il teleporter privato, lasciò nell'anticamera le guardie del corpo e prese con sé solo una microguardia telecomandata. Non avrebbe preso neppure quella, se le leggi dell'Egemonia e la regola del TecnoNucleo l'avessero consentito.
Su TC2 la mezzanotte era passata da un pezzo, ma su molti mondi sarebbe stato pieno giorno: Gladstone indossò un lungo mantello con visore polarizzato del tipo in uso su Vettore Rinascimento. Calzoni e stivali non rivelavano né genere né classe sociale, anche se in alcuni luoghi la qualità stessa del mantello avrebbe dato nell'occhio.
Gladstone varcò il portale monouso, intuendo, più che vedere e udire, la microguardia ronzare alle sue spalle e salire per mantenersi invisibile, mentre lei usciva in piazza S. Pietro, a Nuovo Vaticano, su Pacem. Per un secondo non seppe perché avesse scelto quella destinazione — forse la presenza dell'antiquato monsignore alla cena su Bosco Divino — ma poi capì: distesa sul letto senza chiudere occhio, aveva pensato ai pellegrini, ai sette che tre a
Gladstone scrollò le spalle e attraversò la piazza. Visitare il mondo natale dei pellegrini era una passeggiata buona quanto un'altra; molte notti inso
Su Pacem il mattino era appena iniziato. Il cielo era giallo e screziato di nuvole verdastre; l'aria era permeata da un odore di ammoniaca che le assalì le mucose nasali e le fece lacrimare gli occhi. Pacem aveva quel lieve lezzo chimico di un mondo non del tutto terraformato né totalmente nemico all'uomo. Gladstone si soffermò a guardarsi intorno.
S. Pietro si trovava sopra un colle; la piazza era racchiusa da un semicerchio di colo
Solo poche persone erano in vista: attraversavano in fretta la piazza o salivano la scala, come se fossero in ritardo alle funzioni. Dalla grande cupola della cattedrale prove
Gladstone percorse il colo
Gladstone amava la Rete. Amava gli esseri umani che vi vivevano; con tutta la loro superficialità, l'egoismo, l'incapacità di cambiare, erano la sostanza della razza umana. Gladstone amava la Rete. L'amava abbastanza da sapere di dover collaborare alla sua distruzione.
Ritornò al piccolo terminex a tre portali, con un semplice comando prioritario alla sfera dati materializzò il proprio nesso teleporter e passò nella luce del sole e nel profumo del mare.
Patto-Maui. Gladstone seppe esattamente dove si trovava. Era ferma sulla collina prospiciente Primosito, dove la tomba di Siri segnava ancora il punto in cui quasi un secolo prima era iniziata la rivolta di breve durata. A quel tempo, Primosito era un villaggio di qualche migliaio di anime e a ogni Settimana di Festa i flautisti davano il benvenuto alle isole mobili spinte a nord verso i pascoli dell'Arcipelago Equatoriale. Ora Primosito si estendeva intorno all'isola fino a scomparire alla vista: arcocittà e alveari residenziali si alzavano per mezzo chilometro in ogni direzione, torreggiavano sopra la collina che un tempo godeva del più bel panorama del mondo marino di Patto-Maui.