Страница 23 из 148
Un lieve brivido mi percorse, nel ricordare il nome della capitale; Hyperion era stato ripopolato da re Billy il Triste con una colonia di poeti, di artisti e di altri sbandati in fuga perché Horace Gle
— Un posto incredibile — disse il sottotenente. — La vera estremità anale del nulla. Voglio dire, niente sfera dati, niente VEM, niente teleporter, niente bar stim-sim, niente di niente. Non c'è da stupirsi se migliaia di stronzi indigeni se ne sta
— Assalgono davvero lo spazioporto? — domandò Hunt.
— No — rispose il sottotenente, con uno schiocco di gomma da masticare. — Ma sono pronti a farlo, rendo l'idea? Ecco perché il secondo battaglione dei marines ha i
— Si sono cacciati da soli? - dissi.
Il sottotenente scrollò le spalle. — Avra
— Le castagne — lo corresse Leigh Hunt, non raccogliendo il gioco di parole.
Altro schiocco di gomma da masticare. — Fa lo stesso.
Il mormorio del vento dive
— Vorrei che ci fosse un oblò — mormorò Leigh Hunt.
Nella navetta faceva caldo e si soffocava. I rimbalzi davano una bizzarra sensazione di rilassamento, come quella di una piccola nave a vela che risalisse e scendesse onde basse. Per alcuni minuti te
10
Sol, Brawne, Martin Sileno e il Console portano i bagagli, il cubo di Moebius di Het Masteen e il corpo di Lenar Hoyt giù per la lunga rampa fino all'ingresso della Sfinge. Ora cade la neve, turbina sulla superficie già butterata delle dune, in una complicata danza di particelle spinte dal vento. Anche se i comlog dicono che la notte è quasi terminata, a oriente non c'è traccia d'alba. Le frequenti chiamate sul collegamento radio comlog non ottengono risposta dal colo
— Vieni, Sol? — lo chiama Brawne Lamia. Gli altri ha
— Eccomi — risponde Sol, ed entra nella tomba. Fotoglobi e lampadine elettriche sono appesi lungo il tu
La prima stanza è piccola, non più di quattro metri per sei. Gli altri tre pellegrini ha
— Il corpo di padre Hoyt è nella stanza accanto — dice Brawne Lamia, rispondendo alla domanda inespressa. — Lì fa anche più freddo.
Sol prende posto vicino agli altri. Anche a quella profondità, ode il raspare della sabbia e della neve spinte dal vento contro la pietra.
— Più tardi il Console proverà di nuovo il comlog — dice Brawne. — Spiegherà a Gladstone la situazione.
Martin Sileno ride. — Non serve a niente. A un cazzo di niente. Quella sa bene cosa fa. Non ci lascerà mai andare via di qui.
— Farò una prova appena dopo l'alba — dice il Console. Ha la voce stanchissima.
— Starò io di guardia — dice Sol. Rachel si agita e piange debolmente. — Tanto, devo dare da mangiare alla bambina.
Gli altri sembrano troppo stanchi per rispondere. Brawne si appoggia a uno zaino, chiude gli occhi, nel giro di qualche secondo respira pesantemente. Il Console si cala sugli occhi il tricorno. Martin Sileno incrocia le braccia e fissa l'entrata, in attesa.
Sol Weintraub si affaccenda con un nutripac: con le dita gelate e artritiche ha difficoltà a tirare la linguetta per l'autoriscaldamento. Guarda nella sacca e si accorge di essere rimasto solo con dieci confezioni e una manciata di pa
La piccina poppa e Sol ciondola la testa, quasi assopito, quando un rumore sveglia tutti.
— Cos'è? — grida Brawne, cercando a tastoni la rivoltella paterna.
— Sst! — la zittisce il poeta, alzando la mano per avere silenzio.
Da qualche parte, al di là della Tomba, il rumore si ripete. Secco e definitivo, taglia il frastuono del vento e il fruscio della sabbia.
— Il fucile di Kassad — dice Brawne Lamia.
— O di un altro — mormora Martin Sileno.
Rimangono in silenzio e tendono le orecchie. Per un lungo istante non c'è alcun rumore. Poi, in un attimo, la notte è piena di frastuono… frastuono che li spinge a ra
11
Mi svegliai proprio mentre la navetta atterrava. "Hyperion" mi dissi, cercando ancora di separare i pensieri dai brandelli del sogno.
Il giovane sottotenente ci augurò buona fortuna e uscì per primo, quando il portello a iride si dilatò e aria fredda e sottile sostituì quella più densa della cabina pressurizzata. Seguii Hunt all'esterno e lungo la rampa d'ormeggio standard, varcai il muro di schermatura e fui sul tarmac.
Era notte; non avevo idea di quale fosse l'ora locale, se il terminatore aveva appena oltrepassato quel punto del pianeta o si avvicinava, ma provai l'impressione che fosse tardi. Pioveva piano, un'acquerugiola profumata di mare e di vegetazione bagnata di fresco. Luci di campo brillavano lungo il perimetro lontano e una ventina di torri illuminate lanciava aloni contro le nuvole basse. Sei giovanotti in divisa campale dei marines scaricavano rapidamente la navetta e il nostro sottotenente parlava in tono vivace a un ufficiale, trenta metri alla nostra destra. Il piccolo spazioporto pareva uscito da un libro di storia, un porto coloniale che risalisse ai primi giorni dell'Egira. Primitivi pozzi di lancio e quadrati d'atterraggio si estendevano per un paio di chilometri verso la massa scura delle montagne a nord; incastellature e torri di servizio badavano a una ventina di navette militari e a piccoli mezzi da guerra intorno a noi; le zone d'atterraggio erano circondate da edifici modulari che mostravano schieramenti di ante
Seguendo lo sguardo di Hunt, notai uno skimmer che si muoveva verso di noi. Il simbolo geodetico azzurro e oro dell'Egemonia, sopra una flangia, era illuminato dalle luci di posizione; la pioggia rigava le torrette di prua ed era spazzata via dai ventilatori in una violenta cortina di nebbia. Lo skimmer si posò, una torretta di perspex si aprì e si ripiegò, un uomo uscì e si mosse in fretta sul tarmac verso di noi.