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— Dal punto di vista genetico, lei è pienamente umano.
Non era una domanda. Non risposi.
— Fu detto che Gesù Cristo fosse pienamente umano — riprese Gladstone. — E anche pienamente divino. Umanità e divinità al punto d'intersezione.
Mi meravigliai che facesse riferimento a quell'antica religione. Il Cristianesimo era stato rimpiazzato dapprima dal Cristianesimo Zen, poi dallo Gnosticismo Zen, poi da un centinaio di teologie e di filosofie più vitali. Il mondo natale del PFE non era un ricettacolo di credenze già scartate: presumevo, e mi auguravo, che non lo fosse nemmeno Gladstone. — Se era pienamente uomo e pienamente Dio — replicai — allora sono la sua immagine di antimateria.
— No — disse Gladstone. — Ritengo che questa definizione corrisponda allo Shrike che in questo momento si confronta con i suoi amici pellegrini.
La fissai. Per la prima volta con me aveva citato lo Shrike, anche se sapevo — e lei sapeva che sapevo — che proprio il piano di Gladstone aveva indotto il Console ad aprire le Tombe del Tempo e a liberare quella creatura.
— Forse avrebbe dovuto prendere parte al pellegrinaggio, signor Severn — disse il PFE.
— In un certo senso, vi prendo parte — replicai.
Gladstone mosse la mano e materializzò una porta per i suoi alloggi privati. — Sì, in un certo senso vi prende parte — ammise. — Ma se la do
Non sapevo che cosa rispondere, quindi rimasi lì, zitto.
— Parleremo ancora domattina, dopo la conferenza — disse Meina Gladstone. — Buona notte, signor Severn. Sogni d'oro.
8
Martin Sileno, Sol Weintraub e il Console risalgono barcollando le dune in direzione della Sfinge, mentre Brawne Lamia e Fedmahn Kassad tornano portando il corpo di padre Hoyt. Weintraub si stringe nel mantello, cerca di riparare la piccina dalla furia delle raffiche di sabbia e dal crepitio luminoso. Guarda Kassad discendere la duna, con le gambe lunghe e nere da vignetta umoristica contro la sabbia elettrizzata, mentre le braccia e le mani di Hoyt penzolano e si muovono lievemente a ogni scivolone e a ogni passo.
Sileno grida, ma il vento porta via le parole. Brawne Lamia indica l'unica tenda ancora in piedi; la tempesta ha fatto crollare o ha strappato le altre. Si affollano nella tenda di Sileno, il colo
— Morto? — grida il Console, togliendo il mantello che Kassad ha avvolto intorno al corpo nudo di Hoyt. Il crucimorfo brilla, roseo.
Il colo
Weintraub cerca manualmente le pulsazioni; non ne trova. Si china, posa l'orecchio sul petto del prete. Non c'è battito cardiaco, ma il gonfiore del crucimorfo è tiepido, contro la guancia. Weintraub guarda Brawne Lamia. — Lo Shrike?
— Sì… penso… non so. — Indica l'antica rivoltella che ancora stringe in mano. — Ho vuotato il caricatore. Dodici colpi contro… contro qualsiasi cosa fosse.
— L'hai visto? — domanda il Console a Kassad.
— No. Sono entrato nella stanza dieci secondi dopo Brawne, ma non ho visto niente.
— E i tuoi stronzissimi marchingegni militari? — dice Martin Sileno. Se ne sta ra
— No.
Dal medipac proviene un lieve segnale acustico; Kassad stacca dalla cintura un'altra cartuccia di plasma e la inserisce nella fessura del medipac; torna a sedersi sui talloni e abbassa il visore per osservare l'apertura della tenda. La voce è distorta dal microfono del casco.
— Ha perso più sangue di quanto possiamo compensare qui. Qualcuno ha portato una valigetta di pronto soccorso?
Weintraub fruga nella sacca. — Ho l'equipaggiamento essenziale. Ma non basta, questa volta. Chi gli ha tagliato la gola, ha reciso tutto.
— Lo Shrike — mormora Martin Sileno.
— Non importa — dice Lamia, stringendosi nelle braccia per smettere di tremare. — Dobbiamo trovargli aiuto. — Guarda il Console.
— È morto — obietta il Console. — Neppure l'attrezzatura chirurgica di una nave lo riporterebbe in vita.
— Dobbiamo fare il tentativo! — grida Lamia, afferrando il Console per la camicia. — Non possiamo lasciarlo a quelle… robacce. — Indica il crucimorfo che brilla sotto la pelle del torace del morto.
Il Console si strofina gli occhi. — Possiamo distruggere il cadavere. Usare il fucile del colo
— Moriremo tutti, se non ci togliamo da questa tempesta di merda! — urla Sileno. La tenda vibra, a ogni raffica il telo di fibroplastica sbatte contro la testa del poeta. Il frastuono di sabbia contro stoffa sembra un razzo in fase di decollo proprio davanti alla tenda.
— Chiama la maledetta nave! Chiamala!
Il Console tira a sé la sacca, come per proteggere l'antiquato comlog. Gocce di sudore gli brillano sulle guance e sulla fronte.
— Possiamo rifugiarci in una Tomba e aspettare che la tempesta finisca — propone Sol Weintraub. — Nella Sfinge, per esempio.
— Non dire cazzate — ribatte Martin Sileno.
Lo studioso cambia posizione nello spazio ristretto e fissa il poeta.
— Hai fatto tutta questa strada per trovare lo Shrike. Vuoi dire d'avere cambiato idea, adesso che a quanto pare ha fatto la prima comparsa?
Da sotto l'orlo del berretto calato sulla fronte gli occhi di Sileno mandano lampi. — Non dico niente, tra
— Forse è una buona idea — dice il colo
Il Console lo guarda.
— Se esiste una sola possibilità di salvare Hoyt, dovremmo fare il tentativo.
Il Console soffre. — Non possiamo andarcene — dice. — Non possiamo andarcene proprio ora.
— No — conviene Kassad. — Non useremo la nave per andarcene. Ma l'attrezzatura chirurgica potrebbe aiutare Hoyt. E potremmo aspettare a bordo che la tempesta finisca.
— E forse scoprire cosa succede lassù — dice Brawne Lamia, muovendo il pollice verso il tetto della tenda.
La piccina, Rachel, strilla a pieni polmoni. Weintraub la culla, le sorregge la testa. — Sono d'accordo — dice. — Se vuole, lo Shrike ci trova anche nella nave. Ci assicureremo che nessuno se ne vada. — Tocca il petto di Hoyt. — Per quanto suoni orribile, l'attrezzatura chirurgica ci fornirebbe dati di valore incalcolabile sull'attività del parassita.
— E va bene — dice il Console. Estrae dallo zaino l'antico comlog, posa la mano sul diskey e mormora alcune frasi.
— Viene? — domanda Martin Sileno.
— Ha confermato l'ordine. Dobbiamo ammucchiare i bagagli per il trasferimento. Ho detto alla nave di atterrare proprio all'ingresso della valle.
Lamia si accorge con sorpresa d'essere in lacrime. Si asciuga le guance e sorride.
— Cosa c'è di tanto divertente? — domanda il Console.
— In questa situazione — risponde lei, passandosi sulla guancia il dorso della mano — riesco solo a pensare come sarebbe bello fare una doccia.
— Bere un goccio — dice Sileno.
— Ripararsi dalla tempesta — dice Weintraub. La piccina prende il latte dal poppatoio.
Kassad sporge testa e spalle fuori della tenda. Alza il fucile e toglie la sicura. — Rivelatori — dice. — Qualcuno si muove proprio al di là della duna. — Il visore si gira verso gli altri, riflette un gruppo livido e ra