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— Come sapete — attaccò il colo

— Oh, perdio — brontolò Morpurgo — passa alla disposizione delle truppe e concludi.

— Sissignore. — Yani deglutì e sollevò la bacchetta. La voce era un po' meno fiduciosa. — Come sapete… voglio dire… — Indicò il continente settentrionale che galleggiava come uno schizzo malamente eseguito della testa e del collo d'un cavallo e terminava in una linea frastagliata dove sarebbero dovuti iniziare i muscoli del petto e della schiena dell'animale. — Questo è Equus. Ha un nome ufficiale diverso, ma tutti lo chiamano così, da quando… questo è Equus. La catena di isole che corre verso sudest… qui e qui… si chiama il Gatto e le Nove Code. In realtà è un arcipelago che comprende più di cento… comunque, il secondo continente in ordine di grandezza si chiama Aquila e forse riconoscerete che assomiglia come forma all'aquila della Vecchia Terra, con il becco qui, sulla costa di nordovest, e gli artigli protesi qui, verso sudovest, e un'ala sollevata in questo punto, fino alla costa di nordest. Questa sezione si chiama pianoro Punta d'Ala ed è quasi inaccessibile a causa delle foreste di fuoco, ma qui e qui, a sudovest, ci sono le principali piantagioni di fibroplastica…

— La disposizione delle truppe! — ringhiò Morpurgo.

Disegnai Yani. Scoprii che è impossibile riprodurre a carboncino il velo di sudore della pelle.

— Sissignore. Il terzo continente è Ursa, ha grosso modo la forma di un orso, ma lì non sono atterrate truppe della FORCE, perché si trova intorno al polo sud ed è quasi inabitabile, anche se la Forza di Autodifesa di Hyperion vi mantiene un posto d'ascolto… — Yani parve rendersi conto di parlare in modo confuso. Drizzò le spalle, con il dorso della mano si asciugò il labbro e continuò in tono più composto. — Le installazioni primarie della FORCE:terra si trovano qui, e qui, e qui. — La bacchetta illuminò zone in vicinanza della capitale Keats, in alto sul collo di Equus. — Unità della FORCE:spazio ha

Meina Gladstone controllò il comlog. Mancavano diciassette minuti alla trasmissione dal vivo. — E i piani di evacuazione?

La compostezza di Yani si sbriciolò. Con una certa disperazione, il colo

— Niente evacuazione — disse l'ammiraglio Singh. — Era una finta, un'esca per gli Ouster.

Gladstone batté la punta delle dita. — Su Hyperion ci sono alcuni milioni di persone, ammiraglio.

— Sì — disse Singh — e li proteggeremo; ma l'evacuazione, anche solo dei sessantamila cittadini dell'Egemonia, è impensabile. Sarebbe il caos, se permettessimo l'ingresso nella Rete ai tre milioni di abitanti di Hyperion. Inoltre, per ragioni di sicurezza, è impossibile.

— Lo Shrike? — domandò Leigh Hunt.

— Ragioni di sicurezza — ripeté il generale Morpurgo. Si alzò, tolse a Yani la bacchetta. Il giovanotto rimase lì fermo per un istante, indeciso, non vedendo posto dove sedersi o stare in piedi; poi si spostò in fondo al salone, accanto a me, assunse la posizione di riposo e fissò un punto nelle vicinanze del soffitto… forse la fine della sua carriera militare.

— L'Unità Operativa 87.2 si trova nel sistema solare di Hyperion — disse Morpurgo. — Gli Ouster si sono ritirati intorno al centro dello Sciame, a circa sessanta UA dal pianeta. Sotto tutti i punti di vista, il sistema è sicuro. Hyperion è sicuro. Attendiamo un contrattacco, ma sappiamo di poterlo respingere. Di nuovo, sotto tutti i punti di vista, Hyperion adesso fa parte della Rete. Domande?

Non ce ne furono. Gladstone uscì, con Leigh Hunt, un gruppo di senatori e i suoi aiutanti personali. I pezzi grossi militari formarono capa

Mi tratte

Chiusi l'album degli schizzi, misi in tasca le matite, cercai l'uscita, la trovai e ne approfittai.

Leigh Hunt mi ve

Sospirai. — Non mi è permesso?

Hunt sorrise, se sorriso si può chiamare quel modo di piegare verso l'alto le labbra sottili. — Sì, certo, signor Severn. Ma il Primo Funzionario Gladstone vorrebbe parlarle ancora, oggi pomeriggio.

— A che ora?

Hunt alzò le spalle. — Una qualsiasi, dopo il discorso. Scelga pure quella che le fa più comodo.

A

Passai davanti a Leigh Hunt e mi diressi all'ingresso principale.

Per lunga tradizione, la Casa del Governo non ha teleporter pubblici nel proprio comprensorio. Dopo una breve camminata al di là degli schermi di sicurezza dell'ingresso principale e attraverso il giardino, arrivai al basso fabbricato bianco che serviva da sala stampa e da terminex. I robocronisti erano raggruppati intorno alla piazzuola di visione centrale, dove il viso e la voce ben noti di Lewellyn Drake, "la voce della Totalità", davano informazioni sul discorso del PFE Gladstone, "di vitale importanza per l'Egemonia". Rivolsi a Drake un ce

Il Grand Concourse era, una volta raggiunto, l'unico luogo della Rete dove si potesse usare gratis il teleporter. Ogni mondo della Rete ha offerto almeno uno dei propri isolati urbani più eleganti (TC2 ne aveva forniti ventitré) per shopping, divertimenti, ristoranti raffinati e bar. Soprattutto bar.

Come il fiume Teti, il Grand Concourse scorreva fra portali di formato militare, alti duecento metri. A forma di fascia richiusa su se stessa, faceva l'effetto di un corso cittadino infinito, un toroide lungo cento chilometri di delizie mondane. Si poteva stare, come facevo io quella mattina, sotto il vivido sole di Tau Ceti e guardare giù lungo il Concourse nella notte di Deneb Drei, viva di luci al neon e di ologrammi, e dare un'occhiata al Mall di Lusus, con i suoi cento livelli, sapendo che più in là c'erano le boutique ombrose di Bosco Divino con il suo viale di mattoni e l'ascensore per raggiungere il Treetops, il più costoso ristorante della Rete.