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— Ho lasciato detto all'entrata di far venire qui la polizia — dice lui. — Ho dovuto anche riferire al signor Crenshaw. — Aggrotta la fronte. — Era in riunione. Lo avvisera
Suona il campanello della porta. Gli impiegati che lavorano in questo edificio ha
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— Salve, signor Arrendale — dice lui tendendo la mano. Io tendo la mia, benché le strette di mano non mi piacciano. So che è il gesto appropriato. — C'è qui un posto dove possiamo parlare?
— Il mio ufficio — dico, e faccio strada. Non ho mai visitatori, quindi c'è una sola sedia. Vedo che il signor Stacy guarda le mie girandole, spirali e altre decorazioni. Non so cosa possa pensarne. Il signor Aldrin mormora qualcosa al signor Stacy ed esce. Io non siedo perché non è educato sedere quando le altre persone sta
— Lei è? — chiede Stacy rivolgendosi a lui.
— Pete Aldrin; sono il supervisore di Lou. Non so se lei capisce… — Aldrin mi lancia un'occhiata che non riesco a interpretare, e Stacy a
— Ho già parlato una volta con il signor Arrendale — dice. Ancora una volta rimango sbalordito per come lo fa
— Ma io… penso che Lou abbia bisogno…
— Signor Aldrin, il signor Arrendale non ha nulla da temere. Noi stiamo cercando di aiutarlo, di fare in modo che quel pazzo non gli faccia del male. Ora, se lei avesse un posto sicuro dove lui possa restare per pochi giorni, mentre noi cerchiamo di localizzare il vandalo, questo ci sarebbe di aiuto, ma altrimenti… non credo proprio che gli serva una balia mentre parlo con lui. Naturalmente, dipende dal signor Arrendale… — Il poliziotto mi guarda. Vedo qualcosa nel suo viso che potrebbe essere un sorriso, ma non ne sono sicuro. È un'espressione ambigua.
— Lou è una persona di grandi capacità e che noi apprezziamo molto — dice il signor Aldrin. — Io volevo solo…
— Assicurarmi che venga trattato come si deve. Lo capisco. Ma deve decidere lui.
Adesso mi guardano tutti e due, e io mi sento impalato da quelle due paia di occhi. So che il signor Aldrin vuole che io gli dica che può rimanere; ma lui vuol rimanere per le ragioni sbagliate e io non desidero che resti. — Andrà tutto bene — lo tranquillizzo. — La chiamerò se avrò bisogno di lei.
— Aspetto fuori, allora. — Esce e io sento i suoi passi risuonare nel corridoio. Entra nel cucinino e sento l'altra sedia scricchiolare. Evidentemente ha deciso di rimanere lì.
Il poliziotto chiude la porta del mio ufficio e siede nella sedia che Aldrin ha portato per lui. Io siedo nella mia poltrona. L'uomo si guarda intorno.
— Le piacciono le cose che girano, vero?
— Sì — dico. Mi chiedo quanto tempo rimarrà. Dovrò rimettere in pari il tempo perso.
— Ora le spiegherò alcune cose sui vandali — dice. — Ce ne sono di diversi tipi. C'è quello… di solito un ragazzino, che vuole solo provocare da
— Lei vuol dire che alcuni vandali non ha
— Esatto. C'è l'individuo che gode a far da
— Anche costoso, per i proprietari delle automobili — dico.
— Certo, e per questo l'azione è illegale. C'è però un terzo tipo di vandalo, e quello è pericoloso: il vandalo che se la prende con una persona in particolare. Tipicamente questa persona comincia con qualcosa che provoca da
Io mi sento come se stessi fluttuando in una sfera di cristallo, non co
— Lei può ritenersi al sicuro — continua Stacy, leggendomi di nuovo nella mente — ma ciò non significa che lei sia al sicuro. L'unico modo per lei di trovarsi al sicuro è di vedere dietro le sbarre il picchiatello che la perseguita.
Ha detto "picchiatello" con tanta naturalezza: mi chiedo se è questo che pensa anche di me.
Legge di nuovo nei miei pensieri. — Spiacente, non avrei dovuto adoperare quel termine… probabilmente termini del genere lei ne avrà sentiti abbastanza. È questo che mi fa infuriare: lei è qui, buon lavoratore e brava persona e quello… quella persona cerca di farle del male. Cosa gli duole?
"Non l'autismo" vorrei dire, ma taccio. Non credo che un autista si comporterebbe in quel modo, però non li conosco tutti e potrei sbagliarmi.
— Voglio solo che lei sappia che stiamo prendendo la cosa sul serio — dice lui. — Anche se al principio non ci siamo mossi molto in fretta. Quindi adesso parliamo chiaro. Il bersaglio dev'essere proprio lei. Ha mai sentito citare il vecchio detto sugli atti ostili?
— No.
— Una volta è un incidente, due volte è una coincidenza, ma tre volte è un atto ostile. Perciò se qualcosa che può essere diretta solo contro di lei accade per tre volte, è il momento di arguire che qualcuno ce l'ha con lei.
Ci penso su per un momento. — Ma… se si tratta di un atto ostile, era così anche la prima volta, vero? Non era un incidente.
Lui sembra sorpreso, aggrotta la fronte, sporge le labbra. — Be'… Già, ha ragione, tuttavia lei non lo sa che è una prima volta finché non accadono le altre e solo allora si può riconoscere che appartengono alla stessa categoria.
— Comunque se accadono tre incidenti veri uno potrebbe pensare che si tratta di atti ostili… e sbagliare.
Lui mi guarda fisso, scuote la testa: — In quanti modi si può sbagliare? — chiede. — E in quanti si può aver ragione?