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Richiamo il lavoro di ieri e i bellissimi schemi tornano a snodarmisi in mente. Un parametro segue l'altro, facendo passare lo schema da una struttura all'altra con fluidità impeccabile. Quando torno ad alzare la testa è passata un'ora e undici minuti. Il signor Crenshaw non sarà più qui adesso, non si trattiene mai tanto a lungo. Vado nell'atrio a prendere un po' d'acqua. L'atrio è vuoto, ma vedo il segno sulla porta della palestra: c'è dentro qualcuno. Non m'importa.

Scrivo le parole che dovrò dire, poi chiamo la polizia e chiedo del primo poliziotto che si è occupato di me, il signor Stacy. Quando è in linea, sento dei rumori di fondo: altre persone sta

— Sono Lou Arrendale — mi presento. — Lei ve

— Sì, sì — dice lui. Mi sembra impaziente, come se non mi stesse realmente ascoltando. — L'agente Isaka mi ha informato del parabrezza la settimana dopo, ma non abbiamo avuto il tempo di approfondire le indagini…

— La notte scorsa mi ha

— Cosa?

— Questa mattina la mia automobile non voleva partire. Ho guardato nel cofano e qualcosa mi è balzata contro. Era un diavoletto a molla che qualcuno aveva messo dove doveva stare la batteria.

— Rimanga lì, manderò qualcuno… — dice.

— Non sono a casa — spiego. — Sono al lavoro. Il mio superiore si sarebbe arrabbiato se avessi fatto tardi un'altra volta. La macchina è a casa.

— Capisco. Dov'è il giocattolo?

— Nel cofano — rispondo. — Non l'ho toccato. Ho solo richiuso.

— La faccenda non mi piace — dice Stacy. — Qualcuno davvero non le vuol bene, signor Arrendale. Una volta passi, ma… lei non ha nessuna idea di chi potrebbe essere il vandalo?

— L'unica persona che conosca e che ce l'abbia con me è il mio capo, il signor Crenshaw — dico. — A lui sono antipatici gli autistici. Vuole che proviamo un trattamento sperimentale…

— Ci sono dunque altri autistici nel posto dove lavora?

Mi rendo conto che non può saperlo. — La nostra sezione è costituita solo da autistici — dico. — Però non credo che il signor Crenshaw farebbe una cosa del genere. Benché a lui non piaccia che noi abbiamo un permesso speciale per guidare e un parcheggio tutto per noi. Pensa che dovremmo prendere la metropolitana come tutti gli altri.

— Ehm. E tutti i vandalismi ha

— Sì. Ma lui non sa nulla del fatto che io tiro di scherma.

— C'è altro?

Non desidero lanciare false accuse. Farlo è sbagliato; ma non voglio nemmeno che la mia macchina subisca altri da

— C'è qualcuno al Centro, Emmy Sanderson, che pensa sia sbagliato da parte mia avere amici normali — dico. — Però lei non sa dove si riunisce il mio circolo di scherma. — Io non credo veramente che sia stata Emmy, tuttavia lei e il signor Crenshaw sono le uniche persone che si siano arrabbiate con me negli ultimi tempi. Ma lo schema appare sbagliato, sia per lei che per il signor Crenshaw.

— Emmy Sanderson — dice lui, ripetendo il nome. — E lei non crede che sappia dove vi radunate per tirare di scherma?

— No. — Emmy non è mia amica, comunque io non credo che abbia fatto quelle cose. Don è mio amico e io non voglio credere che le abbia fatte.

— Non è più probabile che il nostro vandalo sia qualcuno che fa parte del circolo di scherma? Lì c'è qualcuno col quale lei non va d'accordo?

Di colpo mi sento tutto sudato. — Quelli sono miei amici — dico. — Gli amici non fa

Stacy grugnisce e non capisco cosa voglia dire il suo grugnito. — Ci sono amici e amici. Mi parli delle persone che fa

Gli parlo prima di Tom e Lucia e poi degli altri; lui si a

— Erano tutti lì in queste ultime settimane?

— Non tutti ogni settimana. — Gli dico quelli che riesco a ricordare. — E Don è passato a un altro istruttore, perché si è offeso con Tom.

— Con Tom? Non con lei?

— No. — Non so come riferire l'accaduto senza criticare degli amici, e criticare gli amici è sbagliato. — Don certe volte scherza, ma è mio amico — dico. — Si è offeso con Tom perché Tom mi ha parlato di una cosa che Don aveva fatto molto tempo fa, e Don non voleva che me la dicesse.

— Qualcosa di brutto? — chiede Stacy.

— Eravamo a un torneo — racconto. — Don ve

— Ehm. Ho l'impressione che questo sia più che altro un motivo per tagliare le gomme del suo istruttore. Dovremo controllare, però. Se le viene qualche altra idea, me la comunichi. Manderò qualcuno a prendere il giocattolo: vedremo di riuscire a ricavarne qualche impronta digitale, se sarà possibile.

Dopo aver riattaccato, mi siedo e penso a Don, ma non è piacevole. Penso a Marjory, invece.

Marjory ha detto a Lucia che io le piaccio? Questa è un'altra cosa che la gente normale fa, penso. Loro sa

Ricordo le accuse di Emmy. Ma le allontano dalla mia mente. Marjory è mia amica, me lo ha detto, e io devo crederle se davvero le sono amico.

Accendo il ventilatore per mettere in moto le mie girandole e spirali. Ne ho bisogno: sto respirando troppo in fretta e mi sento il collo bagnato di sudore. È a causa dell'automobile, a causa del signor Crenshaw, a causa del fatto che ho dovuto chiamare la polizia. Non a causa di Marjory.

Dopo qualche minuto la funzionalità del mio cervello torna all'analisi e alla creazione di schemi. Ma non lascio tornare la mia mente a Cego e Clinton. Lavorerò per una parte dell'intervallo del pranzo onde pareggiare il tempo che mi ci è voluto per parlare col signor Stacy, ma non i due minuti e diciotto secondi che il signor Crenshaw mi ha fatto perdere.

Immerso nella bellezza e complessità degli schemi, non ne emergo per il pranzo fino alle 13.28.17.

La musica nella mia mente è il Concerto per violino n.2 di Bruch. A casa ne ho quattro interpretazioni diverse. Una risale al Ventesimo secolo ed è la più vecchia, ma è ancora la migliore.

Questa musica rende più agevole distinguere alcuni tipi di schemi piuttosto che altri. Bach ne mette in risalto la maggior parte, ma non quelli che sono… l'unica definizione che mi viene in mente è "ellittici". Le lunghe ondate di questa musica, che oscurano gli schemi a favo illuminati da Bach, mi aiutano a trovare e costruire le lunghe, asimmetriche componenti che trovano riposo nella fluidità.

È una musica oscura. Sentirla mi dà l'impressione di lunghe scie ondulanti di tenebra, come nastri nerazzurri agitati dal vento di notte, oscurando e rivelando le stelle. Ora morbida, ora più alta, ora il violino solista con l'orchestra che alita nello sfondo e ora in crescendo, col violino che naviga sull'orchestra come un nastro su una corrente d'aria.

Credo che sarebbe la musica giusta anche per leggere Cego e Clinton. Mangio in fretta e carico il timer del mio ventilatore. In questo modo gli ammiccamenti e i barbagli della luce mi fara