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Faccio scorrere quest'audio diverse volte, cercando di accordare i toni di voce alle espressioni così come le ricordo. Loro mi ha

Se non fossi stato quel che sono, cosa sarei stato? Qualche volta ci ho pensato. Se avessi trovato facile capire ciò che la gente dice, avrei desiderato ascoltare di più? Avrei imparato a parlare con maggiore scioltezza? E a causa di ciò avrei potuto avere più amici, forse diventare popolare? Cerco d'immaginarmi da bambino, come un bambino normale che chiacchiera allegramente con la famiglia, gli insegnanti e i compagni. Se fossi stato quel bambino, invece di me, avrei imparato la matematica altrettanto facilmente? E le immense e complicate strutture della musica classica mi sarebbero apparse così chiare fin dalla prima audizione? Ricordo la prima volta che sentii la Toccata e Fuga in Re Minore di Bach… la gioia intensa che provai. Sarei stato in grado di fare il lavoro che faccio? E se no, quale altro lavoro sarei stato in grado di fare?

Tutti i testi che ho letto sulla mia condizione sono d'accordo su un punto, e cioè sulla permanenza dei miei handicap, come li chiamano. Gli interventi precoci possono migliorare i sintomi, ma il problema centrale rimane. Io sentivo quel problema centrale giorno dopo giorno, come se avessi nel mezzo del mio essere un grosso masso rotondo, una presenza pesante e imbarazzante che influenzava qualunque cosa facessi o cercassi di fare.

Ma se non ci fosse stata?

Non avevo letto più nulla sul mio autismo dopo essere uscito da scuola. Non ho studiato chimica, biochimica o genetica… Lavoro per un'azienda farmaceutica ma di farmaci so pochissimo. Conosco solo gli schemi, le configurazioni che scorrono attraverso il mio computer, quelle che identifico e analizzo e quelle che mi chiedono di creare.

Non so come le altre persone imparano cose nuove, ma il mio modo d'imparare funziona bene per me. Quando avevo sette a

Così guidai la bicicletta intorno al cortile, imparando come il manubrio sussultava, si contorceva e sobbalzava mentre la ruota anteriore passava sull'erba e sulle pietre. Poi vi salii a cavalcioni mantenendo i piedi a terra e guidai la bicicletta intorno in quel modo, manovrando il manubrio, facendola cadere e rialzandola. Infine provai la bicicletta lungo la discesa del nostro vialetto d'ingresso, guidandola a zigzag con i piedi in aria ma pronto a fermarmi. Solo dopo di ciò provai a pedalare, e non caddi mai.

Tutto sta nel sapere da dove cominciare. Se si comincia dal punto giusto e si segue la strada giusta, si arriva al risultato voluto.

Se voglio capire quali effetti può avere questo trattamento che renderà ricco il signor Crenshaw, allora devo sapere come lavora il cervello… come lavora veramente. È come il manubrio della bicicletta, è lui che guida tutta la persona. E devo imparare anche cosa sono i farmaci e come funzionano.

Tutto ciò che ricordo del cervello dai giorni di scuola è che è fatto di materia grigia e adopera un sacco di glucosio e di ossigeno. Io volevo che il mio cervello fosse come un computer, qualcosa che lavorasse bene da solo e non facesse errori.

I testi dicevano che il problema dell'autismo era centrato nel cervello, e ciò mi faceva sentire come un computer guasto, qualcosa che bisognava distruggere o rimandare in fabbrica. Tutti gli interventi, tutti gli a

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Sta

Siedo davanti al computer tentando di scoprire uno schema in questa situazione. Scoprire schemi, configurazioni, è la mia capacità maggiore. La fede negli schemi, nell'esistenza degli schemi è apparentemente il mio credo, è parte di ciò che sono.

Quando ero bambino trovai in biblioteca un libro che parlava solo di proporzioni, dalle più piccole alle più grandi. Pensai che era il miglior libro che ci fosse in giro. Non capivo come facessero gli altri bambini a preferire libri privi di struttura, che raccontavano storie di complicati sentimenti e desideri umani. Perché doveva essere più importante leggere la vicenda di un ragazzino immaginario che entrava a far parte di una squadra di calcio altrettanto immaginaria anziché imparare come le stelle marine e le stelle del cielo potevano rientrare nelle stesse configurazioni?

Quello che ero allora pensava che astratti schemi numerici fossero più importanti di astratti schemi di relazioni. I grani di sabbia sono reali, le stelle sono reali. Sapere quali legami li univano mi dava un senso di calore, di sicurezza. Le persone che mi circondavano erano abbastanza difficili, a volte perfino impossibili, da interpretare. I personaggi dei libri mi confondevano ancor peggio.

Quello che sono ora continua a pensare che se le persone fossero numeri sarebbero più facili da capire. Però quello che sono ora sa che le persone non ha

Mi fa venire le vertigini pensare a questo, perché dentro io mi sento una persona sola, non tre o quattro o una dozzina. Io sono lo stesso Lou, quando rimbalzo sul trampolino o sono seduto nel mio ufficio o mentre sto ascoltando Emmy o esercitandomi con Tom o guardando Marjory e sentendo in me quel calore e quel senso di leggerezza. Le impressioni si muovono su di me come la luce e l'ombra su un paesaggio in un giorno di vento. Le colline rimangono le stesse, sia che si trovino nell'ombra delle nuvole o al sole.

Nelle immagini delle nuvole che corrono attraverso il cielo io ho visto uno schema… nuvole che si formano da una parte e si dissolvono nel cielo chiaro dall'altra, dove le colline formano una cresta.

Penso agli schemi nel nostro gruppo di schermidori. Secondo me, è chiaro che chiunque mi abbia rotto il parabrezza questa sera sapeva dove trovare il preciso parabrezza che voleva rompere. Sapeva che io ero lì e sapeva qual era la mia macchina.

Quando penso alle persone che conoscono di vista la mia auto e poi alle persone che sa