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«Sì» rispose Shadow, «però se mi batte un’altra volta sulla fronte le spezzo la mano.»
Chernobog sbuffò. Poi disse: «Dovrebbero essere grati, quelli di qui. È diventato un posto molto potente. Già trent’a
«Judy Garland?» chiese Shadow.
Chernobog fece seccamente segno di no con la testa.
«Sta parlando di Louise Brooks» spiegò il signor Nancy.
Shadow decise di non indagare su chi fosse Louise Brooks. Invece disse: «Sentite un po’, quando Wednesday è andato a incontrarli avevano patteggiato una tregua».
«Sì.»
«E adesso noi stiamo andando a ritirare il suo corpo avendo patteggiato una tregua.»
«Sì.»
«E sappiamo che mi vogliono morto o comunque fuori gioco.»
«Ci vogliono tutti morti» disse Nancy.
«Quello che non capisco è perché riteniamo che oggi giochera
«Perché ci incontriamo al centro. È…» disse Chernobog. Aggrottò la fronte e poi continuò: «Come si dice il contrario di sacro?».
«Profano» rispose Shadow senza riflettere.
«No» disse Chernobog. «Voglio dire un posto che è meno sacro di qualsiasi altro posto al mondo. Con una sacralità negativa. Posti dove non si può costruire nessun tempio. Dove la gente non vuole andare e se ci va scappa appena può. Posti dove gli dèi mettono piede soltanto se ci sono costretti.»
«Non saprei» disse Shadow. «Non mi sembra che ci sia una parola per dirlo.»
«Tutta l’America è un po’ così» continuò Chernobog. «Per questo non siamo benvenuti. Però il centro è il punto peggiore. È come un campo minato dove tutti ci muoviamo con troppa circospezione per osare rompere la tregua.»
Avevano raggiunto il pulmino. Chernobog diede a Shadow una pacca affettuosa sul braccio. «Sta’ tranquillo» gli disse in tono cupo ma rassicurante. «Nessuno ti ucciderà. Nessuno oltre a me.»
Quella sera stessa, prima che facesse completamente buio, Shadow trovò il centro dell’America su un’insignificante collina a nordovest di Lebanon. Fece il giro della chiesetta su ruote e del monumento di pietra e alla vista del motel a
Parcheggiarono anche loro e in quel momento un uomo con uniforme e berretto da autista uscì dal motel illuminato dai fari del pulmino. Si portò una mano alla visiera per salutarli, salì sulla Humvee e partì.
«Macchina grossa, cazzo piccolo» disse il signor Nancy.
«Credete che ci siano i letti, in questo posto?» chiese Shadow. «Non so da quanto non dormo in un letto. Qui sembra che aspettino solo la squadra dei demolitori.»
«Il motel appartiene ad alcuni cacciatori texani» spiegò il signor Nancy. «Ci vengono una volta all’a
Scesero. Davanti al motel li aspettava una do
«Lieta di conoscervi» disse. «Dunque… lei dev’essere Chernobog. Ho sentito molto parlare di lei. E lei è Anansi, sempre pronto a combinarne una, eh? Vecchio buontempone. E tu sei Shadow. Ci hai fatto fare una bella corsa, vero?» Gli strinse la mano con una presa decisa e lo guardò negli occhi. «Io sono Media. Molto piacere. Mi auguro di poter concludere la faccenda che ci attende nel modo migliore possibile.»
Le porte d’ingresso si spalancarono. «Non so perché, Toto» disse il ragazzo grasso che Shadow aveva conosciuto sulla limousine, «ma credo che questo non sia più il Kansas.»
«Invece lo è» ribatté il signor Nancy. «Anzi, oggi l’abbiamo attraversato praticamente tutto. Accidenti se è piatto.»
«Qui manca l’energia elettrica e non c’è acqua calda» disse il ragazzo grasso. «E voi tre avete bisogno di un bel bagno, senza offesa. Puzzate come se foste stati su quel pulmino per una settimana.»
«Non vedo la necessità di dire certe cose» interve
Te
C’era anche un uomo, seduto nella penombra. «Avete fame?» chiese.
«Io ho sempre fame» rispose il signor Nancy.
«L’autista è andato a prendere hamburger per tutti» disse l’uomo. «Torna tra poco.» Alzò gli occhi. Faceva troppo buio per guardarsi in faccia, però disse ugualmente: «Tu sei Shadow, eh? Lo stronzo che ha ammazzato Woody e Stone?».
«No» rispose Shadow. «Li ha uccisi qualcun altro. Io ti conosco.» Era vero. Era stato dentro la sua testa. «Devi essere Town. Sei poi riuscito a scoparti la vedova di Wood?»
Town cadde dalla sedia. In un film sarebbe stata una scenetta divertente, nella vita reale fu soltanto una penosa goffaggine. Si rialzò di scatto e si avvicinò a Shadow che lo guardò dall’alto in basso. «Non cominciare niente se non sei pronto ad arrivare fino in fondo.»
Il signor Nancy gli mise una mano sul braccio. «La tregua, ricordi? Siamo nel centro.»
Town si allontanò e andò ad appoggiarsi al banco da cui prese tre chiavi. «In fondo al corridoio» disse. «Prendete.»
Consegnò le chiavi al signor Nancy e sparì tra le ombre del corridoio. Si sentì il rumore di una porta aperta e richiusa con un tonfo.
Nancy diede una chiave a Shadow e una a Chernobog. «Abbiamo una torcia, sul pulmino?» chiese Shadow.
«No» rispose Nancy. «È soltanto buio. Non devi aver paura del buio.»
«Non è il buio che mi fa paura, ma la gente che ci si nasconde.»
«Il buio è una bella cosa» disse Chernobog. Non sembrava avere alcuna difficoltà a vedere dove metteva i piedi e li condusse lungo il corridoio immerso nelle tenebre infilando le chiavi nelle toppe senza esitazioni. «Io sono alla dieci» disse. E poi aggiunse: «Media. Mi sembra di aver già sentito questo nome. Non è la do
«La do
Nancy era nella stanza numero otto e Shadow di fronte, alla nove. La camera puzzava di umidità, era polverosa e abbandonata. C’era una rete e un materasso senza lenzuola. La luce dell’imbrunire che entrava dalla finestra la rischiarava debolmente. Shadow sedette sul materasso, si tolse le scarpe e si sdraiò. Aveva guidato troppo, negli ultimi giorni.
Forse dormì.
Stava camminando.
Un vento freddo gli incollava addosso i vestiti. I minuscoli fiocchi di neve erano quasi cristalli in polvere agitati dal vento.
C’erano alberi spogli, invernali. C’erano alte montagne su ogni lato. Era un tardo pomeriggio d’inverno: cielo e neve avevano raggiunto la stessa tonalità di rosso profondo. Più avanti — stabilire le distanze risultava impossibile in quella luce - guizzavano gialle e arancioni le fiamme di un falò.
Un lupo grigio lo precedeva lentamente.
Shadow si fermò. Anche il lupo sì fermò, e si voltò ad aspettarlo. Aveva un occhio che luccicava, di un verde giallastro. Shadow scrollò le spalle e ripartì in direzione delle fiamme. Il lupo riprese il suo lento incedere.
Il falò bruciava in un boschetto. Dovevano essere almeno duecento alberi, in due filari. Appese agli alberi c’erano delle sagome, e in fondo un edificio che somigliava vagamente a una barca capovolta. Era di legno, coperta di creature e facce lignee — draghi, grifi, troll e cinghiali - che danzavano al bagliore incerto delle fiamme.