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«Ovunque vada la mia gente, là io ho occhi e orecchi» disse lei. «Sta’ attento, bello…» Seguì un momento di silenzio, poi all’apparecchio tornò il signor Ibis. «Mike?»
«Sì.»
«C’è qualche difficoltà a rintracciare tuo zio. Sembra impossibilitato a muoversi. Comunque cercherò di far arrivare un messaggio a Nancy. Buona fortuna.» Riattaccò.
Shadow sedette ad aspettare il ritorno di Chad nell’ufficio vuoto, rimpiangendo che non ci fosse niente a distrarlo. Con riluttanza riprese in mano il Minutes, lo aprì a caso e cominciò a leggere.
Un’ordinanza presentata e approvata con otto voti contro quattro nel dicembre del 1876 proibiva di sputare e di gettare tabacco sui marciapiedi e sul pavimento dei luoghi pubblici.
Il 13 dicembre 1876 Lemmi Hautala, dodici a
L’incendio scoppiato nelle stalle e nelle scuderie Olsen la settimana successiva era stato spento senza da
Shadow cercò nelle colo
E poi, mosso non soltanto dal capriccio, andò a vedere le pagine che riguardavano l’inverno del 1877 e trovò ciò che cercava. Era un appunto nei verbali di ge
Shadow stava studiando i verbali dell’inverno 1878 quando Chad Mulligan entrò, dopo aver bussato, con l’aria di un bambino che torni a casa con una pagella piena di brutti voti.
«Ainsel» disse. «Mike. Sono desolato. Personalmente mi piaci. Però questo non cambia le cose, capisci?»
Shadow rispose che capiva.
«Non posso far altro che arrestarti per violazione della libertà vigilata.» Gli lesse i suoi diritti, riempì alcuni moduli, gli prese le impronte digitali e lo accompagnò lungo il corridoio, fino al gruppo di celle che si trovavano dall’altra parte dell’edificio.
C’era un lungo banco, alcune porte su un lato della stanza, due celle e un’altra porta. Una delle celle era occupata da un uomo che dormiva sul pavimento di cemento sotto una coperta sottile. L’altra era vuota.
Dietro il banco una do
Il gabinetto intasato era pieno fino all’orlo di un liquame scuro, feci liquide e piscio acre di bevitori di birra.
Quando uscì diede i suoi indumenti alla do
Shadow era riuscito a nascondere nei calzini le quattro banconote da cento dollari che aveva sfilato dal portafogli, insieme al dollaro d’argento fatto sparire mentre si svuotava le tasche.
«Senti» disse uscendo dalla cella dove si era cambiato, «non potrei finire di leggere il libro?»
«Mi dispiace, Mike, le regole sono regole» rispose Chad.
Liz andò a riporre gli effetti personali di Shadow in uno sgabuzzino e Chad lo salutò dicendo che lo affidava all’ottimo agente Bute. Liz lo guardò con l’aria stanca, per niente lusingata. Chad uscì. Squillò il telefono e Liz — l’agente Bute — rispose. «Okay» disse. «Okay. Nessun problema. Okay. Nessun problema. Okay.» Riagganciò il ricevitore facendo una smorfia.
«Qualche problema?»
«Sì. Be’, non proprio. Una specie. Mandano qualcuno a prenderti da Milwaukee.»
«Perché dovrebbe essere un problema?»
«Perché devo tenerti qui dentro per tre ore con me» rispose la do
«Sì, insopportabile.»
«Lo farei per chiunque. Non vedo l’ora di andare nella nuova sede. Ieri abbiamo avuto una do
«Sceglierò le manette, anche se non mi piacciono.»
L’agente Bute ne staccò un paio dalla cintura e batté una mano sulla fondina, come per ricordargli che era armata. «Metti le mani dietro la schiena.»
Le manette stringevano, Shadow aveva i polsi grandi. Poi gli mise i ceppi alle caviglie e lo fece sedere su una panca all’altra estremità del banco, contro il muro. «Adesso» disse, «se tu non dai fastidio a me io lascio tranquillo te.» Girò il televisore in modo che potesse vederlo anche lui.
«Grazie.»
«Quando avremo gli uffici nuovi» spiegò l’agente Bute «questi casini non succedera
Il Tonight Show terminò e cominciò un episodio di Cheers. Shadow non aveva l’abitudine di guardarlo, ma la puntata in cui la figlia di Coach arriva al bar l’aveva vista molte volte. Secondo lui si finisce per vedere sempre lo spesso episodio dei programmi che uno non segue, a
L’agente Liz Bute si assopì davanti allo schermo. Non era profondamente addormentata, ma nemmeno sveglia, quindi non si accorse che a un certo punto i personaggi di Cheers avevano smesso di recitare le loro battute per mettersi a fissare Shadow.
Diane, la barista bionda che si crede un’intellettuale, fu la prima a rivolgergli la parola. «Shadow» disse, «eravamo così preoccupati per te. Sei scomparso dalla circolazione. Mi fa tanto piacere vederti, anche se in ceppi e couture penitenziaria.»
«Quello che dovresti fare, secondo me» pontificò quel seccatore di Cliff, «è di evadere durante la stagione della caccia, quando si vestono tutti d’arancione.»
Shadow rimase in silenzio.
«Ah, il gatto ti ha mangiato la lingua, a quanto pare» disse Diane. «Be’, ci hai fatto fare proprio un bell’inseguimento!»
Shadow distolse lo sguardo. L’agente Liz aveva cominciato a russare debolmente. La cameriera Carla sbottò: «Ehi, stronzo! Abbiamo interrotto la puntata per farti vedere qualcosa che te la farà fare addosso. Sei pronto?».
L’immagine vacillò e lo schermo diventò nero. La parola DIRETTA pulsava in bianco nell’angolo in basso a sinistra. Una sommessa voce femminile fuori quadro disse: «Non è ancora tardi per passare dalla parte dei vincitori. Comunque sei libero di restare dove sei. Essere americano significa poter scegliere. Questo è il miracolo americano. Libertà di fede significa essere liberi di credere nella cosa sbagliata, in fondo. Esattamente come la libertà di parola ti dà il diritto di tacere».