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Shadow sospirò. «Non ho mai ucciso nessuno. Davvero. Adesso andiamo al bar e beviamo qualcosa. Oppure, a un tuo ordine, faccio inversione e ti riporto a casa. In un caso o nell’altro spero che non chiamerai la polizia.»
Attraversarono il ponte in assoluto silenzio.
«Chi ha ucciso quei due?»
«Se te lo dicessi non mi crederesti.»
«Ti crederò.» Adesso sembrava arrabbiata. Shadow si domandò se portare la bottiglia di vino a cena fosse stata una buona idea. Certo in quel momento la vita non era un cabernet.
«Non sarà facile.»
«Io posso credere a qualsiasi cosa. Non hai idea di quello che riesco a credere.»
«Ah sì?»
«Credo in cose reali e in altre che non lo sono e credo in altre cose ancora che nessuno sa se sono reali o no. Credo in Babbo Natale e nel coniglietto di Pasqua e in Marilyn Monroe e nei Beatles, in Elvis e Mister Ed. Guarda… credo che gli uomini siano esseri perfettibili, che il sapere sia infinito, che il mondo sia nelle mani di un cartello bancario segreto e che gli alieni vengano a trovarci regolarmente, alieni bravi e tutti rugosi che assomigliano ai lemuri e alieni cattivi che mutilano il bestiame e vogliono rubarci l’acqua e le do
Shadow fu tentato di staccare le mani dal volante per applaudire. Invece disse: «Va bene. Allora se ti racconto quello che ho scoperto non penserai che sono matto da legare».
«Può darsi. Prova.»
«Ci crederesti se ti dicessi che tutti gli dèi immaginati sono ancora con noi?»
«… Può darsi.»
«E che nel mondo ci sono dèi nuovi, dèi dei computer e dei telefoni e cose così, e che tutti sembrano credere che non ci sia posto per entrambe le categorie. E che molto probabilmente scoppierà una specie di guerra.»
«Sono stati questi dèi a uccidere i due uomini?»
«No, li ha uccisi mia moglie.»
«Mi pareva che avessi detto che tua moglie era morta.»
«Infatti.»
«Allora li ha uccisi prima di morire?»
«Dopo. Non chiedermi di più.»
Sam alzò una mano e allontanò i capelli dalla fronte.
Si fermarono davanti al Buck Stops Here, sulla Main Street. Nell’insegna sul vetro c’era un cervo con l’aria stupita che, ritto sulle zampe posteriori, teneva tra quelle anteriori un boccale di birra. Shadow afferrò il sacchetto con il libro e scese dalla macchina.
«Perché devono farsi la guerra?» domandò lei. «Sembra superfluo. Che cosa c’è in palio?»
«Non lo so.»
«È più facile credere nell’esistenza degli alieni. Magari Town e Come Cavolo Si Chiama erano Uomini Neri di tipo alieno.»
Erano in piedi sul marciapiede davanti al bar. Sam smise di parlare e guardò Shadow mentre il suo respiro rimaneva sospeso nell’aria come una pallida nuvoletta. «Dimmi solo che sei dalla parte giusta.»
«Non posso» rispose lui. «Mi piacerebbe ma… sto facendo del mio meglio.»
Sam, senza smettere di guardarlo, si morse il labbro inferiore. Poi a
Shadow le aprì la porta e furono assaliti da un’ondata di caldo e musica. Entrarono.
Sam si avvicinò a salutare gli amici. Shadow fece un ce
A quel punto qualcuno cominciò a gridare.
Un urlo orribile, sguaiato, tipo ho-visto-un-fantasma, un urlo isterico che interruppe di colpo ogni conversazione nel locale. Shadow si voltò, sicuro che stessero uccidendo qualcuno, poi si rese conto che invece stavano tutti guardando lui. Perfino il gatto nero, che durante il giorno dormiva sul davanzale, era in cima al jukebox con la coda ritta e la schiena a gobba e lo stava fissando.
Il tempo rallentò la sua corsa.
«Prendetelo!» strillò una voce femminile molto prossima all’isteria. «Oh, per amor del Cielo, qualcuno lo fermi! Non fatelo scappare! Vi prego!» Shadow la conosceva.
Nessuno si mosse. Lo fissavano. E lui fissava loro.
Chad Mulligan si avvicinò passando in mezzo ai clienti del locale. La do
Chad teneva ancora in mano il bicchiere di birra, che appoggiò sul tavolo più vicino. «Mike» disse.
«Chad» ribatté lui.
Audrey Burton afferrò una manica di Chad. Era pallidissima e aveva gli occhi gonfi di lacrime. «Shadow» disse, «brutto bastardo. Schifoso bastardo assassino.»
«Sei sicura di conoscere quest’uomo, cara?» chiese Chad. Sembrava a disagio.
Audrey Burton lo guardò incredula. «Ma sei matto? Ha lavorato per a