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«E allora scappa?»

Il vecchio a

«Posso offrirle qualcosa, Hinzelma

«Niente caffè. Mi dà acidità di stomaco. Solo acqua.» Il vecchio scosse la testa. «Il problema più grosso in questa parte del paese è la miseria. Non la miseria della Depressione, qualcosa di più… qual è la parola per dire che si infila dappertutto come gli scarafaggi?»

«Insidiosa?»

«Sì ecco, insidiosa. Il legname non dà più lavoro. Le miniere non da

«Lakeside sembra una prospera cittadina.»

Il vecchio chiuse e aprì rapidamente le palpebre. «E non è un’impresa da poco. Credimi. È una bella città ed è l’energia di tutti a renderla bella. Non che la mia famiglia non fosse povera, quand’ero piccolo. Chiedimi che infanzia povera ho avuto.»

Shadow assunse l’espressione seria di chi sta al gioco e disse: «È stata un’infanzia povera la sua, signor Hinzelma

«Solo Hinzelma

Shadow fece un fischio di incredulità. Hinzelma

«Verrò» disse Shadow. «Come sta Tessie?»

«È in letargo fino a primavera. Stammi bene, Mike Ainsel.» Uscendo si chiuse la porta alle spalle.

Dopodiché, l’appartamento sembrò ancora più freddo.

Shadow si infilò la giacca e i guanti. Poi gli stivali. Dalle finestre non si riusciva a vedere quasi niente perché lo strato di ghiaccio sulla parte interna dei vetri trasformava il panorama lacustre in un dipinto astratto.

Il suo respiro formava nuvolette nell’aria.

Uscì sul portico di legno e bussò alla porta dei vicini. Sentì una voce femminile gridare a qualcuno di tacere e abbassare il volume della televisione… un bambino, pensò, perché in genere gli adulti non si rivolgono ad altri adulti urlando in quel modo. La porta si aprì e una do

«Sì?»

«Sono Mike Ainsel, signora. Il nuovo vicino.»

La do

«Signora, nel mio appartamento si muore di freddo. Quel po’ di calore che arriva dalla grata non riscalda per niente.»

Lei lo guardò dall’alto in basso, poi l’ombra di un sorriso le sfiorò gli angoli della bocca. «Entri, prego. Se non entra si gelerà anche da noi.»

Shadow entrò. Il pavimento era disseminato di giocattoli di plastica colorati e accanto a un muro c’era un mucchio di carte da regalo strappate dai pacchetti natalizi. Un bambino incollato alla televisione guardava la videocassetta di Hercules, dove al momento un satiro saltellava gridando. Shadow cercò di dare la schiena allo schermo.

«Allora» cominciò la do

«Piacere di conoscerla» disse Shadow. Si sfilò un guanto e ricambiò la stretta. «Sa una cosa? Ho sempre pensato che Olsen fosse un cognome per persone più bionde di lei.»

«Il mio ex marito era biondo come da manuale. Biondo e roseo. Non si abbronzava nemmeno sotto la minaccia di un’arma da fuoco.»

«Missy Gunther mi ha detto che lei scrive per il giornale locale.»

«Missy Gunther racconta tutto a tutti. Non capisco che bisogno ci sia di un giornale locale, con lei intorno.» A

Quando lei lo guardò con i suoi occhi neri, Shadow sperimentò un istante di puro déja vu. Sono già stato qui, pensò.

No, lei mi ricorda qualcuno.

«Comunque se vuole riscaldare la casa deve fare come le ho detto.»

«Grazie. Quando sarà calda venga a trovarmi con il bambino.»

«Si chiama Leon. Piacere di averla conosciuta, signor… scusi…»

«Ainsel» disse Shadow. «Mike Ainsel.»

«Che tipo di nome è Ainsel?»

Shadow non ne aveva la minima idea. «Il mio» rispose. «Temo di non essermi mai interessato troppo alla storia di famiglia.»

«Norvegese, forse?»

«Non che io sappia» disse. Poi gli tornò in mente lo zio Emerson Borson e aggiunse: «Dal lato paterno, perlomeno».

Prima che arrivasse Wednesday, Shadow aveva sigillato tutte le finestre, sistemato un termoconvettore nel salotto e un altro in camera da letto. L’appartamento era quasi confortevole.

«Che cosa cazzo è quella porcheria rossa che guidi?» chiese Wednesday come formula di saluto.

«Be’, tu ti sei preso la mia porcheria bianca. A proposito, dov’è?»

«L’ho scambiata con un’altra a Duluth. La prudenza non è mai troppa. Non preoccuparti… quando abbiamo finito ti darò la tua parte.»

«Che cosa ci faccio qui?» chiese Shadow. «A Lakeside, voglio dire. Non al mondo.»

Wednesday sorrise in quel suo modo speciale che a Shadow faceva venire voglia di tirargli un cazzotto. «Sei venuto a vivere qui perché è l’ultimo posto dove verrebbero a cercati. A Lakeside ti posso tenere al riparo da sguardi indiscreti.»

«Chi dovrebbe cercarmi? I berretti neri?»

«Esattamente. Ho paura che ormai per noi la House on the Rock sia territorio proibito. È un momento difficile, comunque ce la faremo. Si tratta soltanto di battere i piedi, agitare i gagliardetti e fare qualche capriola prima che l’azione vera e propria cominci, leggermente più tardi del previsto. Credo che aspettera

«Come mai?»

«Perché possono anche blaterare discorsi su micromillisecondi e mondi virtuali e slittamenti paradigmatici e quello che ti pare, ma abitano in questo pianeta e sono pur sempre vincolati al ciclo delle stagioni. Questi sono i mesi morti. Una vittoria ottenuta adesso sarebbe una vittoria morta.»

«Non so di cosa stai parlando» disse Shadow. Non era del tutto vero. Una vaga idea ce l’aveva, ma sperava che fosse sbagliata.

«Sarà un inverno duro, e noi due impiegheremo il tempo nel modo più saggio, radunando le truppe e scegliendo il campo di battaglia.»

«D’accordo» disse Shadow. Sapeva che Wednesday gli stava dicendo la verità, o quantomeno una parte di verità. La guerra era vicina. No, non era esatto: la guerra era già cominciata, adesso stava per iniziare lo scontro finale. «Mad Sweeney mi ha detto che quando ci siamo incontrati la prima volta lui lavorava per te. Me l’ha detto prima di morire.»