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«Sei molto gentile» disse Shadow. «Non dovresti essere in giro a dare la caccia ai criminali, invece di perdere tempo con i nuovi arrivati? Non che mi lamenti, bada bene.»
Mabel ridacchiò: «Glielo diciamo sempre anche noi».
Mulligan scrollò le spalle. «Questa è un città tranquilla» dichiarò con semplicità. «Non succede granché. Capita sempre di fermare qualcuno che supera il limite di velocità, il che non è male, visto che sono le multe a pagarmi lo stipendio. Venerdì e sabato sera può capitare che qualche stronzo si ubriachi e picchi la moglie, o viceversa, succede anche quello. Do
La do
«E tu cos’hai fatto?» chiese Shadow.
«Gli ho parlato. Mi sono fatto consegnare il fucile. Ha smaltito la sbronza in galera. Dan non è una cattiva persona, era soltanto ubriaco e infelice.»
Shadow pagò la sua colazione e, malgrado le proteste, anche la cioccolata di Chad Mulligan.
L’He
Probabilmente uno splendore, come la ragazza alla cassa che passava la rumorosa pistola elettronica che legge il codice a barre sui suoi acquisti e che di sicuro sarebbe stata capace di usare lo sca
«Dieci paia di mutandoni lunghi?» chiese. «Facciamo scorta, eh?» Era bella come un’attrice del cinema.
A Shadow sembrò di avere ancora quattordici a
Non aveva alcun desiderio di verificare la carta di credito che gli aveva dato Wednesday, perlomeno non con il capo della polizia in piedi accanto a lui tutto desideroso di collaborare, e quindi pagò in contanti. Portò i sacchetti con gli acquisti nel bagno degli uomini e ne uscì indossando parecchi capi nuovi.
«Stai bene, gigante» disse Mulligan.
«Almeno sto al caldo» rispose Shadow, e infatti fuori nel parcheggio il vento freddo gli bruciò la faccia ma il resto del suo corpo rimase caldo. Dietro invito di Mulligan sistemò le borse nel bagagliaio e salì, accanto al posto di guida.
«Allora, Mike Ainsel, cos’è che fai nella vita?» chiese il poliziotto. «Che mestiere fa un uomo grande e grosso come te, e pensi di farlo anche qui a Lakeside?»
Il cuore gli batteva forte ma la voce uscì ferma. «Lavoro per mio zio, che commercia in tutto il paese. Faccio i lavori pesanti.»
«Ti paga bene?»
«Sai com’è, sono suo nipote. Sa che non lo deruberò mai e intanto io imparo il mestiere. Fino a quando non scopro che cosa voglio fare davvero.» La spiegazione scivolò liscia come l’olio e suonò convincente. In quel momento a Shadow sembrava di sapere tutto sul conto di Mike Ainsel, e lo trovava simpatico. Mike non aveva nessuno dei suoi problemi. Non era mai stato sposato. Non aveva mai subito l’interrogatorio su un treno merci del signor Wood e del signor Stone. I televisori non parlavano con lui («Ti va di vedere le tette di Lucy?» gli chiese una voce nella memoria). Mike Ainsel non faceva brutti sogni e non sentiva avvicinarsi minacciosa una tempesta.
Riempì la cesta di Dave’s Finest Food con la sua idea di rifornimento da area di servizio sull’autostrada: latte, uova, pane, mele, formaggio, biscotti. Cibarie generiche. Più tardi avrebbe fatto una vera spesa. Mentre lui si aggirava tra gli scaffali, Chad Mulligan salutava gli altri clienti e lo presentava. «Questo è Mike Ainsel, ha preso l’appartamento nella vecchia casa dei Pilsen. Quello sul retro» diceva. Shadow rinunciò subito a ricordare i nomi. Si limitò a sorridere e a stringere mani, sudando un po’, a disagio, con i nuovi indumenti termici nel negozio riscaldato.
Mulligan lo accompagnò al Lakeside Realty, che si trovava proprio di fronte al negozio. Missy Gunther li ricevette fresca di messa in piega. Non ci fu bisogno di presentazioni perché sapeva già chi era Mike Ainsel. Il caro signor Borson che aveva affittato l’appartamento un paio di mesi prima era suo zio Emerson, giusto, un vecchietto molto simpatico; e la vista, non era forse da urlo? Be’, caro, aspetti primavera e vedrà, perché noi siamo molto fortunati, pensi che da queste parti quasi tutti i laghi diventano verdi di alghe, in estate, una cosa da far rivoltare lo stomaco, mentre il nostro, be’, venga qui il quattro luglio e vedrà, praticamente lo si può bere, e il signor Borson aveva pagato un a
A metà della litania il capo della polizia Chad Mulligan si congedò. «A quanto pare in ufficio ha
Shadow e Missy andarono insieme a casa di lei: nel cortile era parcheggiato il vecchio fuoristrada. La neve l’aveva mezzo coperto di una coltre abbagliante e il resto della carrozzeria risaltava per quella tonalità stucchevole di porpora che può venire in mente solo a chi si fa un sacco di ca
Comunque partì al primo tentativo, il riscaldamento funzionava, anche se impiegò dieci minuti al massimo regime prima di trasformare la temperatura dell’abitacolo da insopportabilmente gelida a fredda passabile. Mentre il cambiamento climatico era in atto, Missy Gunther portò Shadow in cucina: scusi il disordine, ma i ragazzini lasciano giocattoli dappertutto dopo Natale e lei non aveva il cuore di spostarli, non voleva per caso mangiare un po’ di tacchino avanzato? Be’, il caffè, allora, ci vuole un attimo a prepararlo. Lui sedette vicino alla finestra spostando un grosso modellino di automobile e confessò a Missy Gunther che gli domandava se avesse già conosciuto i vicini di non averli ancora incontrati.
Mentre il caffè gocciolava dal filtro fu informato che nel palazzo abitavano altri quattro inquilini: all’epoca in cui era casa Pilsen i Pilsen occupavano il pianterreno e affittavano i due appartamenti di sopra, adesso giù abitano il signor Holz e il signor Neiman, che sono una coppia, e quando dico coppia, signor Ainsel, Cielo, c’è gente di tutti i tipi, più varietà di quelle degli alberi nella foresta, anche se quella varietà lì di uomo di solito finisce su a Madison o a Twin Cities, ma a dire la verità qui non si scandalizza nessuno. Passano l’inverno a Key West e tornera