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— No. I nostri uomini ha
Angai fece il gesto che significava "vedete". Alzò lo sguardo. — Il sole si trova nella parte occidentale del cielo e stiamo arrivando al periodo più caldo del giorno. Abbiamo sentito parlare Eddie. Adesso dobbiamo sentire l’altra persona. Ifana.
Tradussi.
La Ivanova a
Agopian disse qualcosa in russo.
La Ivanova a
Una bellissima metafora, e la Ivanova non avrebbe potuto ri
— Quell’epoca è finita, almeno per la maggioranza della popolazione della Terra. — Fece una pausa.
Dissi: — Ivanova sostiene che i nostri antenati non erano cattive persone. Avevano brutte abitudini, e abbiamo abbandonato quelle abitudini.
— Abbiamo imparato nel modo più difficile, attraverso terribili sofferenze, che una società basata sull’avidità individuale è molto pericolosa. Per sopravvivere dobbiamo pensare in termini più ampi. Dobbiamo pensare alle specie e al pianeta. Se non lo facciamo, moriremo, o morira
Dissi — Abbiamo imparato che non possiamo essere avidi o egoisti.
— Bene! — esclamò la vecchia dal pelame grigio, quella che aveva parlato prima.
— Una società proletaria si basa sulla collaborazione. Le persone non si sfruttano a vicenda, e non sfruttano neppure i loro vicini. Quando si incontrano con membri di altre società, lo fa
Dissi: — Adesso lavoriamo insieme. Non rubiamo. Quando incontriamo persone di altri villaggi, scambiamo doni.
La Ivanova guardò Angai. — Vorremmo trascorrere un po’ di tempo nel vostro paese per imparare qualcosa sulla tua gente e su questo pianeta. In cambio vi insegneremo qualcosa sulla nostra gente e sulla Terra. Credo francamente che questo scambio di informazioni non causerà alcun da
— Lei sostiene che la nostra gente vuole venire a fare visita e a scambiare storie. È convinta che sarà un bene per tutti.
— Sta dicendo la verità? — domandò Angai.
— È convinta di quello che ti ha detto. E anche Eddie.
— Il vecchio ha qualcosa da aggiungere?
Tradussi la domanda.
— Soltanto questo — disse il signor Fang. Guardò la sciamana. — Questo è il vostro pianeta e la decisione spetta a voi. Lasceremo a voi la decisione. Se, in futuro, vorrete che ce ne andiamo, lo faremo.
— Lui sostiene che questo è il vostro paese. Potete dirci di restare. Potete dirci di andare, adesso o in qualsiasi momento.
Angai si accigliò. — Tutto questo lo so. Crede che sia una stupida? — Si alzò in piedi. — Adesso termineremo. Io andrò a riflettere su tutto ciò che ci ha
Le do
Io aiutai il signor Fang ad alzarsi in piedi.
— Non sono completamente d’accordo con i Taoisti — disse. — Ma forse ci addossiamo troppi compiti. Fare la storia è un’ardua impresa, e può essere pericoloso. Credo che prenderò una tazza di tè, guarderò il fiume e rifletterò sull’inazione.
Attraversammo il villaggio. Il vecchio si appoggiava al mio braccio. Mi resi conto di quanto fosse esile e fragile.
— D’altra parte — continuò il signor Fang — c’è la storia di Yu l’ingegnere. Stava viaggiando per affari di governo e doveva attraversare un fiume. Un grosso drago giallo urtò contro l’imbarcazione.
"I barcaioli erano terrorizzati. Yu si mante
"Il drago appiattì le orecchie, lasciò cadere la coda e si allontanò nuotando. Yu proseguì il suo viaggio. Mi è sempre piaciuta quella storia."
Scendemmo lungo la scogliera del fiume. Lo aiutai a salire sulla barca della Ivanova e a sistemarsi in una poltroncina sul ponte. La cabina era vuota. Yunqi doveva essere andata a trovare Tatiana. Preparai il tè e lo portai fuori. Lapsang Souchong. Lo sorseggiammo e osservammo gli uccelli che pescavano nel fiume.
Yunqi tornò e preparò il pranzo. Fettuccine fredde e verdure sottaceto. Mangiammo insieme sul ponte. I sottaceti erano deliziosi.
Dopo un po’ Derek ci raggiunse e bevve una birra, con i piedi appoggiati sul parapetto, le scarpe nuove che luccicavano. — Molto meglio! Non mi piacciono i discorsi. Non ha
Feci il gesto dell’approvazione.
— Che cosa fara
— Non lo so — risposi.
Yunqi assunse un’aria corrucciata. — Il nostro lavoro è importante.
— Questo è il loro paese — disse il signor Fang.
Decisi che ero accaldata e appiccicosa e non mi sentivo affatto dell’umore adatto per ascoltare congetture sulla gente del villaggio. — Vado a fare una nuotata.
Derek fece il gesto che significava "è una buona idea".
Andai sull’altra barca.
Agopian e la Ivanova erano seduti sul ponte. Stavano chiacchierando in russo, in tono sommesso e attento. Mi rivolsero un’occhiata, poi tornarono alla loro conversazione.
Eddie era seduto su un divano nella cabina e leggeva.
— Dov’è Tatiana? — chiesi.
— Al villaggio. Voleva vedere le persone. Potrebbe essere la sua unica opportunità. Potrebbero dirci di andarcene. — C’era qualcosa nella sua voce. Speranza? Soddisfazione?
Presi un asciugamano e una bottiglia di sapone dal bagno. — Di che cosa sta
— Non ne ho idea. Non mi è mai passato per la testa che mi sarebbe servito conoscere il russo. Il loro lavoro nelle scienze sociali non è niente di speciale, soprattutto nei campi che interessano a me.
— Non è probabilmente niente. — Presi una tuta nuova, di un giallo intenso. — Vado a nuotare nel fiume. Se non sarò di ritorno fra un’ora, tirate fuori le reti.
— Okay.
Mi lavai nell’acqua bassa in prossimità della riva, poi nuotai verso il centro del fiume. Era ormai metà pomeriggio. Le scogliere sopra di me erano ancora illuminate dalla luce del sole, ma la foresta lungo il fiume era in ombra. Galleggiai sulla schiena, lasciando che la corrente mi portasse verso sud-est.
Qualcosa fischiò. Sollevai la testa. C’era un bipede sulla riva. Era alto due metri, giallo a strisce blu e con una bella gola azzurra. Un predatore. Vidi le zampe anteriori munite di artigli e la bocca piena di denti aguzzi. Forse un osupa? Mi osservò, impavido, poi fischiò di nuovo. Altri animali emersero dalle ombre: un branco. I piccoli erano grandi la metà dei loro genitori e a chiazze invece che a strisce. Dieci in tutto. Sulla terra mi avrebbero fatto paura, ma non avevano l’aria di nuotatori. Mi rigirai e nuotai lentamente contro corrente in direzione della barca. La corrente era più forte di quanto mi fossi resa conto e quando mi issai a bordo ero stanca. Mi sedetti a prua, respirando affa
I predatori dominanti sembravano essere gli animali chiamati assassini. Erano a quattro zampe e avevano una certa somiglianza con i tassi o i leopardi, se l’arte dei nativi era precisa. I bipedi predatori stavano forse venendo espulsi? Oppure riempivano un’altra nicchia ecologica? Forse gli assassini predavano prevalentemente cornacurve, mentre questi animali predavano i loro cugini erbivori. Altre domande a cui Marina avrebbe dovuto trovare una risposta. Mi vestii e andai a poppa.