Страница 108 из 133
— Quattro di loro sono uomini.
— Sediamoci — disse Angai. — Qui sotto il lembo della tenda. Non c’è motivo di stare scomode mentre parliamo.
Ubbidimmo. Anche Hua. Angai le rivolse un’occhiata severa. — Non sono certa che questo sia un argomento per bambini.
— L’intero villaggio è qui. Sta
Angai fece il gesto che significava "molto bene". — Ma sta’ in silenzio! Fa’ attenzione! Impara quello che fa una sciamana!
Hua fece il gesto dell’assenso.
— Ora. — Angai guardò Nia. — Spiegami che cos’è tutta questa faccenda.
— Queste persone sono diverse. Non si tratta soltanto della mancanza di pelo. Guarda i suoi occhi. — Puntò il dito verso di me. — Sono bianchi e marroni come il terreno all’inizio della primavera, quando la neve incomincia a sciogliersi. Chi ha mai visto occhi come questi? Guarda le sue mani. Ha due dita in più, e non sono deformi. Tutta la sua gente ha due dita in più. Amica della mia infanzia, tira un respiro! Hai mai sentito una persona che odori così prima d’ora?
Angai a
Nia si protese in avanti. — Lei non è una persona nel modo in cui lo sei tu, Angai.
Aprii la bocca per protestare, poi la richiusi. Nia era tutt’altro che una stupida. Doveva avere un motivo per quello che faceva.
— Loro ha
"Però…" Nia fece una pausa. "Ha
Angai fece il gesto che significava "questo è possibile".
— Fra queste persone gli uomini non sono solitari, ma vivono insieme alle do
— Aiya! - esclamò una do
Angai fece il gesto che esigeva silenzio. — Continua.
— È per questo motivo che sta
— Ma vogliono venire nel villaggio — disse Angai.
Nia mi rivolse un’occhiata.
— Sì — dissi. — Loro… noi… abbiamo una difficoltà. Una controversia che non siamo in grado di appianare. Vogliamo il vostro consiglio, il consiglio del tuo popolo.
— Non c’è da stupirsi che bisticcino — saltò su a dire una do
Un’altra do
— I cornacurve si accoppiano in autu
Esitai.
Nia disse: — Ho osservato con attenzione queste persone e le ho ascoltate. È mia opinione che siano sempre pronte ad accoppiarsi.
Dal pubblico si levò un’altra serie di esclamazioni. Angai fece il gesto che esigeva silenzio. Restammo tutti in attesa. Lei aggrottò la fronte. — Sei sicura che queste siano persone, Nia?
— Sei tu la sciamana. Questa ti sembra uno spirito? Un demonio? O uno spettro?
Angai mi toccò il braccio. — È solida. Siamo in pieno giorno. Non può essere uno spettro.
— E se fosse un demonio? — chiese una delle do
Angai mi fissò. — Ho visto demoni nei miei sogni. I loro occhi ardono come fuoco. Le loro mani e i loro piedi ha
— Gli spiriti ha
Angai fece un gesto che non conoscevo. — Non sono animali. Non sono spiriti. Non sono spettri né demoni. Dunque devono essere persone. Ci ha
Una do
Angai alzò una mano. — Loro non sono come noi. Non possiamo giudicarli nello stesso modo in cui giudichiamo noi stessi.
Parecchie do
Il sole ormai era basso. Raggi di luce, quasi orizzontali, risplendevano fra le tende, illuminando lo spiazzo, la vegetazione e le persone: robuste matrone, vecchie curve, ragazze flessuose, numerosi bambini. Le do
Conoscevo la maggior parte dei gesti. "Sì." "No." "Hai torto o sei pazza." "Siamo d’accordo." "L’accordo è assolutamente impossibile."
Tornai a guardare Angai. Lei osservava e ascoltava, il volto inespressivo.
— Che cosa sta succedendo? — domandai a Nia.
— Alcune di loro sono d’accordo con Angai. Altre no. Gridera
Mi voltai a guardare la folla. La discussione proseguì. I bambini, quelli più grandicelli, se ne andarono alla chetichella, evidentemente a
Le altre do
La luce abbandonò gradualmente lo spiazo. Solo le sommità delle tende erano illuminate, e le punte delle insegne di metallo. L’oro, l’argento e il bronzo luccicavano contro il cielo, che era limpido e di un intenso verdeazzurro.
Alla fine regnò il silenzio rotto solo dal piagnucolio dei neonati e dalle voci acute e chiare di un gruppetto di bambini che avevano dato inizio a un nuovo gioco.
— Hai! Hai! Ah-tsa-hai!
Le do
Le do
Angai mi guardò. — La giornata è quasi finita. È una cattiva idea incominciare qualcosa di importante al buio. Pertanto, ti chiedo di fare ritorno presso le vostre barche. Torna domattina con tutti. Tutta la tua gente. Ascolteremo il vostro problema.
Feci il gesto della gratitudine e mi alzai in piedi.
— Tu, Nia. — Angai guardò la mia compagna. — Va’ con la persona senza pelo. La gente qui ti conosce da troppo tempo. Dimenticherà che ora sei una straniera e non ti tratterà con la cortesia dovuta a una viaggiatrice.
Nia fece il gesto dell’assenso.
Hua disse: — Voglio andare con loro.
Angai si accigliò.
— No — ribatté Nia. — Non voglio che la gente dica che sei uguale a me.
— Nia ha ragione — dichiarò Angai. Guardò la figlia adottiva. — Domani vedrai le persone senza pelo. Questa notte resterai qui.
Hua fece il gesto della riluttante acquiescenza. La folla si divise. Nia e io vi passammo in mezzo.
— Aiya! - esclamò Nia. — Che giornata!
Scendemmo lungo la scogliera. Le luci sulla prima imbarcazione erano state accese. Tenui e regolari, illuminavano il ponte scoperto sulla parte posteriore della barca. L’oracolo se ne stava seduto lì, rosicchiando la zampa anteriore di un bipede. Alzò lo sguardo quando salimmo a bordo. — Che cosa è successo? Ti sei procurata del cibo?
— No — rispose Nia.
— È meglio che ti sbrighi. È finito tutto a parte questa e il cibo della gente di Lixia.
— Non mi hai lasciato niente?
— Credevo che avresti mangiato al villaggio.
— Aiya!
Lui le porse l’osso.