Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 16 из 27

Peter tirò subito la spada dal fodero. Era intento a mostrarla al signor Castoro quando la signora Castoro interve

Così tornarono alla caverna dov’erano i fagotti. Il signor Castoro si mise a preparare tramezzini di pane e prosciutto, mentre la moglie versava il tè bollente. Fecero una splendida colazione. Non appena ebbero finito, il vecchio signor Castoro si alzò in piedi dicendo: — È tempo di rimetterci in cammino, andiamo.

11

Aslan si avvicina

Edmund, nel frattempo, passava dei momenti poco allegri. Il nano era andato a preparare la slitta e il ragazzo sperava che la regina si sarebbe mostrata gentile come la prima volta. E invece no. Quando si azzardò a chiedere: — Maestà, potrei avere i dolci che mi ha promesso? — Ella rispose seccamente: — Zitto tu, imbecille. — Poi sembrò ripensarci e mormorò tra sé: — Non vorrei che questo marmocchio mi svenisse dalla fame, strada facendo. — Quindi batté le mani col suo fare imperioso e subito comparve un altro nano. — Porta qualcosa da mangiare e da bere a quest’essere umano — ordinò, e dopo un attimo il nano fu di ritorno. In una mano teneva un piatto di ferro con del pane secco, nell’altra una brocca d’acqua.

— Ecco i dolci per il principino — disse con un sogghigno ripugnante, e depose il tutto sul pavimento ai piedi di Edmund.

— Porta via subito questa roba — gridò Edmund, con stizza. — Non mangio pane secco, io.

La strega si voltò verso di lui e lo guardò con un’espressione così terribile che il ragazzo si affrettò a scusarsi, prese il pane e cominciò a sbocconcellarlo.

Mentre Edmund masticava un boccone che sapeva vagamente di muffa, entrò il primo nano a

Prima di partire la strega chiamò Maugrim, il lupo, che arrivò a grandi balzi e si mise ai suoi ordini.

— Prendi con te il più veloce dei lupi — disse la strega. — Andrai di corsa sulla diga, alla casa dei castori, e ucciderai tutti quelli che troverai all’interno. Io andrò a ovest e dovrò percorrere qualche miglio prima di trovare il punto adatto per attraversare il fiume con la slitta. Se non c’è nessuno alla diga, va’ di corsa alla Tavola di Pietra e nasconditi ad aspettarmi. Se incontrerai per strada qualche essere umano, sai cosa devi fare.

— Tu hai parlato, Maestà — ringhiò il lupo. — Io obbedisco. — Maugrim se ne andò veloce come un cavallo al galoppo, chiamò uno dei suoi peggiori lupacci e si diresse di corsa alla diga. Giunto sul posto in pochi minuti, puntò dritto sulla casetta dei castori. Buon per loro e per i tre ragazzi che dopo la partenza fosse caduta molta neve: altrimenti Maugrim e il suo compare avrebbero a

Nel frattempo il nano cocchiere guidava la slitta nel buio della notte fredda, frustando le re

Come si sentiva infelice, il povero Edmund (e stanco, impaurito, bagnato fino all’osso). Capiva bene che non c’era la minima probabilità che la Strega Bianca lo facesse diventare re o principe. Le bugie che si era raccontato per convincersi che fosse buona, gentile e avesse diritto al trono, gli sembravano enormi sciocchezze. Avrebbe dato qualunque cosa per trovarsi ancora con gli altri, perfino con Peter. L’unica consolazione era sperare che si trattasse di un brutto sogno dal quale presto o tardi si sarebbe svegliato: perché a mano a mano che proseguivano nel viaggio, un’ora dopo l’altra, gli pareva davvero di sognare.

Ma la faccenda durò più a lungo di quanto potrei raccontarvi, anche se riempissi pagine e pagine. È meglio perciò che vi dica quello che avve

A un certo punto la Strega Bianca gridò: — Cosa succede, qui? Ferma, ferma!

La slitta si fermò subito. Per un attimo Edmund sperò che la strega avesse deciso di far colazione, come la fortunata comitiva che si vedeva laggiù, sotto i pini. Ma la Strega Bianca aveva ben altre intenzioni: fissava accigliata il gruppetto composto da una coppia di scoiattoli con i loro piccoli, un nano, due satiri giovanissimi e una volpe molto vecchia seduti intorno a una tavola. Edmund non riusciva a vedere cosa stessero mangiando ma sentiva un buon odorino di crostata di prugne, e sulla tavola pareva che ci fossero decorazioni natalizie. La volpe, che era la più anziana di tutti, si era alzata in piedi proprio in quel momento e, sollevando il bicchiere, si preparava a fare un brindisi. Ma quando lei e gli altri commensali videro la slitta e chi la occupava, ogni allegria sparì dai loro volti. Papà Scoiattolo restò con la forchetta a mezz’aria, uno dei due satiri si immobilizzò con la forchetta in bocca e gli scoiattolini cominciarono a squittire terrorizzati.

— Cosa significa questo? — chiese la strega.

Nessuno rispose.

— Cosa significa, ho detto — gridò lei. — Rispondete, luridi parassiti, o volete che il mio nano vi tiri fuori la lingua a suon di frustate? Cos’è questa baldoria, queste leccornie, questi sprechi? Dove avete preso le vivande? Dove le avete rubate?

— No, Maestà — rispose la volpe — nessun furto. Ce le ha

— Chi vi ha fatto questi regali? — gridò ancora la strega.

— B-b-babbo N-n-natale — balbettò la volpe.

— Cosa? — ruggì la Strega Bianca, scendendo di scatto dalla slitta. Con pochi e rapidi passi si portò vicino al gruppetto di creature terrorizzate. — Non è possibile che sia arrivato qui, non è assolutamente possibile!

In quel momento uno dei piccoli scoiattoli perse completamente la testa, e battendo il cucchiaio sulla tavola si mise a gridare con allegria: — Sì… sì… è stato lui, è stato lui.

Edmund vide che la Strega Bianca si mordeva le labbra al punto che all’angolo della bocca apparve una goccia di sangue.

Poi lei alzò la bacchetta magica.

— Oh, no, per favore, no! — gridò Edmund.

Ma già la bacchetta si muoveva nell’aria. Si può dire che il ragazzo non avesse ancora finito di gridare, e dove prima c’era un’allegra brigata non rimasero che statue di marmo. Creature di pietra sedevano attorno a una tavola di pietra, davanti a piatti di pietra, impugnando forchette di pietra (uno ce l’aveva addirittura in bocca), intente a mangiare una bellissima crostata di prugne di pietra.

— E questo è per te — disse la strega, rifilando un ceffone in pieno viso al ragazzo. — Così un’altra volta impari a chiedere pietà per le spie e i traditori.

Per la prima volta in vita sua, Edmund provò un gran dolore non per sé ma per altre creature. Era tristissimo vedere le figurine di pietra e pensare che sarebbero rimaste immobili e silenziose, nella luce del sole o nel buio della notte, per giorni e giorni, a

Ripresero il viaggio.

Ben presto Edmund si rese conto che la slitta, nella sua corsa, gli schizzava in faccia neve fradicia, meno bianca e certo meno fredda. Anche l’aria era più mite e stranamente nebbiosa, una cortina che diventava via via più fitta, mentre la corsa della slitta rallentava. Dapprima Edmund pensò che fosse colpa delle re