Страница 76 из 131
«Non faccia ripartire il treno» ordinò Simkins. «E soprattutto non apra le porte.»
«Okay.»
«Può farci salire sulla prima carrozza?»
Il capotreno a
«La richiuda subito» ordinò Simkins estraendo la pistola. Salì sul vagone illuminato a giorno con i due agenti, mentre il capotreno faceva quanto gli era stato detto.
C’erano solo quattro persone, tre adolescenti e un’anziana signora, che rimasero comprensibilmente spaventate nel veder salire quegli uomini armati. Simkins mostrò il tesserino. «Tranquilli» disse. «Rimanete pure seduti. Non è successo niente.»
A quel punto i tre agenti cominciarono la perlustrazione, procedendo di carrozza in carrozza. Durante l’addestramento a Camp Peary, quella tecnica era sopra
È solo una questione di tempo.
Arrivato al penultimo vagone, però, Simkins cominciò a i
«Ultima carrozza» a
Come cavolo sono riusciti a sfuggirci? Simkins corse fino in fondo al vagone deserto, guardando dietro tutti i sedili. Poi si voltò verso i suoi uomini, furibondo. «Dove diavolo sono finiti?»
79
Dodici chilometri a nord di Alexandria, Robert Langdon e Katherine Solomon stavano attraversando con calma un grande prato coperto da un velo di brina.
«Dovresti fare l’attrice» commentò Langdon, ancora colpito dalla prontezza di riflessi e dalla capacità di improvvisazione di Katherine.
«Anche tu sei stato bravo» disse lei sorridendo.
Sulle prime, Langdon era rimasto sconcertato dalla sceneggiata di Katherine sul taxi: tutto a un tratto si era voluta far portare in Freedom Plaza sostenendo di aver avuto una folgorazione che aveva a che fare con la stella di David e il Gran Sigillo degli Stati Uniti. Aveva disegnato su un biglietto da un dollaro uno schema che ricorreva in i
Alla fine Langdon aveva capito che Katherine stava cercando di fargli vedere non qualcosa sulla banconota, bensì una spia luminosa dietro il sedile del conducente. La minuscola lampadina era così sporca che Langdon non l’aveva neppure notata. Guardando più da vicino, tuttavia, si era accorto che era accesa ed emanava una fievole luce rossa. E aveva letto la scritta:
Sgomento, si era voltato verso di lei, e Katherine gli aveva fatto ce
Sa
Langdon non aveva idea di quanto tempo restasse loro prima che il taxi venisse fermato e circondato, ma era evidente che occorreva agire in fretta. Era stato al gioco, intuendo che Katherine voleva andare in Freedom Plaza non perché pensava di trovarvi la soluzione all’enigma della piramide, ma perché lì c’era un’importante stazione della metropolitana — Metro Center — da cui avrebbero potuto prendere le linee rossa, blu o arancione, per un totale di sei possibili direzioni diverse.
Appena scesi dal taxi, dopo una piccola improvvisazione finalizzata a far perdere le proprie tracce e a spedire gli inseguitori al Masonic Memorial di Alexandria, erano corsi a prendere non la linea blu, bensì la rossa, per andare dalla parte opposta.
Erano saliti sul treno che andava in direzione nord ed erano scesi alla sesta fermata, a Tenleytown, un quartiere elegante e tranquillo. La loro meta era un edificio imponente che si stagliava all’orizzonte nei pressi di Massachusetts Avenue, al centro di un grande prato ben curato.
Ora che erano "fuori dagli schermi radar", per usare l’espressione di Katherine, camminavano con relativa calma sull’erba umida. Sulla loro destra c’era un giardino in stile medievale, famoso per i suoi roseti e per il gazebo di pietra detto Shadow House. Lo superarono, proseguendo verso l’edificio che era stato loro indicato. Un luogo che contiene dieci pietre provenienti dal monte Sinai, una venuta direttamente dal cielo e una che reca le sembianze dell’oscuro padre di Luke.
«È la prima volta che vengo qui di notte» disse Katherine alzando gli occhi verso le torri illuminate. «Che spettacolo!»
Langdon ne conve
La cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, pensò, inaspettatamente emozionato all’idea di rivederla dopo tanti a
«Ma davvero nella cattedrale ci sono dieci pietre provenienti dal monte Sinai?» domandò Katherine ammirando i due campanili gemelli.
Langdon a
«E c’è anche un pezzo di roccia lunare?»
Una pietra che viene direttamente dal cielo. «Sì. Una delle vetrate, la Space Window, è dedicata all’esplorazione dello spazio e ha al centro un frammento di pietra lunare.»
«Okay, ma non dirmi che è vera anche la terza cosa.» Katherine lo guardò di sottecchi con aria scettica. «C’è una statua di… Darth Vader?»
Langdon ridacchiò. «L’oscuro padre di Luke Skywalker? Certo. Darth Vader è uno dei doccioni più famosi della cattedrale.» Indicò le torri sul lato ovest. «Di notte è difficile distinguerlo, ma c’è.»
«Ma come ha fatto un personaggio di Guerre stellari a finire nella cattedrale di Washington?»
«È stato indetto un concorso fra i ragazzi delle scuole per la realizzazione di una gargouille che rappresentasse il volto del male. Ha vinto Darth Vader.»
Arrivarono alla scalinata davanti all’ingresso principale, sormontato da un arco alto venticinque metri decorato da un meraviglioso rosone. Salendo, Langdon ripensò allo sconosciuto che gli aveva telefonato.
Non faccia nomi, per carità. Mi dica, è riuscito a proteggere la mappa che le è stata affidata? Langdon aveva male alla spalla e non vedeva l’ora di poter posare la pesante borsa. Protezione e risposte.
In cima alla scalinata li attendeva un maestoso portone a due battenti.
«Cosa facciamo, bussiamo?» disse Katherine.