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Maz Ottiar, dall’altra parte della stanzetta, batté sul tamburo, mormorando una lunga cronaca di tempi antichi a un ascoltatore solitario, un dece
Maz Uming si dondolò e corrugò la fronte. «Così, senza la narrazione, le rocce e le piante e gli animali va
Il vecchio era rosso in volto, e agitava la mano sana come se stringesse un bastone. Sua moglie si alzò, gli si avvicinò e gli diede il tamburo e la bacchetta, senza interrompere la cantilena della narrazione. Uming si morse un labbro, scosse il capo, si irritò un po’, batté il tamburo piuttosto forte, e proseguì la narrazione.
«Mi dispiace» si scusò Sutty con Ottiar, mentre la vecchia l’accompagnava alla porta. «Non intendevo turbare maz Uming.»
«Oh, non è nulla» disse Ottiar. «Sono cose successe prima che io/noi nascessimo. Giù, nella regione di Dovza.»
«Non facevate parte di Dovza, quassù?»
«Siamo per la maggior parte rangma, qui. La mia/nostra gente parlava tutta il rangma. I no
Ottiar le rivolse un sorriso allegro. Sutty ricambiò il sorriso, ma s’incamminò lungo la stradina in discesa immersa in profondi pensieri. L’invettiva di Uming contro i "maz tira
«Iziezi» chiese quella sera, «chi erano i maz tira
Stava aiutando Iziezi a pelare una varietà di fungo appena spuntata sulle colline ai margini dei cumuli di neve che stavano sciogliendosi. Si chiamava "demyedi", "primo di primavera", sapeva di neve, ed era ottimo per bilanciare i germogli piccanti di banam e il grasso sostanzioso del pesce, mantenendo così fluida la linfa e tranquillo il cuore. Qualunque cosa le fosse sfuggita e avesse frainteso in quel mondo, Sutty aveva almeno imparato quando, perché e come cucinarsi il cibo.
«Oh, è stato molto tempo fa» rispose Iziezi. «Quando ha
«Cent’a
«Forse tanto tempo fa, sì.»
«Chi è "la polizia"?»
«Oh, sai, quelli in divisa blu e marrone.»
«Solo loro?»
«Be’, immagino che chiamiamo "polizia" tutta quella gente. Di laggiù. I dovzani… Prima arrestavano i maz tira
«Gli skuyen?»
«Quelli che denunciano alle divise blu e marrone le cose illegali. Libri, narrazioni, qualsiasi cosa… Per soldi. O per odio.» La voce gentile di Iziezi cambiò, pronunciando le ultime parole. La sua faccia si era chiusa nell’abituale espressione di sofferenza.
Libri, narrazioni, qualsiasi cosa. Quello che si cucinava. Con chi si faceva l’amore. Come scrivevi la parola albero. Qualunque cosa.
Non c’era da meravigliarsi se il sistema era incoerente, frammentario. Non c’era da meravigliarsi se il mondo di Uming aveva smesso di funzionare. Era un miracolo che di quel mondo rimanesse ancora qualcosa.
Come se le intuizioni di Sutty l’avessero evocato dal nulla, la mattina seguente il Controllore le passò accanto per strada. Non la guardò.
Alcuni giorni dopo, Sutty andò a trovare maz Sotyu Ang. Il negozio era chiuso. Non era mai stato chiuso, prima. Sutty chiese a un vicino che stava spazzando il gradino d’ingresso se Sotyu avrebbe riaperto presto. «Credo che il produttore-consumatore sia via» rispose vago l’uomo.
Maz Elyed le aveva prestato un bellissimo libro antico… prestato o donato, Sutty non ne era sicura. «Tienilo, è al sicuro con te» le aveva detto. Era un’antica antologia di poesie delle Isole Orientali, un tesoro inesauribile. Sutty era impegnatissima a studiarla e trasferirla nel noter. Passarono parecchi giorni prima che pensasse di nuovo di andare a trovare il vecchio amico, il Fecondatore. S’incamminò lungo la salita ripida di ardesia che brillava abbagliante al sole. La primavera arrivava tardi ma veloce in quelle colline pedemontane della grande catena. L’aria era uno sfolgorio di luce. Sutty passò davanti al negozio senza riconoscerlo.
Disorientata, tornò indietro, e trovò il negozio. Era tutto bianco: imbiancato, una facciata spoglia. Tutte le scritte, i caratteri marcati, le vecchie parole… tutto scomparso. Ridotto al silenzio. Una nevicata bianca… La porta era socchiusa. Sutty guardò dentro. Il banco e le pareti di cassettini erano stati divelti. La stanza era vuota, sporca, saccheggiata. Sui muri, le parole vive, le parole che respiravano, erano state cancellate con pittura marrone.
L’albero-lampo biforcuto…
Il vicino del Fecondatore era uscito quando lei era passata. Stava ancora spazzando il gradino. Sutty fece per parlargli, poi si tratte
Si avviò verso casa e poi, vedendo il fiume luccicare in basso, svoltò, seguì il fianco della collina e uscì dall’abitato, imboccò un sentiero che scendeva fino al fiume e lo costeggiava. Aveva percorso quel sentiero una volta, un giorno di tanto tempo addietro, all’inizio dell’autu
Andò verso la sorgente, passando accanto a boschetti di arbusti che avevano messo le foglie nuove, e agli alberi stentati che crescevano lì, non lontano dal limite della vegetazione arborea. L’Ereha scorreva azzurro latteo, arricchito dalla prima acqua di scioglimento dei ghiacciai. Il ghiaccio scricchiolava nei solchi del sentiero, ma il sole era caldo sul capo e sulla schiena di Sutty. Aveva ancora la bocca secca per la sorpresa. E la gola le faceva male.