Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 20 из 48

Uno dei grandi poemi epici che stava registrando un po’ alla volta riguardava una lunga e sanguinosa contesa per una valle fertile, iniziata come litigio tra un fratello e una sorella per un’eredità. Le lotte tra regioni e città-stato per il dominio economico si erano susseguite in tutta la storia akana, sfociando spesso in conflitto armato. Ma in quelle guerre e in quegli scontri combattevano soldati di professione, su campi di battaglia. Era molto raro, e conda

Gran parte di quello spirito unitario comune, a giudizio di Sutty, era dipeso dalla scrittura. Prima della rivoluzione culturale dovzana esistevano parecchie lingue principali e i

A Dovza City, Sutty non aveva conosciuto nessuno in grado di leggere la vecchia scrittura, o che ammettesse di saperlo fare. Le sue poche domande iniziali a quel riguardo avevano suscitato una tale disapprovazione, dinieghi così recisi, che aveva imparato subito a tacere, a non dire a nessuno che lei sapeva leggere i vecchi caratteri. E i funzionari con cui aveva a che fare non le avevano mai chiesto nulla. La vecchia scrittura non veniva più usata da dece

Non era stata del tutto sciocca a chiedersi, là a Dovza City, se poteva essere davvero l’unica persona del pianeta capace di leggerla adesso, e non era stata del tutto sciocca a provare sgomento a quell’idea. Se portava l’intera storia di un popolo, non il suo popolo, nella testa, bastava dimenticare una parola, un carattere, un segno diacritico, e una parte di tutte quelle vite, di tutti quei secoli di pensiero e sentimento, sarebbe andata perduta per sempre…

Era stato un enorme sollievo trovare, lì a Okzat-Ozkat, molte persone, vecchi e giovani, perfino bambini, che portavano e si ripartivano quel carico prezioso. I più sapevano leggere e scrivere alcune decine di caratteri, o alcune centinaia, e molti studiavano per completare l’apprendimento. Nelle scuole dell’Azienda, i bambini imparavano l’alfabeto di derivazione hainiana e venivano educati come produttori-consumatori; a casa o in lezioni illegali in stanzette dietro un negozio, un laboratorio, o un magazzino, imparavano gli ideogrammi. Si esercitavano scrivendo i caratteri su piccole lavagne che si potevano cancellare in un attimo. I loro insegnanti erano lavoratori, padroni di casa, negozianti, gente comune della cittadina.

Quegli insegnanti della vecchia lingua e delle vecchie usanze, i "colti", erano chiamati maz. Yoz era un termine che indicava rispettosa uguaglianza; maz, come appellativo, indicava maggiore rispetto. Come titolo o nome significava — capì a poco a poco Sutty — una funzione o una professione che non era definibile come prete, insegnante, dottore o studioso, ma conteneva aspetti di ognuna di esse.

Tutti i maz che Sutty conobbe — e col passare delle settimane conobbe la maggior parte dei maz di Okzat-Ozkat — vivevano in condizioni di povertà più o meno agiata. Di solito avevano un mestiere per arrotondare quello che percepivano come maz per insegnare, dispensare medicamenti e consigli sull’alimentazione e la salute, celebrare cerimonie quali matrimoni e funerali, e leggere e parlare nelle riunioni serali, le narrazioni. I maz erano poveri non perché le vecchie consuetudini stessero morendo o fossero care solo agli anziani, ma perché la gente che pagava i maz era povera. Quella era una cittadina marginale, che arrancava fra tante asperità, senza ricchezza. Gli abitanti, però, sostenevano i maz, pagavano i loro insegnamenti "a parola", per usare l’espressione locale. La sera, andavano a casa di un maz ad ascoltare le storie e le discussioni, e pagavano regolari parcelle in monete di rame o banconote di piccolo taglio. Non c’era nulla di vergognoso in quella transazione, né da parte di chi pagava né da parte di chi percepiva; non c’era l’ipocrisia di una "donazione": si pagavano in contanti le prestazioni di un professionista.

Molti bambini partecipavano a quelle riunioni serali, e ascoltavano, più o meno, le narrazioni, o si addormentavano tranquilli. I bambini assistevano gratis fino ai quindici a

I maz, comunque, erano per la maggior parte di mezza età o vecchi, non perché stessero estinguendosi come gruppo, ma perché, come dicevano, ci voleva una vita per imparare a camminare nella foresta.

Sutty voleva scoprire perché diventare colti fosse un lavoro interminabile, ma anche scoprirlo sembrava un’impresa interminabile. Cosa credeva quella gente? Cosa considerava sacro? Sutty continuò a cercare il nocciolo della questione, le parole al centro della Narrazione, i libri sacri da studiare e memorizzare. Li trovò. Ne trovò molti, non uno fondamentale. Nessuna bibbia. Nessun corano. Dozzine di upanishad, un milione di surra. Ogni maz le diede qualcosa di diverso da leggere. Aveva già letto o sentito i

All’inizio dell’inverno, Sutty pensò di avere trovato i testi principali del sistema in una raccolta di poesie e trattati chiamata Il pergolato. Tutti i maz ne parlavano con grande rispetto, ne citavano brani. Sutty lo studiò per settimane. A quanto era in grado di stabilire, era stato scritto in prevalenza dai millecinquecento ai mille a