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La scarsa percezione dei colori poteva rivelarsi un handicap mortale, in un luogo dove gli avvertimenti di cui tenere conto erano molteplici. Le uniformi degli agenti di custodia, come tutti gli abiti da lavoro del personale, avevano un codice di colori ben preciso, e la quantità di arancione e di nero variava a seconda del grado. I semplici secondini avevano tute arancione con poche strisce nere. Quello che lo accompagnava rallentò il passo per rivolgere un formale saluto, che fu restituito distrattamente, a un uomo dai capelli bianchi la cui uniforme non era molto rallegrata dal colore arancio. Uno poteva farsi un’idea di tutte le gerarchie della stazione in base a quel genere di indizi.
Il capitano Arata, che stava uscendo dall’Infermeria Due giusto mentre Ethan e la sua guida arrivavano, esibiva molto nero con fasce arancione solo sul colletto, sulle maniche, e sul lato esterno dei pantaloni. Anche la sua faccia era piuttosto scura.
— Ah, ambasciatore Urquhart. — Il cipiglio fu messo da parte e sostituito con un sorrisetto dal sapore ironico. — È venuto a visitare la nostra avventurosa mercenaria spaziale? Non c’era bisogno che si prendesse il disturbo. Fra poco sarà di nuovo una persona libera, con soddisfazione di tutti i parenti e amici che l’ha
— Sembra che lei non ne sia altrettanto soddisfatto, capitano — osservò Ethan. — Comunque, io ho solo qualche domanda da farle.
— Anch’io — sospirò Arata. — Parecchie. Le auguro di avere più fortuna di me con le risposte. Nelle ultime settimane, quando supponevo che mi frequentasse perché ho un sorriso simpatico, non faceva che risucchiarmi informazioni abbastanza riservate. Ora che sono io a volere informazioni, cosa ottengo? Un sorriso simpatico. — Scosse il capo. — Ma sono certo che la persuaderò a collaborare. Ci sono responsabilità tuttavia, che anche altre persone potrebbero aiutarci a precisare. — E guardò Ethan con aria d’attesa, per chiarire che quella non era soltanto un’allusione.
— Le auguro buona fortuna nella sua indagine — disse Ethan, cordialmente deciso a non essergli d’aiuto neppure un po’. Aveva fatto fronte alle domande della Sicurezza sui terribili eventi accaduti ai moli trincerandosi dietro i suoi privilegi diplomatici, dopo aver lasciato alla prolifica inventiva di Qui
— Sfortunatamente per una certa persona — concluse Arata, gratificandolo di uno sguardo acuto come una pistola ad aghi, — io ho inoltrato domanda al tribunale per l’uso del penta-rapido.
Ethan ebbe un sorriso blando. — Spero che non ci siano conseguenze diplomatiche — disse, e si separarono con un ce
Il secondino scortò Ethan nel corridoio dell’infermeria. Se non fosse stato per le porte metalliche chiuse da serrature speciali, la corsia dov’era ricoverata Qui
Qui
— Mi rendono paranoica — rispose subito lei. — Continuo a guardarmi attorno in cerca di una sfoglia autosigillante per chiuderle. Hai intenzione di chiedermi qualcos’altro, ad esempio come sto?
— Lei ha un buon aspetto — disse distrattamente Ethan, — a parte il braccio fratturato e. le contusioni. Ho già chiesto al medico di guardia. Analgesici per via orale e nessuno sforzo fisico per qualche giorno.
La bruna mercenaria aveva infatti un bell’aspetto. Il suo colorito era sano, e si muoveva con scioltezza, salvo il braccio sinistro immobilizzato. Si alzò in piedi e agitò una mano verso lo schermo per abbassare il volume. Non indossava la tuta gialla degli altri detenuti dell’infermeria, ma i suoi pantaloni bianchi e grigi, anche se non aveva la blusa dell’uniforme e al posto degli stivaletti portava le pantofole. Sul tavolo c’erano oggetti che dovevano esserle stati portati dagli amici e dai parenti.
— Non intendo fare sforzi, anche se il medico si riferiva a quelli che solitamente si fa
— Oh… — Lui si strinse nelle spalle. — Più o meno quello che prova lei per le finestre, temo. Lei pensa che si abituerà alle finestre, o che finira
— Perché no? Ma qui tutti mi accusano d’essere una che va a cercare le emozioni forti. — Il suo sorriso vacillò. — Non ho ancora dimenticato il mio primo impatto con la superficie di un pianeta, dopo aver firmato coi Mercenari Dendarii… i Mercenari di Oser, come si chiamavano prima che l’ammiraglio Naismith prendesse il comando. Per tutta la vita avevo sognato di conoscere sulla pelle il vero clima di un pianeta di tipo terrestre. Nebbie di montagna, brezza oceanica, questo genere di cose. I depliant dicevano che quel pianeta aveva un clima "temperato", e io lo presi come sinonimo di "mite". Atterrammo in cerca di carburante nel mezzo di una bufera di neve. Ci volle un a
— Già, lo immagino. — Ethan rise, si rilassò un poco e sedette.
Elli Qui
Lui scrollò le spalle, imbarazzato. — A me è sempre piaciuto vedere cose nuove, scoprire come funzionano le cose. La biologia molecolare lo richiede. Comunque la curiosità non è una cosa proibita dalla nostra teologia.
— Secondo voi athosiani esistono delle virtù carnali?
Ethan sbatté le palpebre, sorpreso dall’insolito accoppiamento di quelle due parole. — Io… non lo so. Così a occhio direi che possono esserci. Forse vengono chiamate con un altro nome. Ma sono sicuro che non ci sono virtù nuove sotto il sole di Athos… né nuovi vizi sotto il vostro. — Prima che Qui