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Il lavoro dei genetisti, gli spiegò Terrence Cee, era stato basato su una mutazione della glandola pineale. Come quella do

Il racconto di Cee s’era fatto freddo e distaccato, ordinato, come se avesse fatto pratica raccontandolo a chissà quanti altri fino alla noia. Ethan non sapeva se quell’eccessiva dimostrazione di autocontrollo fosse più snervante dell’atteggiamento emotivo e passionale di poco prima, ma cercò di ascoltare con attenzione.

Il complesso genetico della do

— La sto mettendo a disagio? — domandò Cee, interrompendosi per scrutare la sua espressione.

Seduto su un angolo del letto gonfiabile, Ethan era per la verità un po’ pallido. Si schiarì la voce. — No… no, vada avanti.

I prodotti di quella matrice genetica — Ethan li avrebbe chiamati bambini, ma evidentemente per qualcuno non erano stati tali — mostravano tuttavia grandi progressi dal punto di vista che interessava a Jahar. Il medico aveva continuato gli esperimenti in vitro e messo in crescita altri feti nei replicatori uterini. Le imperfezioni fisiche erano state eliminate. Il feto L-X-10 Terran-C era stato il primo della nuova serie a sopravvivere all’infanzia, anche se diverse caratteristiche ritenute importanti erano state eliminate a favore della perfezione fisica. I militari, che stavano perdendo la pazienza, avevano infatti chiarito che esseri grotteschi dalla testa deforme non erano molto utili come agenti segreti. I risultati dei test preliminari effettuati sul bambino erano stati ambigui, deludenti. Le sovvenzioni al laboratorio erano state tagliate. Ma Jahar, dopo tutti quegli a

— Quando ripenso alla mia infanzia — disse Cee. — posso dire che Jahar fu una specie di padre per me, a suo modo. Lui credeva in me… o meglio, credeva nel suo lavoro, personificato in me. Quando non ebbe più le sovvenzioni dell’esercito per le governanti e i tecnici e tutto il resto, dovette cedere una parte del laboratorio a dei ricercatori che si occupavano di guerra batteriologica. Ma gli restavano ancora abbastanza soldi per continuare a occuparsi di me e di Janine, e proseguì i suoi studi e i test mentali.

— Chi è Janine? — domandò Ethan dopo un momento, vedendo che Cee taceva.

— J-9-X Ceta-G era… mia sorella, si potrebbe anche dire — rispose Cee sottovoce. Il suo sguardo non cercava quello di Ethan. — Lei e io condividevano molti geni, oltre a quelli dell’organo ricevitore derivato dalla glandola pineale. Dei venti neonati che uscirono dai replicatori uterini in quella generazione, Janine fu l’unica superstite oltre a me. O forse era mia moglie. Non so se Jahar intendesse farci accoppiare per avere una prima coppia umana, anche se le fertilizzazioni in vitro gli andavano benissimo… comunque incoraggiava il sesso fra noi già quando avevamo sette od otto a

Le fortune del Dr. Faz Jahar avevano avuto una brusca impe

C’erano delle limitazioni. L’organo poteva essere portato in condizioni di ricettività elettrica soltanto con l’ingestione di grosse dosi di un aminoacido chiamato tyramina. La ricettività diminuiva man mano che l’organismo di Cee metabolizzava l’eccesso della sostanza e tornava al suo originale equilibrio biochimico. Il raggio della telepatia era al massimo poche centinaia di metri, in condizioni ottimali. La ricezione veniva bloccata da qualsiasi barriera che interferisse con il campo elettrico del cervello il cui segnale si volesse intercettare.

Alcune menti potevano essere ricevute e comprese con più chiarezza di altre; il 10 o 12% dei soggetti erano invece ricevibili a stento e indecifrabili, anche se Cee si avvicinava a loro fino al contatto fisico. Questo sembrava essere un problema di compatibilità fra l’emittente e il ricevente, perché alcune menti che per Cee erano informi e muschiose nel loro contenuto (l’input sensoriale, la subvocalizzazione, la normale corrente di pensiero) risultavano perfettamente leggibili a Janine, e viceversa.

La presenza di troppi individui fra l’emittente e il ricevente creava un’interferenza dovuta al sovrapporsi dei segnali. — È come essere a una riunione in cui tutti parlano a voce alta — disse Cee, — e sforzarsi di isolare una conversazione singola.

Il Dr. Jahar aveva catechizzato Terrence Cee fin da bambino sui suoi doveri patriottici, sulla vita onorata che lo attendeva al servizio di Cetaganda, e dapprima lui era stato felice, perfino orgoglioso di essere un’arma segreta dell’esercito. La stessa cosa valeva anche per Janine, soprattutto perché quando era diventata preziosa per i militari Millisor aveva dovuto smetterla di abusare di lei. Le prime incrinature nelle certezze di Cee erano apparse quando aveva cominciato a conoscere meglio la mentalità degli ufficiali e del personale della Sicurezza che li circondava. Era una conoscenza inevitabile quanto compieta, date le sue facoltà. — Il loro aspetto esterno era diverso da quello interno — spiegò Cee. — Ma i peggiori erano così corrotti che credevano sinceramente d’essere bravi patrioti, persone oneste e pulite. Solo chi ha un fondo di bontà capisce grazie ad esso d’essere malvagio, e si tormenta. In quei giorni ho appreso che dietro il caldo sorriso di un padre che torna a casa ad abbracciare la moglie e i figli può esserci un carnefice, o un uomo che assiste impassibile ad ogni crudeltà.