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— Il vostro Gruppo dell’Iniziativa — disse, sottolineando l’aggettivo «vostro», — ha proceduto a costruire un trasmettitore, a trasmettere a Urras e a ricevere da questo, e a pubblicare le comunicazioni. Tutto ciò è stato da voi compiuto contrariamente alle opinioni della maggioranza del CDP, e alle crescenti proteste di tutta la Fratellanza. Non ci sono state ancora rappresaglie contro la vostra attrezzatura o contro voi stessi, soprattutto, io credo, per il fatto che noi Odoniani ci siamo disabituati alla stessa idea che qualcuno adotti un corso d’azioni da

— Niente affatto — disse subito Bedap. — Il messaggio è chiaro: L’esperimento è riuscito, ora siamo abbastanza forti da affrontarvi come uguali.

La discussione continuò come prima, un rapido martellare di botta e risposta. Non durò a lungo. Non si fece una votazione, come al solito. Quasi tutti i presenti sostenevano fortemente il rispetto dei Termini dell’Insediamento, e non appena questo dive

— Be’, c’è la questione — disse Shevek, — di mandare un anarresiano su Urras.

Si alzarono esclamazioni e domande. Shevek non alzò la voce, che era poco più di un mormorio, e continuò: — Non farebbe alcun da

Rulag si sporse in avanti, senza alzarsi dalla sedia. Sorrideva un poco. — Ciascuno è libero di lasciare Anarres — disse. I suoi occhi chiari passarono da Shevek a Bedap e a Shevek. — Può andare dove vuole, se le navi dei proprietaristi sono disposte a prenderlo. Ma non può tornare indietro.

— Chi dice che non può? — chiese Bedap.

— I Termini della Chiusura dell’Insediamento. Nessuno potrà allontanarsi dalle navi mercantili al di là della cinta del Porto di Anarres.

— Su, via, nelle intenzioni, questo si doveva certamente riferire agli urrasiani, non agli anarresiani — disse un vecchio consigliere, Ferdaz, che amava tuffare nell’acqua il proprio remo anche se esso allontanava la barca dalla rotta da lui voluta.

— Urrasiano è chi viene da Urras — disse Rulag.

— Legalismi, legalismi! Cosa sono tutti questi cavilli? — disse una do

— Cavilli! — gridò il nuovo membro, il giovane. Aveva l’accento degli Altipiani del Nord e una voce profonda, forte. — Se non ti piacciono i cavilli, senti questo. Se quaggiù ci sono delle persone a cui non piace Anarres, lasciatele andare. Darò una mano anch’io. Le porterò io stesso al Porto, ce le spingerò a calci! Ma se cerchera

— Chiaro, no; aperto, sì. Aperto come una scorreggia — disse Bedap. — La chiarezza è una funzione del pensiero. Dovresti imparare un po’ di Odonianesimo, prima di aprire la bocca qui dentro.

— Tu non sei degno di pronunciare il nome di Odo! — urlò il giovane. — Tu sei un traditore, tu e tutto il tuo Gruppo! Su tutta Anarres ci sono persone che vi sorvegliano. Tu pensi che noi non sappiamo che a Shevek è stato chiesto di andare su Urras, di andarci per vendere la scienza anarresiana ai profittatori? Credi che non sappiamo che tutti voi piagnoni vorreste andarci per vivere la vita dei ricchi e farvi battere manate sulle spalle dai proprietaristi? Potete andare! Grazie per averci liberati di voi! Ma se cercherete di ritornare nuovamente qui, farete l’incontro con la giustizia!

Si era alzato e si sporgeva sul tavolo, urlava direttamente in faccia a Bedap. Bedap alzò lo sguardo su di lui e disse: — Tu non vuoi dire giustizia, tu vuoi dire punizione. Credi che siano la stessa cosa?

— Vuol dire violenza — disse Rulag. — E se ci sarà violenza, l’avrete causata voi. Voi e il vostro Gruppo. E ve la sarete meritata.

Un uomo sottile, piccolo, di mezza età, vicino a Trepil, cominciò a parlare, dapprima così piano, con una voce resa roca dalla tosse da polvere, che pochi dei presenti lo udirono. Era un osservatore proveniente da un gruppo di minatori del Sudovest, e non ci si aspettava che prendesse la parola su quell’argomento. — … si meriti un uomo — stava dicendo. — Poiché ciascuno di noi merita ogni cosa, ogni lusso che fu mai accumulato nelle tombe dei defunti sovrani, e ciascuno di noi non merita nulla, neppure un boccone di pane quando ha fame. Non abbiamo noi forse mangiato mentre un altro moriva di fame? Ci punirete per questo? Ci premierete per la virtù di morire di fame mentre altri mangiava? Nessun uomo si merita una punizione, nessun uomo si merita un premio. Liberate la vostra mente dall’idea del meritare, e allora comincerete a essere capaci di pensare. — Si trattava, naturalmente, di parole di Odo tratte dalle Lettere dalla Prigione, ma così pronunciate, dalla voce debole, roca del minatore, facevano uno strano effetto, come se le concepisse egli stesso in quel momento, parola per parola: come se provenissero dal suo stesso cuore, lentamente, con difficoltà, così come l’acqua sgorga lentamente, lentissimamente, dalle sabbie del deserto.

Rulag ascoltò, con la testa eretta, il viso teso come quello di una persona che cerca di vincere un dolore. Di fronte a lei, dall’altro lato del tavolo, Shevek era ancora seduto, con la testa china. Le parole lasciarono dietro di sé un silenzio, ed egli alzò lo sguardo e parlò in quel silenzio.

— Vedete — disse, — la cosa che noi cerchiamo è di ricordare a noi stessi che non siamo venuti su Anarres per la sicurezza, ma per la libertà. Se dobbiamo essere tutti d’accordo, tutti lavorare insieme, allora non siamo migliori di una macchina. Se un individuo non può lavorare in solidarietà con i suoi colleghi, allora è suo dovere lavorare da solo. Suo dovere e suo diritto. Noi stiamo dicendo, sempre e sempre più spesso: tu devi lavorare con gli altri, tu devi accettare il comando della maggioranza. Ma ogni comando è tira