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Ella aveva studiato biologia all’Istituto Regionale Settentrionale, con sufficiente distinzione, cosicché aveva deciso di recarsi all’istituto Centrale per approfondire gli studi. Dopo un a
Il suo interesse per i paesaggi e le creature viventi era appassionato. Questo interesse, che limitativamente si poteva chiamare «amore per la natura», pareva a Shevek qualcosa di assai più ampio che il semplice amore. Ci sono delle anime, egli pensava, il cui cordone ombelicale non è mai stato reciso. Esse non si sono mai svezzate dall’universo. Esse non concepiscono la morte come un nemico; attendono il giorno in cui si disfera
Ella mostrò a Shevek le vasche di acqua marina, al laboratorio di ricerca: cinquanta e più specie di pesci, grandi e piccoli, grigi o vivaci, eleganti e grotteschi. Egli ne fu affascinato e anche un po’ intimorito.
I tre oceani di Anarres erano altrettanto pieni di vita quanto la sua terraferma ne era priva. I mari erano isolati tra loro da vari milioni di a
Sulla terraferma, le piante se la cavavano abbastanza bene, nella loro maniera rada e spinosa, ma gli animali che avevano provato a respirare aria avevano rinunciato quasi tutti al progetto quando il clima del pianeta era entrato in un’èra millenaria di polvere e siccità. Sopravvivevano i batteri, dei quali molti erano litofagi, e qualche centinaia di specie di vermi e crostacei.
L’uomo si era inserito con attenzione, e con rischio, in questa ristretta ecologia. Se avesse pescato, ma non troppo avidamente, e se avesse coltivato, usando soprattutto come concime rifiuti organici, si sarebbe potuto inserire. Ma non poteva inserire altro. Non c’era erba per erbivori. Non c’erano erbivori per i carnivori. Non c’erano insetti per fecondare le piante con fiori; gli alberi da frutto importati venivano tutti fertilizzati a mano. Nessun animale ve
— Amo la biologia marina — Takver disse a Shevek, davanti alle vasche dei pesci, — perché è così complessa: una vera rete. Questo pesce mangia quel pesce che mangia pesciolini neonati che mangiano ciliati che mangiano batteri e qui ritorni al punto di partenza. Sulla terraferma ci sono soltanto tre gruppi, tutti non-cordati… se non conti l’uomo. È una strana situazione, biologicamente parlando. Noi anarresiani siamo isolati in modo i
La maggior parte degli anarresiani lavorava da cinque a sette ore al giorno, con da due a quattro giorni di riposo ogni decade. I particolari riguardanti la regolarità, la puntualità, i giorni di riposo e così via venivano decisi, tra l’individuo e la sua squadra di lavoro, o gruppo, o federativa di coordinamento, al livello a cui si raggiungeva meglio la cooperazione e l’efficienza. Takver conduceva da sola i suoi progetti di ricerca, ma il lavoro e i pesci avevano le proprie esigenze indifferibili: ella passava da due a dieci ore al giorno nel laboratorio, senza giorni di riposo. Shevek aveva adesso due incarichi d’insegnamento: un corso di matematica avanzata in un centro di apprendimento, e un altro all’Istituto. Entrambi i corsi erano al mattino, ed egli tornava alla stanza a mezzogiorno. Di solito Takver non era ancora rientrata. L’edificio era silenzioso. La luce del sole non aveva ancora raggiunto la doppia finestra che guardava a sud e ad ovest sulla città e il piano; la stanza era fredda e ombreggiata. Le delicate, concentriche sculture mobili appese a diversi livelli in alto si muovevano con la precisione introversa, il silenzio, il mistero degli organi del corpo e dei processi della mente raziocinante. Shevek si sedeva al tavolo sotto le finestre e cominciava a lavorare, a leggere o prendere appunti e fare calcoli. Gradualmente la luce del sole faceva il suo ingresso, scorreva sui fogli posati sul tavolo, sulle sue mani posate sui fogli, e riempiva la stanza di luminosità. Ed egli lavorava. Le false partenze e le perdite di tempo si rivelarono essere basi, fondamenta, gettate nel buio, ma gettate bene. Su di queste, metodicamente e con attenzione, ma con una destrezza e una sicurezza che non gli pareva qualcosa di suo, bensì una conoscenza che si servisse di lui per operare, che lo usasse come veicolo, egli edificò la magnifica, robusta struttura dei Principi della Simultaneità.
Takver, come ogni uomo o do