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Si sdraiò. Avvertiva chiaramente la pietà, la compassione, il desiderio di proteggerlo di quell’Alieno, fermo nell’angolo oscuro. L’Alieno, non con gli occhi, vedeva in lui una creatura dalla vita breve, una creatura di carne, senza armatura; una creatura strana, infinitamente vulnerabile, vagante alla deriva tra i golfi del possibile: una creatura bisognosa di aiuto. E questo, a Orr, non dispiaceva. Egli aveva veramente bisogno di aiuto. La stanchezza lo vinse, lo raccolse come se fosse stata una corrente di quel mare in cui stava lentamente affondando. — Er’ perreh
— Er’ perreh
Orr dormì. Sognò. Non era un problema. Come onde del mare aperto, lontano da ogni costa, i suoi sogni andavano e venivano, si alzavano e cadevano, profondi e i
All’inizio di giugno gli alberi avevano rimesso tutte le foglie, e le rose sbocciavano. In tutta la città la loro varietà grande, di gusto fuori moda, robusta come gramigna, chiamata Rosa Portland, fioriva carminia sugli steli spinosi. Le cose si erano messe sufficientemente a posto. L’economia riprendeva. La gente falciava di nuovo l’erba.
Orr era andato all’Ospedale Federale per Malati Mentali di Li
Un infermiere alto e dalla voce pacata accompagnò Orr al piano superiore, alle stanze singole della corsia nord. La porta d’ingresso di quest’ala dell’istituto, e le porte delle stanze, erano massicce, avevano uno spioncino con una grata, all’altezza di un metro e mezzo, ed erano chiuse a chiave.
— Non che sia pericoloso — disse l’infermiere, mentre apriva la porta del corridoio. — Non ha mai dato segni di violenza. Ma destava una brutta reazione negli altri. Abbiamo provato a metterlo in due corsie. Niente da fare. Gli altri avevano paura di lui. Mai visto una cosa simile. Tutti i pazienti si influenzano a vicenda e si fa
Haber era dimagrito. Il pigiama azzurro e bianco gli stava largo. Barba e capelli erano corti, ma erano puliti e curati. Era seduto sul letto e fissava il vuoto.
— Dottor Haber — disse Orr, ma gli mancò la voce; provò una grande pietà, e anche paura. Sapeva cosa fissava lo sguardo di Haber. L’aveva visto anche lui. Fissava il mondo successivo all’aprile 1988. Fissava il mondo di una mente che non lo comprendeva: il brutto sogno.
C’è un uccello, in una poesia di T.S. Eliot, che afferma che l’umanità non può sopportare una dose molto forte di realtà; ma quell’uccello sbaglia. Un uomo può sopportare per ottant’a
Haber si era perduto. Aveva perso contatto.
Orr cercò di parlare ancora, ma non trovò parole. Indietreggiò, e l’infermiere, che gli stava al fianco, chiuse la porta a chiave.
— Non posso — disse Orr. — Non si può.
— Già, non si può — conve
Mentre percorrevano il corridoio, aggiunse ancora, con la sua voce pacata: — Il dottor Walters mi diceva che era uno scienziato molto promettente.
Orr ritornò in battello al centro cittadino. I trasporti erano ancora in una situazione di confusione; parti, residui e inizi di almeno sei diversi sistemi di trasporto pubblico riempivano la città. Reed College aveva una stazione del metrò, ma non il metrò; la funicolare per Washington Park terminava all’ingresso di un tu
Orr si era preso un lungo intervallo a metà giornata per recarsi all’ospedale psichiatrico. Il suo datore di lavoro, l’Alieno E’nememen Asfah, non si curava dell’orario e s’interessava soltanto del lavoro compiuto. Le modalità con cui veniva fatto erano lasciate a Orr, il quale ne svolgeva la maggior parte mentalmente, a letto, semiaddormentato, nel corso di un’oretta, la mattina, prima di alzarsi.
Erano le tre quando fu di ritorno al Pozzo Domestico e si mise a sedere al tecnigrafo. Asfah era in negozio, ad aspettare i clienti. Il personale ammontava a tre disegnatori, inoltre c’erano dei contratti con varie fabbrichette che producevano ogni tipo di utensili da cucina, piatti, pentole, posate, ecc.: tutta roba leggera. L’industria e la distribuzione si erano trovate in una disastrosa confusione dopo la Frattura; il governo nazionale e quello internazionale erano rimasti così sconvolti per settimane che era forzatamente prevalso uno stato di lassez faire, e le piccole ditte private che erano sorte in quel periodo stavano facendo dei buoni affari. Nell’Oregon, un certo numero di queste ditte, che si occupavano prevalentemente di beni di consumo, erano dirette da aldebaraniani: gli Alieni erano degli ottimi direttori e dei venditori straordinari, anche se erano costretti ad assumere dipendenti umani per i lavori manuali. Il governo li aveva in simpatia perché accettavano senza protestare le restrizioni e i controlli governativi, e l’economia mondiale si stava rimettendo gradualmente a posto. La gente aveva ripreso a parlare di Prodotto Nazionale Lordo, e il Presidente Merdle aveva previsto un ritorno alla normalità per la fine dell’a
Asfah vendeva sia all’ingrosso che al minuto, e il Pozzo Domestico era apprezzato per la robustezza degli articoli e l’onestà dei prezzi. Dopo la Frattura, le massaie, che quella sera di aprile si erano trovate improvvisamente a far da mangiare in cucine che non conoscevano, erano accorse in numero sempre crescente a fare rifornimento. Orr stava osservando alcuni campioni di legno per costruire dei taglieri, quando sentì una do
— Heather — disse, venendo avanti.
Lei si voltò. Lo osservò per un lungo istante. — Orr — disse. — George Orr. Giusto? Quando ci siamo conosciuti?
— Nel… — Esitò. — Lei non è avvocato?
Tra loro, immenso, nella sua armatura verde, c’era E’nememen Asfah, che teneva in mano un frullino.
— No. Segretaria di un avvocato. Lavoro per Rutt Goodhue, nel Pendleton Building.
— Dobbiamo esserci visti là, allora. Sono venuto nel suo ufficio, una volta. Le… le piace? L’ho disegnato io. — Prese un altro frullino dal cassetto e glielo mostrò. — Ha