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Orr prese uno squallido piatto di pesce fritto, con patate e salsa di arachidi africana, in un affollato self-service; mentre mangiava, pensò tristemente: Be’, una volta le ho dato un appuntamento a vuoto da Dave, e questa volta è stata lei a darlo a me.

Si sentì prendere da una tristezza insopportabile. La tristezza del dopo-sogno. La perdita di una do

All’esterno delle porte di vetro del ristorante, la folla si stava facendo più fitta: gente che si dirigeva al Palazzo dello Sport di Portland (un enorme colosseo, costruito con grande prodigalità) per lo spettacolo pomeridiano. La gente non stava più in casa a guardare la TV: nella Federazione dei Popoli, la televisione funzionava soltanto due ore al giorno. Il modo di vivere moderno imponeva di socializzare, di stare insieme. Era martedì: oggi doveva esserci la lotta libera, massima attrazione della settimana fino al football del sabato sera. In verità morivano più atleti nella lotta libera, ma lo spettacolo non aveva gli aspetti drammatici, catartici del football, la pura carneficina che coinvolgeva 144 uomini, gli schizzi di sangue che giungevano fino ai sedili degli spettatori. L’abilità dei singoli lottatori era piacevole a vedersi, ma non dava lo splendido scatenamento abreativo dell’uccisione di massa.

Più niente guerra, si disse Orr, scostando sul bordo del piatto gli ultimi pezzetti di patata, unti e rinsecchiti. Rientrò nella folla. Ain’t go

Proseguendo, Orr si imbatté in un Arresto di Cittadino. Un uomo alto con un volto lungo e grigio, rugoso, teneva per la collottola un altro uomo, con una faccia grigia e piena, lucida. La folla andava a sbattere contro la coppia: alcuni si fermavano a guardare, altri proseguivano verso il Palazzo dello Sport. — Questo è un Arresto di Cittadino; per favore, i presenti assistano! — diceva con voce acuta, penetrante, l’uomo alto. — Quest’uomo, Harvey T. Go

Un tumore. Ma la Peste cancerogena, uccidendo tutte le persone con predisposizione al cancro, o durante il Crollo, o in tenera età, non aveva eliminato il flagello? Sì, ma in un altro sogno. Non in questo. Il cancro si era di nuovo risvegliato, come Monte Tabor o Monte Hood.

Studiare. Ecco il verbo mancante. Ain’t go

Salì sulla funicolare all’incrocio tra Fourth Street e Alder Street; si i

L’edificio sovrastava ogni cosa: la città; i due fiumi; le valli a occidente, velate dalla foschia; le grandi alture cupe di Forest Park che si estendevano a nord. Al di sopra del colo

Nell’interno dell’immenso atrio in marmo scuro, copiato dal Pantheon di Roma, c’era un’iscrizione più piccola, a caratteri dorati che coprivano l’intera circonferenza del tamburo della cupola: IL DEGNO STUDIO DELL’UMANITÀ È L’UOMO. A. POPE. 1688-1744.

L’area dell’edificio, così avevano detto a Orr, era superiore a quella del British Museum, e la costruzione aveva cinque piani in più. Era anche a prova di terremoto. Non era a prova di bombe, perché non c’erano più bombe. I depositi di bombe atomiche rimasti dopo la Guerra Cislunare erano stati portati via dalla terra, e fatti esplodere in una serie di interessanti esperimenti, nella Fascia degli Asteroidi. L’edificio poteva resistere a qualsiasi cosa rimasta sulla terra, eccetto che Monte Hood, forse. Oppure un brutto sogno.

Prese il nastro trasportatore per l’Ala Ovest, e l’ampia scala mobile elicoidale per l’ultimo piano.

Il dottor Haber teneva ancora nell’ufficio il divano; una specie di ricordo, ostentatamente umile, dei suoi inizi come analista privato, quando si occupava delle persone a una alla volta, anziché a milioni. Ma occorreva un certo tempo per arrivare al divano, perché il suo ufficio copriva quasi 2000 metri quadrati, e comprendeva sette diverse stanze. Orr si a

Il volto di Haber, grigio e incorniciato da capelli e barba neri e ricciuti, comparve bruscamente al di sopra dello chassis dell’Aumentore. I suoi occhi, mentre guardava Orr, riflettevano la luce della parete-finestra.

— Penso di sì — fece Orr. In realtà non ci aveva mai pensato, neppure per un istante.

— Penso che ormai lei abbia il diritto di sapere che, entro i parametri di quei test, standardizzati ma molto acuti e molto utili, lei è talmente sano da rappresentare un’anomalia. Naturalmente, la parola comune «sano» non ha nessun significato obiettivo preciso; in termini statistici, i suoi punteggi corrispondono alla mediana del campo di valori. Il suo punteggio estroversione/introversione, ad esempio, era 49,1. Vale a dire che lei è 0,9 gradi più introverso che estroverso. Ciò non è per nulla inconsueto, ma è davvero strana la comparsa dello stesso rapporto in tutte le misure. Se le mettessimo tutte in un solo diagramma, lei si troverebbe esattamente nel mezzo, a 50. La dominanza, ad esempio; mi pare che lei sia 48,8. Né dominatore né sottomesso. Dipendenza/indipendenza: stesso discorso. Creativo/distruttivo, sulla scala Ramirez: identico. L’una cosa e l’altra. Questo o quello. Dove c’è una coppia di opposti, una polarità, lei è nel mezzo; dove c’è una scala di valori, lei è nel punto di equilibrio. Un dato si cancella con l’altro, così profondamente che, in un certo senso, non resta nulla. Ora, il dottor Walters, giù alla Clinica Universitaria, interpreta questi risultati in un modo leggermente diverso; Walters dice che la sua mancanza di successo sociale è frutto del suo adattamento olistico, qualsiasi cosa sia, e che quella che io chiamo autocancellazione è uno stato molto peculiare di armonia della sua personalità. Dalla qual cosa lei può vedere che come scienziato, diciamolo pure, il vecchio Walters è una pia menzogna, non ha mai superato il misticismo degli a