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— O forse non si tratta soltanto del mio inconscio, della parte irrazionale della mia mente; forse tutta la mia personalità, tutto il mio essere non è adatto a questo lavoro. Io sono troppo disfattista, o passivo, come dice lei, forse. Non ho abbastanza desideri. Forse la cosa ha qualcosa a che fare con l’avere questa… questa capacità di sognare in modo efficace; se invece non ha niente a che fare con essa, allora ci potrebbero essere delle altre persone che possono farlo, persone con la mente del tipo della sua, e lei potrebbe lavorarci meglio. Lei potrebbe cercare queste persone; io non posso essere il solo; forse io sono l’unico che ne ha preso coscienza. Ma io non voglio farlo. Io voglio uscirne. Io non posso andare avanti. Voglio dire, vede: benissimo, la guerra in Medio Oriente è finita da sei a

— Nessuno conosce l’aspetto degli Alieni, George — disse Haber in tono ragionevole e rassicurante. — Tutti abbiamo fatto dei brutti sogni su di loro, Dio sa! Però, come ha detto lei, sono ormai passati sei a

Orr rimase seduto per un poco, a spalle basse. Voleva gridare a Haber: «Bugiardo! Perché continua a mentire?». Ma non era un impulso molto forte. Non portava da nessuna parte. Per quanto ne sapeva, Haber era incapace di sincerità perché mentiva già a se stesso. Forse aveva diviso la propria mente in due compartimenti stagni: in uno di essi sapeva che i sogni di Orr cambiavano la realtà, e li usava per farlo; nell’altro credeva di usare l’ipnoterapia e l’abreazione dei sogni per curare un paziente schizoide il quale era convinto che i suoi sogni cambiassero la realtà.

Orr stentava a capire come Haber potesse essere uscito di comunicazione con se stesso; la sua mente era talmente resistente a questo tipo di divisioni, che egli era molto lento a riconoscerle negli altri. Ma conosceva la loro esistenza. Era cresciuto in un Paese governato da politici che inviavano aeroplani a uccidere bambini perché nel mondo i bambini potessero crescere senza pericoli.

Ma questo era successo nel vecchio mondo, ormai. Non nel Mondo Nuovo.

— Sono a pezzi — disse. — Penso che se ne accorga anche lei. Lei è uno psichiatra. Non vede che vado a pezzi? Creature dello spazio che attaccano la Terra! Pensi solo: se lei mi chiederà di sognare ancora, che cosa salterà fuori? Magari un mondo completamente pazzo, prodotto da una fantasia malata. Mostri, spettri, streghe, draghi, lupi ma

— Non si preoccupi del controllo! Lei lavora per ottenere la libertà — fece Haber, con voce tonante. — La libertà! Il suo inconscio non è una sentina di orrore e di depravazione. Si tratta di un concetto vittoriano, un concetto spaventosamente distruttivo. È stato d’inciampo a molte delle migliori menti del dicia

— Eppure c’è — disse Orr, molto piano.

Alla fine, Haber lo lasciò andare. Uscì nel crepuscolo primaverile, e si fermò per un attimo sui gradini dell’Istituto, con le mani in tasca, a fissare le luci della città sottostante, così sfocate dal buio e dalla foschia che parevano tremolare e muoversi come minuscole, argentee forme di pesci tropicali in un acquario spento. Un vagoncino della funicolare saliva sferragliando il ripido fianco della collina, diretto al suo punto di inversione, qui sulla cima di Washington Park, davanti all’Istituto. Orr si avviò sulla strada e salì sul vagoncino mentre stava girando. Camminava per fuggire, senza meta. Si muoveva come un so

CAPITOLO SETTIMO

La fantasticheria, che sta al ragionamento come la nebulosa sta alla stella, confina col so

Alle 2 e 10 del pomeriggio, il 30 marzo, Heather Lelache lasciò il ristorante Dave’s Fine Foods, nella Ankeny Street, e si diresse a sud per la Quarta Avenue. Porta una grossa borsa nera dalla chiusura d’ottone e un impermeabile rosso di plastica. Attenzione a questa do

Non per il fatto che ci tenesse particolarmente a vedere o a non vedere quel povero psicopatico della malora, ma, cacca!, non le piaceva fare la figura della scema davanti ai camerieri. Starsene mezz’ora a un tavolo, senza ordinare, proprio in mezzo alla baraonda del mezzogiorno («Aspetto qualcuno… No, mi spiace, aspetto qualcuno»); poi non arriva nessuno e finisce che devi mandare giù tutto di corsa, e probabilmente tra un po’ ti verrà il bruciore di stomaco. Oltre al nervoso, l’offesa, la noia. Ah, le malattie veneree della mente…

Prese a sinistra per la Morrison, e subito si arrestò. Che diavolo veniva a fare da queste parti? Questa non era la strada per l’ufficio degli avvocati Forman, Esserbeck e Rutt. In fretta ripercorse vari isolati verso nord, attraversò la Ankeny, giunse al Burnside, e lì si arrestò di nuovo. Ma che cacchio fai?

Sto andando al parcheggio convertito del 209 S.W. Burnside. Parcheggio convertito? Il tuo ufficio è nel Pendleton Building, il primo edificio commerciale costruito a Portland dopo il Crollo. Quindici piani, stile neo-Inca. Quale parcheggio convertito? Chi diavolo lavora in un parcheggio convertito?

Fece ancora un pezzo del Burnside per andare a vedere. Certo, il parcheggio c’era. Era circondato da una palizzata con grandi scritte IN DEMOLIZIONE.