Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 12 из 47

— Se le dicessi — fece il cliente, sempre col tono di prima, — che alcuni dei miei sogni ha

Miss Lelache lo te

Lui si fissò le mani per vari, lunghissimi, secondi, cercando, evidentemente, di radunare i pensieri. — Vede — cominciò, — il dottore ha una certa sua macchina. Un apparecchio come quello per l’elettroencefalogramma, ma che esegue una specie di analisi e di ritrasmissione delle onde cerebrali.

— Cosa cerca di dirmi, che è uno Scienziato Folle con una Diabolica Macchina?

Il cliente fece un sorrisino. — Forse le ho dato questa impressione. No, sono convinto che abbia un’ottima reputazione e che desideri sinceramente aiutare la gente. Sono certo che non intende fare del male a nessuno. I suoi scopi sono nobilissimi. — Incrociò per un istante lo sguardo disincantato della Vedova Nera e prese a balbettare. — La… la macchina. Be’, non posso dirle come funziona, ma lui, comunque, la usa su di me per mantenere il mio cervello nello stadio-d, come lo chiama lui… è uno dei termini per definire il tipo speciale di so

— Be’. Pare un metodo a prova di bomba per fornire a uno psicoanalista vecchia maniera una buona quantità di sogni da analizzare. Però, a differenza del vecchio psicoanalista, il suo medico le dice lui che cosa sognare, mediante suggestione ipnotica. Perciò credo che la stia condizionando mediante i sogni, per qualche motivo ignoto. Ora, è pienamente dimostrato che una persona, sotto la suggestione ipnotica, può fare quasi ogni cosa, indipendentemente dal fatto se la sua coscienza gli permetterebbe di farla nello stato normale: questo è noto fin dalla metà del secolo scorso, ed è stato riconosciuto anche legalmente, nella causa Somerville contro Projansky dell’ottantotto. Bene. C’è qualcosa che la porta a credere che questo medico abbia usato l’ipnosi per indurla a eseguire qualcosa di pericoloso, o qualcosa che giudica ripugnante?

Il cliente ebbe un istante di esitazione. — Pericoloso, sì. Se diamo per vero che un sogno possa essere pericoloso. Ma il dottore non mi ordina di fare qualcosa. Mi ordina soltanto di sognarlo.

— Be’, i sogni che le fa fare, le risultano moralmente ripugnanti?

— Il dottore non è… non è cattivo. Le sue intenzioni sono nobili. Ma non mi va che si serva di me come di uno strumento, di un mezzo… anche se lo fa a fin di bene. Io non posso giudicarlo… ma i miei sogni ha

Dopo una pausa, Miss Lelache disse: — A fare che cosa?

— A cambiare la realtà sognandola diversa — disse il cliente, tenace e disperato.

Miss Lelache affondò nuovamente il mento nelle mani e rimase a fissare per lungo tempo la scatoletta delle clips che teneva sulla scrivania, all’estremo margine inferiore del suo campo visivo. Poi lanciò clandestinamente un’occhiata al cliente. Era sempre davanti a lei, mollo come prima, ma adesso era certa che non si sarebbe affatto spiaccicato se avesse provato a calpestarlo; anzi, non si sarebbe né sgretolato, né spaccato né incrinato. Quell’uomo era straordinariamente solido.

Le persone che va

— D’accordo — disse, cauta. — Ma che c’è di male in ciò che fa fare ai suoi sogni?

— Io non ho diritto di cambiare la realtà. E lui non ha diritto di indurmi a cambiarla.

Oddio!, il tizio ci credeva davvero, era completamente fuori di se

— Cambiare la realtà, come? Che realtà? Mi faccia un esempio! — Non provava per lui la pietà che avrebbe dovuto provare per un povero malato, schizofrenico o paranoico, con illusioni di manipolazione della realtà. Davanti a lei c’era «un’altra vittima di questi nostri tempi che mettono duramente alla prova gli animi», come aveva detto, con la sua solita felicità nel rovinare le parole di qualcun altro, il Presidente Merdle nel suo discorso sullo Stato dell’Unione; e lei si stava comportando in modo crudele con questa povera, miserabile, sanguinante vittima bacata nel cervello. Ma non aveva alcuna intenzione di essere gentile con lui. Era abbastanza robusto per sopportare quel trattamento.

— Il villino — disse, dopo un attimo di riflessione. — Nella seconda visita, si è messo a parlare dei sogni a occhi aperti, e io gli ho detto di avere fantasticato, a volte, di possedere un’area nelle Foreste, sa, una casa di campagna come nei vecchi romanzi, un posto dove recarmi per sfuggire alla città. E, naturalmente, non la possedevo. E chi ce l’ha? Ma la scorsa settimana mi deve avere indotto a sognare che ne possedevo una. Ora la possiedo, infatti. Un villino trente

— Perché non dovrebbe possedere un villino? È immorale? Un putiferio di persone ha acquistato il biglietto della lotteria per avere uno di quei villini, da quando ha

— Ma io non lo possedevo affatto — disse lui. — Nessuno poteva possederne. Le foreste erano parco nazionale, quel poco che ne rimaneva, e al massimo si poteva andare in campeggio accanto al loro bordo. Non c’erano villini trente

— Ma via, signor Orr, so benissimo…

— Sono certo che lei sa benissimo — fece Orr, gentilmente. — Lo so benissimo anch’io. So che ha

— Allora — disse lei, canzonatoria, — il suo sogno di venerdì scorso ha cambiato retroattivamente la realtà per l’intero Stato dell’Oregon, ha cambiato una decisione presa a Washington l’a

— Sì — fece, sgarbato ma deciso. — Vedevo il villino, e il torrentello davanti ad esso. Non pretendo che creda a tutto ciò che le dico, Miss Lelache. Anzi, non credo che neppure il dottor Haber abbia realmente capito bene la cosa, altrimenti non perderebbe tanto tempo in assaggi. Se l’avesse capita fino in fondo, andrebbe più cauto. Perché, vede, la cosa funziona così: se lui mi dicesse sotto ipnosi che nella stanza c’è un cane di colore rosa, io lo metterei nella stanza. Ma il cane non potrebbe esserci, perché i cani rosa non rientrano nell’ordine naturale, non fa