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Lui fece per ribattere, ma poi si strinse nelle spalle, e rivoltosi a Ricky disse con voce alta e ferma: — Svegliati, Federica. Svegliati. Devi svegliarti subito.
Le palpebre di Ricky ebbero un fremito lieve, poi gli occhi si aprirono, si volsero in giro, e quando si fermarono su di me, la sua faccia si illuminò in un sorriso. — Da
Pete si mise a fare le fusa e balzò sul letto, dandole grandi testate, avanti e indietro, sotto il mento, in un’estasi di benvenuto.
Il dottor Ramsey avrebbe voluto che passasse un’altra notte al Ricovero, ma Ricky non volle. La no
Dopo Brawley ci recammo a Yuma, dove io firmai il registro matrimoniale del municipio scrivendo per esteso, in bella calligrafia, il mio nome: Daniel Boone Davis, perché non ci fossero dubbi su quale D. B. avesse apposto quell’importante firma. Pochi istanti dopo, con la mano di Ricky nella mia, ripetevo le parole del celebrante: — Io, Daniel, prendo te Federica in legittima sposa… fino a che morte non ci divida.
Pete fu il mio compare d’anello. I testimoni furono due impiegati del municipio.
Partimmo subito da Yuma per un ranch-albergo, dove affittammo un villino appartato in cui un Pronto-agli-Ordini sbrigava le faccende, in modo che nessuno potesse turbare la nostra intimità. Pete soste
D’altro, c’è poco da dire. Con le azioni della Domestica Perfetta di cui Ricky era proprietaria potei far varare la mia proposta di mettere Chuck al posto di direttore tecnico e confinare Mac Bee al rango di Ricercatore Emerito.
John è direttore generale della Aladino, che in effetti dirige insieme a Je
Io mi accontento di una stanzetta piena di progetti e di disegni, e quando i progetti sono completi, chiedo i brevetti. Ho ritrovato gli appunti presi durante i colloqui col professor Twitchell, al quale ho scritto che il suo esperimento è pienamente riuscito, e che sono tornato via so
Gli ho anche chiesto se aveva piacere che pubblicassi il libro della sua biografia, ma non mi ha risposto. Evidentemente è ancora in collera con me.
Comunque, io scrivo sul serio la sua biografia, che pubblicherò a mie spese e farò esporre in tutte le librerie e donerò alle biblioteche nazionali. È il meno che possa fare per lui, perché solo per merito suo io, oggi, ho Ricky. E Pete. Intitolerò il libro: Un genio nell’ombra.
Je
Filosoficamente, basta una riga d’inchiostro per mutare l’universo, allo stesso modo che esso muterebbe se scomparisse, poniamo, l’Europa. Che si tratti dell’antica nozione, riveduta e corretta, delle diramazioni della corrente del tempo e degli universi multipli? Al secondo risveglio mi ritrovai forse in un altro universo. E allo stesso modo, esiste forse tuttora un universo in cui Pete, chissà dove, e chissà quando, miagolò disperatamente ritrovandosi solo e abbandonato? E in cui Ricky non riuscì mai a fuggire con la no
Una linea di caratteri di stampa non è una prova sufficiente. È probabile che quella sera io mi sia addormentato senza aver letto il mio nome, e il mattino dopo abbia gettato il Times nel dissipatore, convinto di averlo letto tutto. Mi capita spesso di essere distratto e assente, specie quando ho qualche progetto per la testa.
Ma se l’avessi visto, che cosa avrei fatto? Sarei andato al Ricovero, mi sarei visto, e sarei impazzito? No, perché se così avessi fatto non avrei agito in seguito come invece feci, dico in seguito relativamente a me stesso è chiaro, e le cose non sarebbero andate come sono andate. La mia è un’analisi negativa, inutile perché nata con un vizio d’origine, in quanto l’esistenza o meno di quella famosa riga di stampa dipende dalla possibilità che mi sia sfuggita. Quanto alla possibilità che avrei invece avuto di vederla fa parte delle non possibilità escluse dallo schema fondamentale dell’universo.
C’è una divinità che forma i nostri destini abbozzandoli appena, e la nostra volontà finisce di foggiarli. In questa frase sono ammessi la predestinazione e il libero arbitrio, dando credito di verità a ciascuno. Esiste un unico mondo reale, con un solo passato e un solo avvenire… com’era in principio, ed ora e sempre, nei secoli dei secoli, così sia. Uno solo, sì, ma grande e complesso quel tanto che basta a comprendere il libero arbitrio e lo spostamento temporale e tutto quanto il resto nei suoi allacciamenti e circuiti e controlli. Pur di mantenersi alle regole si può fare quello che si vuole… ma poi, alla fine, bisogna sempre tornare alla propria porta.
Io non sono l’unica persona che abbia viaggiato nel tempo. Fort elencò parecchi casi altrimenti inspiegabili, e altrettanto fece Ambrose Bierce; poi ci sono quelle due signore nel giardino del Trianon. Inoltre ho il sospetto che il professor Twitchell abbia premuto quel pulsante più volte di quanto non gli piaccia ammettere… per non parlare di altri che, in passato o in avvenire, ha
Quello però che non riesco a togliermi dalla testa è Leonard Vincent. È possibile che lui e Leonardo da Vinci fossero la stessa persona? Secondo l’enciclopedia visse così e così, ma non è da escludere che i dati siano stati inventati, non ci sarebbe niente da meravigliarsi, tanto più che nell’Italia del quindicesimo secolo non vigevano certo i sistemi d’identificazione individuali odierni. Non c’erano carte d’identità, tabelle d’impronte digitali e così via, quindi niente di più facile che falsificare dei dati.