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Quando arrivai al Ricovero albeggiava appena. Trovai il portiere notturno, lo stesso che mi aveva risposto quando avevo telefonato, e sua moglie, infermiera di notte.
Sebbene avessi la barba lunga, gli occhi arrossati per il so
Sì, era lei, Ricky. Non c’erano dubbi. Certo, non si trattava della Ricky che avevo conosciuto, perché questa non era una bambina ma una bella ragazza sorridente, di vent’a
Ma gli occhi erano immutati, e l’espressione, ferma e dolce a un tempo, era quella di sempre.
La stereofoto si confuse davanti ai miei occhi offuscati dalle lacrime: — Sì — balbettai con voce soffocata. — Sì, è Ricky.
Il signor Larrington rimproverò la moglie. — Nancy, non avresti dovuto fargli vedere la foto.
— Perché, cosa c’è di male? — disse lei.
— Conosci bene il regolamento — la rimproverò il marito. Poi, a me: — Signore, come vi ho già detto per telefono, non diamo informazioni sui nostri clienti. Quindi, siate così gentile da tornare alle dieci, quando sono aperti gli uffici.
— Potrebbe tornare alle otto, se ha tanta premura. A quell’ora c’è il dottor Bernstein — interve
Suo marito protestò, ma la do
Il dottor Bernstein era un giovanotto rigido e serio, molto compreso delle sue funzioni. Non si lasciò commuovere dalla mia eloquenza, e si limitò a promettermi che avrebbe parlato col direttore, ma solo dopo aver controllato presso il dottor Albrecht la verità sul mio conto.
Volente o nolente, non riuscendo a ottenere altro da lui, me ne andai. E forse commisi uno sbaglio, perché invece di aspettare l’esito del suo colloquio col direttore preferii recarmi in quel paese, Brawley, che l’infermiera aveva nominato qualche ora prima.
Arrivato a Brawley, dovettero passare tre giorni prima che mi fosse possibile ritrovare traccia di Ricky. Sì, era vissuta là, con la no
A Denver mi fermai il tempo necessario per recarmi alla sede di una ditta fornitrice di materiale per odontotecnici. Non ero mai stato a Denver dopo che era diventata la capitale. Alla fine della Guerra delle Sei Settimane, Miles e io eravamo andati direttamente in California, e così trovai la città mutata al punto da non potermici orizzontare. Mi avevano detto che tutti gli uffici governativi erano in un sotterraneo scavato sotto le Montagne Rocciose, ma con tutto questo, Denver era ancora più estesa di Los Angeles.
Comunque, mi feci portare da un tassi direttamente al magazzino della ditta, dove acquistai dieci chilogrammi d’oro, isotopol97, sotto forma di bobine di filo. Lo pagai 86 dollari al chilo, cioè molto caro dal momento che l’oro per usi meccanici era sui 70 dollari al chilo, tuttavia l’oro per uso meccanico si vendeva in leghe introvabili in natura, o negli isotopi 196 e 198, mentre io, per lo scopo che avevo in mente, volevo oro fino.
Mi avvolsi i fili d’oro a spirale intorno al petto, e partii per Boulder. Dieci chili d’oro sono un bel peso, e mi facevano sembrare un botticella, ma io volevo essere sicuro di averlo sempre con me, e in lingotti sarebbe stato ancora più ingombrante.
Il professor Twitchell abitava ancora a Boulder, ma non insegnava più, e trascorreva quasi tutto il suo tempo al bar o al circolo della facoltà. Mi ci vollero quattro giorni per trovare il bar frequentato dal professore, perché non m’era stato possibile andare da lui al circolo precluso a un estraneo quale ero io. Quando finalmente lo scovai, mi accorsi che non era difficile fargli accettare un bicchierino.
Il professore era una figura tragica, nel senso classico della parola. Era un grand’uomo, un grandissimo uomo in declino. Il suo nome avrebbe potuto essere messo a fianco di quelli di Einstein o di Newton, e invece, così com’erano andate le cose, solo pochissimi specialisti del suo campo conoscevano l’enorme importanza del suo lavoro. Quando lo conobbi io, il suo brillante ingegno era già offuscato dalla delusione, dagli a
La prima volta che l’incontrai, alzò gli occhi su di me e disse: — Di nuovo voi.
— Come?
— Non eravate uno dei miei studenti?
— No, signore, non ho mai avuto questo onore. — Di solito quando la gente insiste a dire che deve avermi già visto da qualche parte tronco netto, negando la possibilità del fatto, ma questa volta dissi invece: — Forse mi scambiate per mio cugino, che si è laureato nell’ottantasei e che seguì i vostri corsi, come non ha mai perso l’occasione di far sapere.
— Davvero?
Come non ci si inimica certo una madre dicendole che il suo bambino è bellissimo, così mi bastò questo velato complimento perché il professore mi invitasse a sedere e permettesse che gli offrissi una bibita. Nei quattro giorni da che lo cercavo avevo fatto il possibile per saper tutto sul suo conto, così conoscevo i libri che aveva scritto, le pubblicazioni che aveva presentato nei vari congressi, e dove e quando aveva tenuto le sue conferenze più importanti. Avevo anche cominciato a leggere uno dei suoi libri, ma a pagina nove ero stato costretto a rinunciare, anche se, forse, qualcosa capivo.
Gli lasciai intendere che mi occupavo, a tempo perso, di problemi scientifici, e che in quel periodo ero alla ricerca di materiale per un libro che avevo intenzione di scrivere e intitolato Geni nell’ombra.
— Che specie di libro dovrebbe essere?
Ammisi, con riluttanza, che avrei voluto cominciarlo col racconto della sua vita, posto naturalmente che lui non avesse niente in contrario e desistesse, per una volta, dalla sua avversione per la pubblicità. Il professore non si lasciò commuovere, nemmeno quando gli dissi che sarebbe stato suo dovere verso i posteri. Ma il giorno seguente cambiò idea e si disse disposto ad aiutarmi purché io dedicassi tutto un libro alla sua biografia.
Da quel momento in poi non fece che parlare, parlare e parlare, mentre io prendevo appunti, senza fingere, perché non volevo metterlo in sospetto, e inoltre spesso lui mi invitava a rileggere qualche brano.
Ma non alluse una sola volta ai viaggi nel tempo. Alla fine, presi il coraggio a due mani e dissi: — Professore, è vero che, se non fosse stato per un certo colo
Lui imprecò per tre minuti in uno stile magnifico, poi mi chiese: — Chi ve ne ha parlato?
— Sapete, professore, mentre eseguivo ricerche presso il Dipartimento della Difesa… non ve ne avevo già parlato?