Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 15 из 35

Lei mi guardò fisso, poi si voltò di scatto e varcò la soglia. La porta scivolò lentamente al posto di prima.

Stavo pensando di scoprire in qualche modo il congegno che ne comandava l’apertura e la chiusura, quando la parete si aprì nuovamente per lasciar entrare un uomo.

— Buongiorno — disse il nuovo venuto. — Sono il dottor Albrecht.

Indossava un vestito che io avrei giudicato chiassoso anche a carnevale, ma i suoi modi sicuri e gli occhi stanchi mi convinsero che non mentiva. — Buongiorno, dottore — gli risposi. — Vorrei i miei vestiti.

Prima di rispondere, il medico varcò la soglia in modo che la porta si chiudesse dietro di lui, poi cercò in tasca le sigarette, e solo dopo averne accesa una e avermene offerta un’altra, che rifiutai, cominciò: — Sono specialista in ipnologia, resurrezione, e cose del genere. Mi trovo qui da sei a

— Cosa c’è di strano? Non sarò prigioniero, spero.

— No, e vi daremo gli abiti. Li troverete di taglio antiquato, penso, ma questo è affar vostro. Ma mentre ve li mando a prendere, non potreste dirmi il motivo di tanta urgenza… dopo aver aspettato trent’a

Stavo per ribattere che avevo una premura infernale, ma capii che ci facevo la figura dello sciocco. Perciò balbettai: — No, forse non è tanto urgente.

— E allora fatemi il favore di tornare un momento a letto in modo che possa farvi una bella visita, poi farete colazione. E dopo magari scambieremo quattro chiacchiere, prima che vi precipitiate fuori. Chissà, forse potrei dirvi anche qualcosa d’interessante!

— Eh, già… sì, scusate, dottore. Mi spiace di essere stato tanto insistente — e così dicendo tornai ad arrampicarmi sul letto. Una volta coricato notai che stavo molto meglio.

— Non spaventatevi! — disse il medico notando la mia espressione preoccupata. — Dovreste vedere in che condizioni si svegliano certi. — Mi spianò le coperte attorno alle spalle, poi si chinò sul tavolino girevole e, dopo aver premuto un pulsante, disse: — Qui il dottor Albrecht, stanza diciassette. Portate una colazione tipo quattro.

Quindi si rivolse a me con un sorriso: — In attesa della colazione potrei darvi un’occhiata. Toglietevi la giacca del pigiama.

Quando ebbi obbedito, si chinò su di me a picchiettarmi e auscultarmi. Non usava stetoscopio, perciò pensai che avesse un apparecchio simile inserito nell’orecchio. Dopo avermi esaminato a lungo, si rialzò per dire: — Dimenticavo che la signora Schultz ha cercato già un paio di volte di mettersi in comunicazione con voi.

— Chi?

— La signora Schultz. Non la conoscete? Ha detto di essere una vostra vecchia amica.

Io ci pensai a lungo, poi scossi la testa. — L’unica signora Schultz che riesco a ricordare è la mia vecchia maestra di quarta elementare. Ma non credo che sia ancora viva.

— Non si può mai sapere — obiettò il medico. — Potrebbe essersi sottoposta anche lei al Lungo So

Stavo per protestare e trattenere il medico, quando l’inserviente, entrato con la colazione, attirò la mia attenzione facendomi momentaneamente dimenticare tutto il resto.

Avanzò dritto e sicuro, sistemò il tavolino davanti a me, dispose i piatti, poi mi chiese: — Devo versarvi io il caffè?

— Sì — risposi, e non tanto perché ci tenessi a risparmiarmi la fatica di versare il caffè, quanto perché così potevo avere modo di esaminarlo ancora per un poco, perché l’inserviente che mi stava davanti era il mio Servizievole Sergio!

No, non si trattava dell’ingombrante e mostruoso prototipo che Miles e Belle mi avevano rubato. Sotto questo punto di vista l’inserviente automatico somigliava a Sergio come una turbospider somiglia alle prime automobili, ma un padre riconosce le proprie creature, e nonostante le migliorie e la necessaria evoluzione avevo la certezza che quello che mi stava davanti era un nipote del mio Sergio.

— Desiderate altro?

— Aspetta un momento.

Evidentemente avevo detto una cosa cui esso non era preparato a rispondere perché frugò in un piccolo scomparto che aveva sul petto e trattone un biglietto di plastica legato a una catenella, me lo porse.

Lo guardai e vidi che recava stampate le seguente istruzioni:

Codice verbale: Pronto-agli-ordini-Modello XVII-a.

Importante: Questo automa-servitore non capisce il linguaggio umano, in quanto, essendo puramente una macchina, non ha intelligenza. Ma, per comodità delle persone cui è al servizio, è stato costruito in maniera da poter rispondere a una serie di ordini espressi a voce. Ignora pertanto qualsiasi altra cosa possa essere detta in sua presenza, e se gli vengono espresse direttamente delle richieste cui non è in grado di rispondere vi mostrerà il presente foglio di istruzioni, che vi preghiamo di leggere con la massima attenzione. Grazie.

Soc. Aladino per la Fabbricazione di Apparecchiature Automatiche. Creatrice di Pronto-agli-Ordini — Dino Disegnatore, Pollice Verde e Berta Bambina. Ai vostri ordini.

Il motto che dava il nome all’automa era scritto sopra il marchio di fabbrica che rappresentava Aladino intento a strofinare la lampada da cui usciva il Genio.

Sotto, c’era l’elenco degli ordini: Fermati-Vai-Vieni-Sì-No-Più adagio-Più in fretta-Chiama un’infermiera, ecc, cui ne seguivano altri, di tenore sanitario quali l’ordine di massaggiare la schiena o di sprimacciare il guanciale.

Il mio vecchio Sergio non rispondeva a ordini espressi verbalmente, ma solo in seguito alla pressione di determinati pulsanti, e non perché non avessi pensato al primo e più comodo sistema, ma perché l’analizzatore e il centralino telefonico occorrenti sarebbero venuti a pesare e a costare troppo. Evidentemente, nei trent’a

Restituii all’automa il biglietto, e poi scesi dal letto per andare a leggere la piastrina che aveva sulla schiena. M’aspettavo, quasi quasi, di leggere Soc. Domestica Perfetta, e pensai che forse la Aladino doveva essere una sua discendente… e chissà che non fosse affiliata alla Ma