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– Perché no? – mormorò lui. – Alla lunga pagheremo anche per questo e del resto dubito che il barone avveleni i suoi clienti, perché è una cosa che rovina gli affari… e gli affari sono ciò che domina qui, un capitalismo permissivista portato all'estremo limite.

Scelta una tartina rosa che aveva la forma di un loto, vi abbinò una misteriosa bevanda dall'aspetto nebuloso e Thorne lo imitò. La tartina risultò essere purtroppo fatta di pesce crudo che strideva sui denti, ma Miles la ingoiò lo stesso, non potendo fare altrimenti; la bevanda si rivelò altamente alcoolica e dopo un piccolo sorso per cancellare il sapore della tartina Miles l'abbandonò con rincrescimento sulla prima superficie piana che riuscì a trovare, perché il suo corpo minuto rifiutava di assimilare a dovere l'alcool e lui non aveva nessun desiderio di incontrare il Barone Fell in stato semicomatoso oppure in preda ad un'ilarità irrefrenabile. Più fortunato da un punto di vista metabolico Thorne continuò invece a tenere in mano il bicchiere.

In quel momento una musica davvero straordinaria cominciò a scaturire da un punto imprecisato. Si trattava di un vasto assortimento di ricche e complesse armonie e Miles non riuscì ad identificare lo strumento… anzi, gli strumenti che la producevano. Lui e Thorne si scambiarono un'occhiata e di comune accordo si spostarono nella direzione da cui proveniva il suono, aggirando una scala a spirale fino a trovare, sullo sfondo della panoplia formata dalla stazione, dal pianeta e dalle stelle, il celato musicista. Nel guardarlo Miles sgranò involontariamente gli occhi, pensando che questa volta i chirurghi della Casa Ryoval si erano spinti davvero troppo oltre.

Piccole scintille colorate e decorative definivano i contorni del campo sferico di una grande bolla al cui interno la gravità era nulla e nella quale fluttuava una do

Lo strano strumento che la do

– Buon Dio, è una quaddie – esclamò Thorne.

– Una cosa?

– Una quaddie, ed è molto lontana da casa.

– Non… non è un prodotto locale?

– Assolutamente no.

– Penso di esserne sollevato. Allora da dove diavolo viene?

– Circa duecento a

Insolito quanto trovare un ermafrodita betano in una flotta mercenaria, pensò Miles, ma la musica della do

Il fluire della musica cedette il posto ad un'eco tormentosa e poi al silenzio, ed allora la musicista aprì gli occhi azzurri mentre il suo viso perdeva la propria espressione eterea e tornava ad essere semplicemente umano, teso e triste.

– Ah – sussurrò Thorne, infilandosi il bicchiere vuoto sotto il braccio e sollevando le mani come per applaudire… ma all'ultimo momento si fermò, esitando a dare nell'occhio in quella camera piena di gente indifferente.

Miles, dal canto suo, era deciso a non farsi notare.

– Forse le puoi parlare – suggerì, come alternativa.

– Tu credi? – chiese Thorne, illuminandosi in viso, poi si mosse in avanti con un certo imbarazzo, chinandosi per posare il bicchiere sul pavimento in modo da poter sollevare e appoggiare le mani alla bolla scintillante – Uh… – cominciò, esibendo un sorriso al tempo stesso affascinato e propiziatorio, ma la voce gli si spense in gola.

Buon Dio, Bel a corto di parole? Non pensavo che avrei mai visto una cosa del genere, pensò Miles.

– Domandale come chiama quello strumento che suona – suggerì ad alta voce, per aiutare il compagno.

La do

– Sì? – fece.

– Come chiami quello straordinario strumento? – domandò Thorne.

– È un salterio doppio a martelletto, signora… signore… – Nel timore di aver arrecato un'offesa, la do

– Sono il Capitano Bel Thorne – le ve

– Mi sono pagata lavorando il viaggio fino alla Terra. Ero alla ricerca di un impiego e il Barone Fell mi ha assunta – spiegò la do

– Sei una vera quaddie?

– Hai sentito parlare del mio popolo? – chiese lei, inarcando le sopracciglia scure in un'espressione sorpresa. – La maggior parte delle persone che incontro qui pensa che io sia una stranezza artefatta - aggiunse, con una sfumatura di amarezza sardonica nella voce.

– Essendo un Betano – spiegò Thorne, schiarendosi la gola, – ho studiato la storia dell'iniziale esplosione della genetica con un interesse alquanto personale. Vedi, io sono un ermafrodita betano – aggiunse, schiarendosi nuovamente la gola e attendendo con ansia una reazione.

Da

Non interferirei in questo per tutto l'oro del mondo, si disse Miles, ritraendosi leggermente e sfregandosi le labbra per nascondere un sorriso che minacciava di affiorarvi alla vista di tutti gli atteggiamenti più mascolini di Thorne che tornavano ad asserirsi interiormente ed esteriormente.

La do