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– Ultimamente ottieni qualche reazione più positiva ai tuoi sermoni? – gli chiese.
– Ecco… nessuno cerca più di picchiarmi – rispose Suegar, – ma del resto non sto più predicando con molta frequenza, perché sono troppo occupato con le distribuzioni del cibo e con tutto il resto. Inoltre, adesso ci sono i sorveglianti… è difficile dare una valutazione.
– Intendi continuare a predicare?
– Oh, sì – dichiarò Suegar, poi fece una pausa e aggiunse: – Ho visto posti peggiori di questo, sai. Una volta, quando ero poco più che un ragazzo, sono stato in un campo minerario. Avevano scoperto un giacimento di gemme di fuoco, e tanto per cambiare esso non era stato assegnato ad una grossa compagnia o al governo ma era stato diviso in centinaia di piccoli lotti di circa due metri quadrati. C'era gente che scavava con le mani e con le cazzuole… le gemme di fuoco sono delicate e un colpo troppo forte le può mandare in frantumi… lavorando giorno dopo giorno sotto un sole rovente. Molti di quei tizi avevano meno indumenti di quanti ne abbiamo noi adesso, e parecchi mangiavano peggio e con minore regolarità, lavorando fino a spezzarsi la schiena. Inoltre c'erano più incidenti e più malattie che qui. E c'erano anche risse, in abbondanza.
«Quelli erano però uomini che vivevano per il futuro, che compivano incredibili atti di resistenza fisica di loro spontanea volontà, animati dalla speranza e come ossessionati. Erano… ecco, tu me li ricordi parecchio, perché quegli uomini non si sarebbero arresi per nessun motivo. In un a
Miles rispose con un distratto borbottio di assenso. Si stavano avvicinando al punto del circuito più distante dal campo delle do
Due uomini che stavano camminando lungo la cupola nella direzione opposta si unirono ad un secondo paio in tenuta grigia, e nello stesso momento altri tre si alzarono dalle loro stuoie alla destra di Miles, con mosse casuali e noncuranti. Sebbene non potesse esserne certo senza voltare la testa, Miles ebbe inoltre l'impressione di notare un movimento periferico anche alle sue spalle.
I quattro che stavano avanzando verso di loro si fermarono a qualche metro di distanza, cosa che indusse Miles e Suegar ad esitare davanti a quegli uomini vestiti di grigio di taglia svariata ma tutti più grandi di Miles… e chi non lo era? I membri del gruppetto li stavano fissando con espressione accigliata e piena di una tensione che arrivò fino a Miles e che gli fece stridere i nervi quando riconobbe fra i quattro uno dei grossi e cupi compari che aveva visto insieme a Pitt. Non si prese neppure la briga di distogliere lo sguardo da quell'uomo per guardarsi intorno alla ricerca dei sorveglianti, anche perché era certo che uno degli individui che avevano di fronte fosse un sorvegliante.
E la cosa peggiore di tutte era che era colpa sua se ora si trovavano con le spalle al muro… ammesso che si potesse usare una definizione del genere in quel luogo… perché aveva permesso che i suoi movimenti quotidiani assumessero una routine prevedibile. Uno stupido, basilare, imperdonabile errore da principiante.
Il luogotenente di Pitt ve
Sta cercando di darsi la carica, si rese conto questi. Se il suo unico intento fosse quello di pestarmi fino a ridurmi in poltiglia potrebbe farlo anche dormendo.
Mentre lo fissava, l'uomo giocherellava con una corda fatta di stracci intrecciati con cura, un laccio per strangolare… no, non si trattava di un'altra battuta, questa volta avevano in programma un vero e proprio omicidio premeditato.
– Tu – ringhiò con voce rauca il luogotenente di Pitt, – all'inizio non ero riuscito a inquadrarti, perché non sei uno di noi, non avresti mai potuto esserlo. Mutante… sei stato tu stesso a fornirmi l'indizio giusto: Pitt non era una spia dei Cetagandani, ma tu lo sei!
E scattò in avanti.
Miles schivò, sopraffatto dall'attacco verbale e da un'improvvisa comprensione. Da
Delle mani lo afferrarono e lui si contorse in maniera spasmodica, scalciando, ma riuscì a spezzare soltanto in parte la presa che lo tratteneva; al suo fianco, Suegar si voltò di scatto e prese a colpire con pugni e calci, urlando come un indemoniato. Suegar aveva le braccia lunghe, ma non era abbastanza massiccio, mentre Miles era carente tanto nella lunghezza di braccia quanto nel peso; nonostante il suo fisico sparuto, comunque, Suegar riuscì per un momento a infrangere la presa che l'assalitore aveva stretto intorno a Miles.
Poi il braccio sinistro di Suegar ve
– Ehi, Suegar – beffò l'assalitore, saltellando all'indietro, – guarda cos'ho preso!
Suegar girò la testa di scatto, dimenticando di colpo la determinazione con cui fino a quel momento aveva cercato di difendere Miles, e nel vedere l'uomo che tirava fuori il malconcio pezzo di carta dalla sua protezione di stoffa e lo agitava nell'aria si gettò in avanti con un urlo soffocato, venendosi però a trovare bloccato da altri due corpi. L'uomo strappò il foglio di carta in due ed esitò per un momento come se non sapesse come liberarsi dei frammenti… poi sogghignò improvvisamente e s'infilò i due pezzi in bocca, mettendosi a masticare. Suegar urlò.
– Da
Immediatamente sentì le ossa che gli si rompevano fino al polso: era così da
Urlando e singhiozzando, Suegar stava cercando di arrivare all'uomo che era ancora intento a masticare il pezzo di carta, ma adesso il suo attacco aveva perso ogni scientificità e lui si agitava come un ossesso. Miles lo vide cadere al suolo, poi la sua attenzione fu interamente reclamata dalle spire della corda che gli si stava avvolgendo intorno al collo come un'anaconda. Riuscì a infilare una mano fra la corda e il proprio collo, ma si trattava di quella fratturata ed elettriche fitte di dolore gli salirono lungo il braccio e diedero l'impressione di affondargli sotto la pelle all'altezza della spalla. La pressione nella sua testa andò crescendo fino a quando gli parve che stesse per esplodere; macchie color porpora scuro punteggiate di giallo presero ad offuscargli la vista come nembi di tempesta, poi una chiazza di capelli rossi saettò davanti al suo campo visivo sempre più ristretto…